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People for Planet

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Aggiornato: 24 min 2 sec fa

Altro che ignoranti, le capre riconoscono le emozioni

1 ora 9 min fa

Lo studio sulla rivista Frontiers in Zoology: le capre sarebbero in grado di distinguere lo stato emotivo dei propri simili ascoltandone i versi.

Smettete di prenderle a paragone di ignoranza e stupidità: a quanto pare, le capre sono molto più sveglie, intelligenti ed empatiche di quanto si possa pensare. Tanto da essere persino in grado di distinguere lo stato emotivo dei propri simili semplicemente ascoltandone i versi, senza neanche guardarli o sentirne l’odore. A scoprirlo un’équipe di scienziati della Queen Mary University of London, dell’Università degli Studi di Torino e dell’Eth di Zurigo: i ricercatori hanno infatti appena mostrato che le capre (ma la scoperta si può ragionevolmente estendere a molti altri mammiferi) non solo riescono a discernere le emozioni dei propri pari ascoltandone i belati, ma potrebbero addirittura esserne anche emotivamente influenzate, secondo un fenomeno noto come ‘contagio emozionale‘. La ricerca è stata appena pubblicata sulle pagine della rivista Frontiers in Zoology.

“È importante studiare la vocalizzazione degli animali“, spiega Livio Favaro, uno degli autori dell’articolo, ricercatore all’Università di Torino e all’Università di Lione St. Etienne, “perché veicola molte informazioni sullo stato di salute degli individui e, indirettamente, anche sull’ecosistema in cui vivono. Ed è altrettanto interessante comprendere se e come gli animali comprendano e interpretino le vocalizzazioni dei propri simili. Sappiamo infatti che nella maggior parte dei mammiferi lo stato emotivo e le condizioni esterne agiscono su molti parametri fisiologici, per esempio il battito cardiaco, la muscolatura della laringe e la respirazione, e dunque influenzano il tipo di vocalizzazione“. Per comprenderlo, gli scienziati hanno deciso di prendere a modello le capre, animali che – a dispetto dei cliché – possiedono capacità cognitive spiccate, hanno una forte organizzazione sociale ed emettono vocalizzazioni per mediare le interazioni con i propri simili.

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Un bilancio a cinque anni dalla legalizzazione della marijuana in Uruguay

6 ore 24 min fa

Nel dicembre del 2013, cinque anni e mezzo fa, l’Uruguay divenne il primo paese al mondo a legalizzare la produzione, la distribuzione e la vendita della marijuana. La legge, molto ampia nel suo contenuto, fu appoggiata dal governo progressista dell’allora presidente José Mujica con l’obiettivo di ridurre il consumo delle droghe e combattere i profitti illeciti della criminalità organizzata. L’iniziativa di Mujica fu molto criticata, sia dall’opposizione uruguaiana sia da alcuni governi e organizzazioni internazionali, tra cui l’Organo internazionale per il controllo degli stupefacenti (INCB, dall’inglese International Narcotics Control Board, un ente indipendente di esperti istituito dalle Nazioni Unite), che parlò di violazione del diritto internazionale.

Negli ultimi cinque anni l’Uruguay ha implementato passo dopo passo tutti gli aspetti della legge, tra cui la vendita legale della marijuana in farmacia, uno dei passaggi più difficili da realizzare: e nel frattempo molti altri posti del mondo hanno iniziato simili sperimentazioni. Il giornale spagnolo Díario ha provato a fare un bilancio delle cose che hanno funzionato e quelle che invece sono andate storte, raccontando i successi ottenuti dal governo uruguaiano e le diverse “zone grigie” che sono emerse nel corso del tempo.

La legge sulla legalizzazione della marijuana in Uruguay
La norma approvata cinque anni e mezzo fa prevede tre vie legali per ottenere la marijuana da usare a scopo ricreativo: la coltivazione di un massimo di sei piante per abitazione; l’acquisto di marijuana ai club della cannabis, autorizzati ad avere un massimo di 99 piante; e la vendita in farmacia di pacchetti da cinque grammi di marijuana a 220 pesos (poco più di 6 euro), fino a un massimo di 40 grammi al mese. La legge autorizza la coltivazione e vendita di due varietà di cannabis: la cannabis indiana e la cannabis sativa, che contengono THC, cioè il principio attivo comunemente associato all’effetto stupefacente della marijuana, tra il 7 e il 9 per cento. Sono previsti poi altri limiti.

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Truffati? No, colpevoli di atavica ingordigia

7 ore 24 min fa

Un istinto, questo, che, nonostante l’influenza della cultura, della educazione e dello scorrere dei tempi, resta in noi dormiente per poi manifestarsi nel momento in cui i nostri comportamenti devono misurarsi in rapporto ai soldi, alle proprietà, al successo.

È, soprattutto, la brama a spingerci oltre, fuori dal seminato, al camminare in punta di piedi sul filo dell’immoralità.

Questa nostra fame atavica ci spinge a commettere illeciti, a cadere in tranelli a essere puzzle di disegni truffaldini.

A questa fame bisognerebbe dare un freno attraverso la punizione. Non quella post-mortem immaginata da Dante nella Divina Commedia, ma metaforicamente attraverso una pena terrena.

Nei miei libri e nei miei articoli ho sempre puntato il dito contro la mancanza di cultura finanziaria nel nostro Paese e contro i “mostri” (i banchieri e chi per loro).

Conosciamo poco d’economia, perché i concetti sono difficili, i termini complessi. Perché ci sono troppe nozioni alle quali è difficile appassionarsi.
E poi ci sono le lobby che sguazzano nel mare dell’ignoranza dei risparmiatori, manipolabili.

Le banche cattive, i consulenti furfanti, i furbetti che mangiano i risparmi.

Ad essere coerenti, però, dobbiamo ammonire anche chi permette ai “villain” un gioco facile.

C’è un male che nasce nell’avidità su citata.

C’è un’equazione in finanza, una formula semplicissima comprensibile anche a un bambino, che tutti dovrebbero conoscere per evitare spiacevoli sorprese:

Alto rischio = alto rendimento”, “basso rischio = basso rendimento”

Tenetela a mente.

In queste settimane abbiamo sentito parlare di Alex Fodde, giovane svizzero che si fingeva broker, oggi accusato di truffa aggravata, abusiva attività finanziaria e autoriciclaggio.

Alex prometteva ai risparmiatori grandi guadagni a “rischio zero” presentandosi come l’uomo che aveva un fondo investimenti da 850 milioni di euro. In circa tre anni grazie alla truffa ha ottenuto 3,5 milioni di euro.
Ora la sua avventura è finita, perché è stato arrestato. Il ragazzo ha sbagliato e pagherà, di truffatori è pieno il mondo.

A farmi rabbia, però, è chi parla di truffati e chi senza vergogna si definisce truffato. Io molti di quei “truffati” li arresterei, condannati magari a 6 mesi per reato di avidità. Li punirei, punirei quella fame.

Perché è chiaro che, tenendo presente l’equazione di prima, i soggetti in questione più che da Alex sono stati truffati dalla loro stessa brama.

Rischio zero = alto rendimento” è una funzione che non esiste, o almeno non esiste al di fuori del campo dell’avidità. 


I “truffati” non hanno dato peso alle promesse fatte loro, perché erano accecati dal denaro, dalla possibilità di guadagnare senza rischiare nulla. Accecati dal successo.
Al posto delle pupille avevano il simboletto del dollaro. Non si preoccupano affatto delle insostenibili condizioni d’essere dei loro accordi.

Dicono che la legge non accetta ignoranza, loro hanno ignorato consciamente e andrebbero puniti.
L’articolo 712 del codice penale menziona come reato quello dell’incauto acquisto:

Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda non inferiore a dieci euro. Alla stessa pena soggiace chi si adopera per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza.

A Napoli (vi porto l’esempio della mia città ma succedeva in tante altre metropoli) qualche tempo fa c’era la pratica del pacco. Ovvero ti mostravo il prodotto che ti volevo vendere a prezzo vantaggioso, tu accettavi di comprarlo e io nella confezione non ti ci mettevo il prodotto ma un mattone per simulare il peso della merce acquistata. Quando il “cliente” tornava a casa scopriva il pacco.

Ecco che colui che aveva adottato tale pratica era additato come “mariuolo”, come Alex Fodde, chi lo riceveva come “truffato” (o fesso, fate voi).

Perdonatemi ma tra le truffe di Alex e i pacchi non trovo alcuna differenza.
Ci sono le stesse premesse (affare estremamente vantaggioso) e gli stessi reati (truffa e incauto acquisto). Nessun innocente.

C’è un clamoroso concorso in reato degli acquirenti! Basta sgravarli dalle responsabilità, così imparano.

È per questo che non parliamo di finanza ma di una forma estrema e immorale di egoismo che guida gli affari, tanto da prendere le sembianze di uno dei motori principali per lo sviluppo dell’economia. L’avidità, l’incauto acquisto, è fonte primaria di frodi e corruzione. L’avidità è un male e andrebbe combattuto così come volete siano affrontati i cattivi banchieri e i truffatori.

Non possiamo puntare sempre il dito sugli altri per incolparli delle nostre rovine, dei nostri debiti finanziari, delle nostre crisi.

Credete che la vostra brama sia giusta e vi aiuti a vivere in un mondo senza scrupoli? Vi sbagliate profondamente, dovrete fare i conti con essa, peccato capitale.

Lasciamo agli avidi, via punizione, la possibilità di assumersi le proprie responsabilità.

Bonus verde: tutto sulla detrazione fiscale al 36%

10 ore 9 min fa

Sulla detrazione fiscale del 36% per chi ha il pollice verde, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni importanti chiarimenti. Vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.

Non solo ecobonus, bonus ristrutturazione e mobili: nel novero delle detrazioni fiscali previste per il contribuente c’è anche il bonus verde,  una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per una serie di interventi che riguardano il verde.

Nel dettaglio il bonus verde è previsto per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi e la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. La detrazione va ripartita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sul bonus con la circolare n. 13 del 31 maggio 2019.Bonus verde: chi può fruirne

In primis tra i soggetti che possono fruire della detrazione – proprietari o nudi proprietari; titolari di un diritto reale di godimento quale usufrutto, uso, abitazione o superficie – vi sono anche i detentori (locatari, comodatari) dell’immobile, familiari conviventi, il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge  e i conviventi di fatto.

La detrazione spetta ai detentori dell’immobile a condizione che siano in possesso del consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario e che la detenzione dell’immobile risulti da un atto (contratto di locazione o di comodato) regolarmente registrato al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese ammesse alla detrazione.

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Femminicidi: legge lenta per tutela delle donne. Ecco i numeri e soluzioni

10 ore 48 min fa

Così la ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno sui dubbi che riguardano la lentezza della giustizia in merito al disegno di legge denominato ‘Codice rosso’, che prevede una corsia preferenziale per i procedimenti penali che riguardano i reati contro le donne.

Dalla stampa nazionale:

“Conto che la legge “Codice rosso” sia approvata già in settimana, i fatti di Savona mostrano quanto un nuovo intervento sia importante”. Lo spiega in un’intervista a “Repubblica”, la ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno.”Non ho ancora i dettagli – aggiunge Bongiorno – ma da una prima ricostruzione appare chiaro che, per l’ ennesima volta, il femminicidio si dimostra una violenza particolare, da trattare in modo specifico. Il “Codice rosso” sottolinea questa particolarità”. Cioè che “l’ omicida pare avesse già patteggiato per stalking e avesse violato il divieto di avvicinamento, nonostante questo la sua violenza non si è placata perché alcuni uomini considerano le donne come oggetti di loro possesso. Vivono la volontà delle loro ex compagne o mogli di chiudere una relazione come un affronto al loro onore. Sembra strano che nel 2019 sia ancora così, ma oltre alle leggi bisogna agire sulla mentalità“.La ministra aggiunge che “facciamo i conti con secoli di legislazione maschilista e una cultura radicata da cambiare. Il resto, però, lo devono fare leggi e magistratura. Il primo punto forte del “Codice rosso” è di promuove la violenza contro le donne da reato di serie B a reato di serie A, con l’ obbligo di ascoltare le donne che denunciano entro 3 giorni. È fondamentale, perché troppo spesso i pericoli che corrono le vittime sono sottovalutati”(Fonte: Violenza donne, Bongiorno: entro luglio la nuova legge Askanews)

  • UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE: PERCHÉ I FEMMINICIDI RESTANO UN’EMERGENZA. Negli ultimi 25 anni il numero di omicidi di uomini è diminuito drasticamente, mentre le vittime donne sono rimaste stabili. Ma se da noi va male in Europa va anche peggio. (…)  Prima di snocciolare qualche dato è bene chiarire però cosa si intende con la parola femminicidio. Secondo l’Istat, il termine femminicidio, nell’accezione comunemente intesa, “è un neologismo che può essere fatto risalire agli anni 90, per qualificare gli omicidi basati sul genere, che vedono come vittima la donna ‘in quanto donna'”. 

Per l’Accademia della Crusca invece il femminicidio consiste nel “provocare la morte di una donna, bambina o adulta, da parte del proprio compagno, marito, padre o di un uomo qualsiasi, in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima”.

Nel 2017, le donne vittime di omicidio volontario in Italia sono state 123, lo 0,40 per 100.000 donne (fonte: Istat). Malgrado la cautela che questo tipo di comparazioni comporta, è però un fatto che tra i 23 Paesi dell’Unione europea per i quali si hanno a disposizione dati recenti si osservano valori inferiori a quelli dell’Italia solo nel caso di Grecia, Polonia, Paesi Bassi e Slovenia. Insomma, negli altri Paesi europei va anche peggio che in Italia e ci sono più donne uccise in rapporto alla popolazione.

Da chi sono uccise le donne? Ma quanti di questi delitti possono essere classificati come femminicidi? Una risposta univoca purtroppo non esiste. Delle 123 donne uccise nel 2017, l’80,5% è stata uccisa da una persona conosciuta. In particolare, nel 43,9% dei casi dal partner attuale o dal precedente, nel 28,5% dei casi (35 donne) da un familiare (inclusi i figli e i genitori) e nell’8,1% dei casi da un’altra persona che conosceva (amici, colleghi, etc). Insomma, molte spesso le donne trovano la morte tra le mura di casa, uccise da compagni, ex compagni o parenti. Continua a leggere  (Fonte: TODAY.IT)

  • FEMMINICIDIO IN ITALIA: QUATTRO REGIONI HANNO LA MAGLIA NERA. Dal primo gennaio 2019 al 30 giugno in Italia sono state uccise 39 donne, la più parte delle quali ha visto la propria esistenza stroncata in Lombardia con 7 casi, seguita a pari (de)merito dal Lazio, dalla Sicilia ed all’Emilia Romagna, che hanno 5 casi ciascuno. Una geografia dell’orrore che non conosce confini dunque, e che scavalca qualsiasi luogo comune che vorrebbe il sud dello stivale più prolifico in quanto a delitti commessi contro le donne.

Femminicidio in Italia – I dati sono stati forniti in questi giorni dall’associazione Sos Stalking che, nello stilare la tremenda classifica dell’incidenza del femminicidio in Italia, va ad analizzare anche altre variabili, fra cui quelle dell’età media delle vittime: delle 39 censite 13 (ossia il 30%), sono over 70. Il presidente di Sos Stalking Lorenzo Puglisi, intervistato da AdnKronos in merito, pare non avere dubbi: “I numeri dimostrano come spesso la conflittualità, all’interno delle mura domestiche, non si plachi con l’avanzare dell’età e che sempre più spesso l’onere di vigilare sulla serenità del nucleo familiare d’origine ricada sui figli”. Continua a leggere (Fonte: CISIAMO.INFO Di Giampiero Casoni)

Consigli utili per salvare un animale in difficoltà

12 ore 15 min fa

Torniamo al Giardino delle Capinere di Ferrara per chiedere a Lorenzo Borghi, Responsabile Lipu sezione Ferrara, alcuni consigli su come comportarsi in caso si trovi un animale selvatico ferito e in difficoltà.

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Tito Stagno: «Torniamo allo spirito kennediano della Nuova Frontiera»

12 ore 31 min fa

Nel cinquantesimo anniversario dell’allunaggio, l’uomo si prepara a tornare sulla luna e, qualora si confermassero le previsioni della Nasa, lo farà tra cinque anni insieme alla prima donna astronauta, atterrando sulla superficie del Polo Sud lunare. «Oggi l’India lancerà la missione Chandrayaan 2, tentando il primo allunaggio controllato il sei settembre. La luna è ormai alla portata di quasi tutti, a differenza di Marte, ed è giusto tornarci prima di quanto prevedessimo: è una risorsa da esplorare sempre più a fondo», dice Tito Stagno, il giornalista Rai che in diretta televisiva raccontò a trenta milioni d’italiani l’approdo lunare.
Che cosa le è rimasto della diretta nello Studio 3 Rai di Via Teulada?
«La fatica e il sudore anche se non è stata la cosa più difficile della mia carriera. Fu molto più complesso, quando mi chiesero all’ultimo momento la telecronaca dei funerali di Konrad Adenauer. La confusione tra due verbi, toccare e atterrare, creò l’incidente tra me e Ruggero Orlando, e perdemmo l’annuncio di Armstrong: Houston, qui base Tranquillità, l’Aquila è atterrata. Finì che in studio applaudimmo due volte lo sbarco sulla Luna».
Quali furono gli elementi chiave della sua telecronaca?
«Il piano di volo andò come contenuto e descritto nei dettagli in un librone che la Nasa ci consegnò in anticipo. Nei quindici minuti drammatici di assenza delle immagini televisive, nel momento clou della missione, quel libro mi permise di continuare a raccontare. Poi il coraggio di rischiare, che un telecronista deve avere».
Avvicinandosi al 20 luglio del 1969, quando ebbe la sensazione che ormai l’impresa fosse fatta?
«Il volo più bello della serie fu l’Apollo 8 con il comandante Frank Borman. Nel dicembre del 1968 i telespettatori per la prima volta hanno visto scorrere davanti ai propri occhi, come la vedevano gli astronauti, la superficie lunare ancora vergine».
Il 1969, carico di tensioni sociali, non fu un anno semplice per l’Italia e culminò con la strage di Piazza Fontana. Come reagì il paese all’allunaggio?
«Fu un evento che seppe unire, come nelle parole di Neil Armstrong: Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità. Parole che dovrebbero riecheggiare oggi, a trent’anni dalla caduta di Muro di Berlino, in cui l’Europa e il mondo sembrano tornare a uno scenario da Guerra Fredda. Le persone continuano a fermarmi e a volermi raccontare che cosa li lega a livello personale all’allunaggio. Abbiamo perso un po’ lo spirito di quell’impresa».

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Il nuovo pubblico della Disney e le polemiche inutili

14 ore 24 min fa

Il problema, a quanto pare, è che questa nuova Sirenetta, questa dellive action Disney, questa che ha la faccia (e la voce, e lo sguardo bellissimo) di Halle Bailey, non rispetterebbe l’immaginario comune. Il nostro immaginario. L’immaginario della nostra infanzia. La “nostra” Sirenetta ha i capelli rossi e la pelle bianca, e questa non c’entra assolutamente niente con il cartone animato che abbiamo adorato.

Sorpresa, cari amici: di noi, del nostro immaginario e della nostra infanzia non importa a nessuno. Sorpresa numero due: è arrivato il momento di crescere. Se la Disney ha deciso di rimettere mano ai suoi più grandi successi animati e di farne una versione in live action, con persone di carne e ossa cioè, è perché cerca un nuovo pubblico. Quindi sì, sono diversi. Cambiano. Si affida ad altri attori, altri registi, altre idee. “Ma quella è la nostra Sirenetta!”. No, non è mai stata nostra. Ha fatto parte della nostra vita, è vero, e continuerà a farne parte; questa è una nuova Sirenetta, ed è giusto che sia così. Anche perché, sorpresa numero tre, non c’è nessun regno sotto gli oceani, non c’è nessun compendio che dica: le sirenette possono essere solamente in un certo modo.

E no, sorpresa numero quattro, non c’entra niente il politicamente corretto. Ultimamente sta diventando la scusa per qualunque cosa. Buonismo, politicamente corretto, paura di offendere. La Disney ha un’idea e un taglio editoriale chiari, e una visione da perseguire. Noi – e la nostra infanzia, e il politicamente corretto – c’entriamo poco. Nulla, anzi. Sul web si trovano delle tesi straordinarie, cose che, a leggerne, hanno anche una loro ragione: la Sirenetta era rossa per un motivo particolare, per una selezione di colori e di sfumature, per veicolare un messaggio. Va bene: e quindi? Confrontare un live actioncon la sua versione animata non ha senso; e rifare un film, sorpresa numero cinque, non vuol dire, per forza, rifarlo per filo e per segno. Anche perché, e lo capirete da soli, non è possibile.

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Boom del cicloturismo in Italia, gli stranieri vogliono pedalare

15 ore 24 min fa

In totale, secondo dati Enit, i cicloturisti provenienti dall’estero sono il 61% del mercato. Cresce, in particolare, la vendita di pacchetti dedicati al bike in Italia da Canada e Corea. Età compresa tra 40 e 50 anni, livello educativo e reddituale medio-alto: è questo l’identikit del cicloturista tipo. A scegliere il senso di libertà della bici sono soprattutto donne e coppie

I dati Enit confermano quelli presentati qualche mese fa nel rapporto Isnart-Unioncamere e Legambiente: nel nostro Paese sempre più turisti si muovono in bici. Nel 2018 sono stati registrati oltre 77,6 milioni di presenze (l’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia) per un giro d’affari di 7,6 miliardi di euro all’anno. I cicloturisti sono aumentati del 41% in cinque anni, dal 2013 al 2018 e cresce con loro anche il PIB (Prodotto Interno Bici) fino a 12 miliardi di euro, vale a dire il giro d’affari generato dagli spostamenti a pedali in Italia, calcolando la produzione di bici e accessori, delle ciclo-vacanze e dell’insieme degli effetti esterni positivi generati dai cittadini in bicicletta. È un valore straordinario, soprattutto in relazione all’utilizzo purtroppo ancora limitato della bici come veicolo per la mobilità. Spesso le nostre città non sono attrezzate, ma molte regioni si stanno adeguando proprio per rispondere alle esigenze dei viaggiatori che percorrono le ciclovie italiane e si aspettano di trovare servizi e percorsi adeguati. L’attuale governo ha confermato il finanziamento del sistema delle ciclovie con uno stanziamento di 361,78 milioni di euro per la nascita del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche.

Fonte foto: Federciclismo

I numeri, infine, lasciano intuire che si tratta di un settore che genera continuamente sviluppo. I turisti che ogni anno in Italia percorrono in bicicletta tutto il loro itinerario sono circa 1,85 milioni, mentre chi usa la bicicletta a destinazione (trasportandola su altri mezzi o noleggiandola una volta a destinazione) sono circa 4,18 milioni di persone. Vanno poi aggiunti oltre 700.000 ciclisti urbani, che usano ogni giorno la bicicletta sui percorsi casa-lavoro o altro, che portano il totale a circa 6,73 milioni di persone. L’economia della bicicletta è già una realtà, più di quanto si possa immaginare. E consideriamo anche che in Italia pedaliamo meno che altrove, ma ciò nonostante dal settore produttivo della bicicletta arrivano 1,3 miliardi di euro l’anno, per oltre 1,7 milioni di pezzi venduti, con un export in crescita del 15,2% (dati 2017).

http://www.enit.it/it/pressroomonline/comunicati-stampa/3113-enit-giro-d-italia-2019-e-bike-rcs-gazzetta-max-lelli.html

https://www.legambiente.it/bikesummit-2019-economia-del-cicloturismo-in-italia/

Questi 5 sintomi indicano che devi bere subito dell’acqua

Dom, 07/14/2019 - 21:00

Che restare idratati sia un aspetto importante per il benessere psico-fisico è ormai più che risaputo. Quel che ancora si fa fatica a comprendere è il come rendersi conto di essere in uno stato di idratazione ottimale. Limitarsi a bere dell’acqua durante il giorno, infatti, non sempre è sufficiente, specie nel periodo estivo, in cui il caldo può giocare brutti scherzi anche a chi cerca di stare attento a questo particolare. Per fortuna ci sono diversi sintomi che indicano uno stato di disidratazione e che una volta colti come campanelli d’allarme possono esserci utili per spingerci a bere dell’altra acqua in modo da risolvere il problema in modo rapido e senza problemi.

I sintomi della disidratazione Fonte: chedonna.it

Anche chi beve a sufficienza, alle volte, può andare incontro ad episodi di disidratazione, ciò accade per via del sudore eccessivo, di un colpo di calore o di altri piccoli fenomeni cui spesso non si presta la dovuta attenzione. Visto che la disidratazione può essere anche molto grave, oggi cercheremo di capire quali sono i segnali che, sete a parte, indicano il bisogno di aumentare l’apporto di liquidi.

Bocca impastata e alito cattivo. Senza acqua, la saliva non viene ripulita e questo può portare ad una proliferazione di batteri che comporta alito cattivo e sensazione di bocca impastata.

Voglia di zuccheri. La sete spesso per alcune persone è percepita come fame. Se si ha un’improvvisa voglia di zuccheri o di frutta, probabilmente l’organismo sta richiedendo acqua. Quando lo stimolo arriva all’improvviso è quindi consigliabile provare a bere un bicchiere d’acqua.

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Un arco sul sarcofago: la sfida per «salvare» Chernobyl comincia 33 anni dopo

Dom, 07/14/2019 - 16:00

Il New Safe Confinement, l’arco di acciaio che ricopre il reattore della centrale di Chernobyl distrutto la notte del 26 aprile 1986, è stato un progetto affidato alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e finanziato da 45 Paesi, oltre che dalla BERS che ha reso possibile a un gruppo di giornalisti di visitare l’interno dell’arco. Il 10 luglio il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy, ha partecipato alla cerimonia per il passaggio di consegne del New Safe Confinement dalla BERS alle autorità ucraine.

È corretto dire “per sempre”? Un gigantesco arco di acciaio, alto quanto la Madonnina del Duomo di Milano, avvolge il sarcofago che a sua volta racchiude il reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl, distrutto nella fusione seguita a due scoppi nella notte del 26 aprile 1986. Di lui restano 13mila tonnellate di “lava” radioattiva, il combustibile nucleare – 192 tonnellate di uranio – mescolato alle componenti del reattore fuso, al piombo, alla sabbia e all’acido borico gettati dagli elicotteri per bloccare l’incendio e il rilascio di polvere radioattiva. Per la forma che ha preso, lo chiamano “zampa di elefante”. «Il 95% del nucleo del reattore distrutto dall’incidente è ancora lì – chiarisce Balthasar Lindauer, responsabile del dipartimento Sicurezza nucleare alla Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo -, non è mai stato portato via niente. Ciò che è fuoriuscito dopo l’esplosione è solo una piccola parte»

L’arco è in grado di racchiudere ermeticamente la “zampa di elefante” per cento anni. Un limite tanto lontano da apparire definitivo. Il problema della radioattività a Chernobyl è risolto? «No, no! – scuote la testa Julia Marusich, ingegnere della sezione Comunicazione internazionale alla centrale di Chernobyl -. Questo è un passo molto importante, ma non conclusivo. L’obiettivo è delimitare le conseguenze dell’incidente e minimizzare i rischi, che ci sono ancora. Tenerli sotto controllo. Il vero lavoro, lo smantellamento del sarcofago interno e il trattamento del materiale radioattivo, comincia ora». Lasciarlo qui? Rimuoverlo? Dove? «A tutt’oggi – spiega Yulia – la decisione finale su cosa fare non è ancora stata presa».

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Marte, astronauti potranno stamparsi pelle e ossa

Dom, 07/14/2019 - 09:00

In caso di infortunio, gli astronauti che andranno su Marte avranno la possibilità di utilizzare la stampa 3D per produrre pelle e ossa.

Raggiungere Marte è una missione tanto rischiosa quanto importante per la NASA, che sta effettuando tutti i preparativi necessari affinché l’uomo non possa trovare intoppi sulla strada verso il Pianeta Rosso. È chiaro che il viaggio richiederà diversi anni e gli astronauti non avranno la possibilità di fare dietro-front qualora uno di essi dovesse subire una frattura ossea o un’ustione.

Gli scienziati dell’ospedale presso l’Università tecnica di Dresda hanno così prodotto i primi campioni di pelle e ossa con la tecnologia 3D bioprinting (vale a dire l’utilizzo della stampa 3D per combinare cellule, fattori di crescita e biomateriali al fine di fabbricare parti biomediche che imitino al massimo le caratteristiche del tessuto naturale) da utilizzare nello Spazio.

Anche se il trattamento di pazienti con pelle o ossa stampate in 3D sia ancora in fase sperimentale sulla Terra, la tecnica è assolutamente importante nell’Universo, dove il corpo umano guarisce più lentamente.

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Chicago Millenium Park, museo all’aperto di architettura moderna e isola di verde

Dom, 07/14/2019 - 07:40

Oggi Chicago è una città piena di energia, dinamica nella varietà etnica, bella nella varietà della sua architettura e valorizzata dalla vicinanza a un lago esteso, il Lago Michigan – la cui superficie è pari a 57.700 km2, quasi equivalente a Toscana, Emilia, Umbria e Marche – che, da sempre, ha influenzato la personalità della città.

Grazie a una pianificazione strategica ben fatta, cominciata dagli anni ’90, che si è posta gli obiettivi di aumentare le aree verdi pubbliche e di migliorarne la qualità, i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti: la qualità dei parchi “storici” come il Grant Park e il Lincoln è migliorata e, soprattutto, è stato realizzato il Millenium Park, divenuto un importante centro civico della città di Chicago.

Chicago Millenium Park, museo all’aperto di architettura moderna e isola di verde

Il Millennium Park è oggi un grande parco e una delle maggiori attrattive della città, molto frequentato dai cittadini. Un giardino pensile che funge da “sala espositiva” per opere d’arte e architetture post moderne e che è stato costruito sulla sommità di una vecchia ferrovia e su di un ampio parcheggio interrato.

Proprio per via della sua posizione, si rese necessaria fin da subito la creazione di una pedonalizzazione totalefino al lungolago, esigenza concretizzatasi con l’inserimento di un ponte, il BP Bridge, che copre le otto corsie di Columbus Drive.

Grazie alla sua particolare struttura e per i particolari progettuali viene spesso considerato il più grande giardino pensile del mondo: del totale dei suoi 9,9 ettari di terreno, Millennium Park contiene 4,87 ettari di superficie permeabile. La costruzione del parco è stata un’occasione irripetibile di riqualificazione urbana perché ha permesso di ‘‘ricucire” il rapporto tra il Loop (il centro storico) ed il lago Michigan, precedentemente separati dalla ferrovia, oggi interrata.

Il preventivo iniziale del progetto era di 150 milioni di dollari, ma il costo finale della costruzione del parco ammontò a 475 milioni di dollari e l’inaugurazione avvenne con 4 anni di ritardo, a causa dei continui cambiamenti del progetto iniziale da parte di Frank Gehry, importante esponente del decostruttivismo, che ha progettato diverse parti del parco tra cui il Jay Pritzker Pavillion. Per venire incontro all’aumento del costo di costruzione, il comune di Chicago ha, nel tempo, deciso di permettere alle aziende private di finanziare la costruzione dei vari elementi del parco.

Il Jay Pritzker Pavillion, disegnato da Frank Gehry, è l’elemento principale del parco. È un enorme padiglione con ben 5.000 posti a sedere fissi e un prato circostante in grado di contenere fino a 15.000 persone. Il Pritzker Pavilion è composto da tubi e lastre di acciaio inossidabile e volute di titanio disposte in modo da creare un effetto sonoro unico.

Nella piazza è situato il Cloud Gate, una scultura di 110 tonnellate di acciaio soprannominata dai residenti “Il Fagiolo“. È un’opera del famoso artista Anish Kapoor ed è la sua prima opera d’arte pubblica negli Stati Uniti. Il pezzo è stato finanziato privatamente e il costo totale è stato di 23 milioni di dollari.

Altra opera imponente nel parco è la Crown Fountain di Jaume Plensa (2004): si compone di due torri di vetro alte 15 metri che si fronteggiano; la loro collocazione delimita una vasca di circa 70 metri invasa dall’acqua. Le torri sono schermi sui quali compaiono immagini video, volti che cambiano espressione e dalle cui bocche sgorga l’acqua: un’importante attrazione per frotte di piccoli e grandi. Quando i volti scompaiono le torri si trasformano in muri di vetro dall’alto dei quali l’acqua cade a cascata.

Infine, la quarta opera, tra quelle maggiormente note e apprezzate del parco, è la Lurie Garden, un giardino permanente di 2,5 ettari disegnato da Kathryn Gustafson, Piet Oudolf, e Robert Israele.

Il BP Pedestrian Bridge è invece il ponte pedonale che collega il Millennium Park al Daley Bicentennial Plaza. Il ponte è stato progettato da Frank Gehry ed è stato soprannominato serpente per la sua forma curva.

Con la sua modernità e la sua lungimiranza, Chicago offre tantissimi spunti per coloro che si occupano di architettura e, in particolare, di architettura del paesaggio e rigenerazione urbana.

Qui sono nati i primi grattacieli, e in questi luoghi architetti come Louis H. Sullivan, Frank Lloyd Wright e Mies Van der Rohe hanno disegnato e realizzato opere che sono diventate veri punti di riferimento per coloro che, a vario livello si occupano di progettazione degli spazi urbani.

Tra le attività, oltre ai numerosi concerti all’aperto, trovano spazio una pista di pattinaggio sul ghiaccio e il McDonald’s Cycle Center, dove è possibile noleggiare biciclette. Il verde, l’arte in tante sue forme, l’intrattenimento: tutto questo ha contribuito a fare di Millennium Park la più importante attrazione turistica (secondo solo al Navy Pier) di Chicago.

E con tutto ciò, l’area circostante Millennium Park è diventata una delle zone residenziali più alla moda della città, con eleganti edifici come il Patrimonio al Millennium Park (130 N. Garland), la Waterview Tower, la Legacy e la Joffrey Tower.

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 6:00 alle 23:00

Dove si trova: 201 E. Randolph St., tra la Michigan Ave. e la Columbus Ave. Chicago, IL 60602

Come arrivare: Ci sono diverse fermate della Metro vicino al parco e si può arrivare tramite diverse linee, un esempio può essere la linea rossa e scendere alla stazione Monroe.

Altre fonti:

http://www.aboutplants.eu/portal/cms/content-paesaggio/923-chicago-millenium-park-un-conferma-di-modernit.html

https://www.soniapiazzini.it/archiblog_art.php?id_news=0503154304

Millennium Park, Chicago

Gli strani casi dell’animo umano: “La vicina di ombrellone, grande intellettuale impegnata”

Dom, 07/14/2019 - 07:00

Come i topi, dopo aver mangiato una bustina di veleno, per dire. 
In teoria non è l’immagine più adatta a descrivere una domenica di vacanza al mare, ma – si sa – la fauna locale è quella che è. Puoi evitare di scegliere la postazione a fianco alla famiglia con bambini, scantonare i gruppi numerosi di adolescenti. Ma se lei – la vicina di ombrellone – ha voglia di socializzare, sei finita. 

Stringe una rivista patinata tra le dita, mi guarda, sorride. Sono sua.

Dice “tu mi vedi così, ma io sono una impegnata
Rispondo “ma così come?”
Dice “così … fica!
Ah” annuisco quasi scusandomi “certo”.

In realtà – ci tiene a spiegarsi – io sui Social faccio un sacco di sensibilizzazione”.
Accidenti… – ma di che cacchio parla? – tipo?

Tipo questa cosa dei gay… (con tante iiiiii, “questa cosa” dei gay) …questa per esempio è importante. Bisogna stare attenti a quelli meno fortunati di noi
Beh, meno fortunati perché con meno diritti” – chiarisco io, di corsa, al posto suo.

E poi ti ricordi quando c’è stata quella cosa della Grecia… (con tante aaaa, “quella cosa” della Greciaaaa) …quella per esempio era grave. Però lì mica fanno come noi che decidono tutto i governi, loro hanno fatto un referendum. Allora in realtà sono più civili di noi
Più civili? Ma è la Grecia… cioè, lo sai dov’è la Grecia” – lo ammetto, mi sto scaldando, come se non facesse già abbastanza caldo di suo.

Risponde “Certo, sono stata a Mykonos. Comunque si prende l’aereo: non è mica dietro l’angolo!

Ecco. “E poi, c’è questa cosa degli immigrati” – aggiungo io, appuntandomi mentalmente che con la Psic dovremo affrontare questo mio evidente desiderio di morte. “Questa cosa degli immigrati”, aggiungo, dimenticando di trascinare tante iiiiiii

Esatto!” – fa lei entusiasta – “questo è un problema difficile. Perché vogliono venire in Europa, ma non c’è spazio dove metterli; però scappano dalla povertà e dalla guerra” 

Non è cattiva, alla fine. Quindi potrei anche prendere la palla al balzo, alzarmi dal lettino e correre in una direzione a caso, lontanissima, paga della conversazione; invece no, qualcosa di maligno, dentro, mi spinge ad infierire. 

Certo, se la Grecia, al tempo, avesse deciso di uscire dall’Europa…” – faccio.

Si zittisce. Ci riflette. L’ipotesi che la Grecia, uscendo dall’Europa avrebbe potuto far spazio all’immigrazione proveniente dall’Africa la sorprende. Non vuole lasciarsi andare a conclusioni affrettate. Riflessiva, prende tempo.

Poi rilancia su un terreno già battuto, dove si sente più sicura.

Dice “Eh… certo, il giorno del gay pride abbiamo messo tutti le foto colorate; ma se ti dovesse tornare a casa un figlio con un uomo per mano, che faresti?”

Rispondo “Intanto direi «Caspita, ho un figlio!» E poi l’abbraccerei“.

Eh?” – (Ma perché mi metto a fare la surreale con lei?) 

Spiego. “Non ho figli. Ho 41 anni e non ho figli. Si, lo ammetto, ho un gatto. Ma questa è un’altra storia. E poi dovresti vederlo quanto è carino quando rincorre le mosche… …si ok, è un’altra storia”. (Altro punto da vedere con la Psic).

E perché all’età tua – ALL’ETA’ TUA??? – non hai un figlio?”

Non ho un figlio perché non è facile trovare una persona con cui decidere che sia una buona idea farlo. Una persona di cui fidarsi, con cui condividere, con cui combattere le battaglie della vita e ridere. Costruire, smontare, ricostruire. Divertirsi, festeggiare, una persona da proteggere e con cui sentirsi al sicuro. Una persona da amare, insomma. 

Quindi, sì. Se ‘mio figlio’ tornasse a casa mano nella mano con un ragazzo e mi dicesse «noi ci amiamo», io getterei loro le braccia al collo. E sarei felice”.

Vabbé – fa annoiata lei – questo è un po’ di qualunquismo. Ma in fondo, al di là di tutto, l’importante è che se ne parli”

Gioco – partita – incontro. Ha vinto lei.

Foto di Terri Cnudde da Pixabay

Esistono parole che solo le mani sanno esprimere: ecco quelle di un vigile del fuoco

Sab, 07/13/2019 - 19:00

Non si fermano mai, non si scoraggiano mai e non recedono di fronte alle avversità: sono i Vigili del Fuoco.

Lavorano in qualunque condizione e si prestano alle operazioni più rischiose e complesse. Il servizio reso dai vigili del fuoco è prezioso e ormai raro in un paese che sembra sempre più accecato dall’odio e dall’individualismo.

Fonte: TPI

La foto che diffondiamo, in precedenza resa pubblica dal sindacato Usb dei Vigili del Fuoco, non ha bisogno di molte parole.

Sono le mani di un pompiere dopo una giornata “ordinaria”. Queste mani provate, rovinate, segnate dalla fatica e dal dolore appartengono a chi primeggia nei soccorsi ma è spesso dimenticato quando si tratta di tutele.

I Vigili del Fuoco infatti non sono assicurati con l’INAIL per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Quindi, il ristoro delle spese mediche da loro anticipate dipende dal riconoscimento, lungo e incerto, della causa di servizio che interviene a distanza di molto tempo, spesso a distanza di anni.

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Paranoia fredda

Sab, 07/13/2019 - 15:00

C’è un esperimento che da tempo mi fa riflettere. Un esperimento malvagio, con strani risultati.
Hanno preso tre gruppi di topi. Il primo viene lasciato vivere in pace. Il secondo viene colpito in modo casuale da una serie di scariche elettriche. Il terzo gruppo subisce anch’esso scariche elettriche ma ha la possibilità di bloccare queste scosse tramite un pulsante. Quale gruppo di topi vive più a lungo? I topi che subiscono la scarica elettrica senza poter fare niente per evitarlo muoiono prima di quelli lasciati in pace nelle loro gabbiette. Lo stress uccide… Ma quelli che vivono di più sono i roditori che subiscono le scosse ma hanno modo di reagire.
A quanto pare la soddisfazione che si trae dall’affrontare con successo una difficoltà ha un potere vitalizzante tale da allungare la vita di un roditore che di certo ha un sistema psichico meno evoluto del nostro. È quindi ipotizzabile che l’effetto della soddisfazione sia per gli umani ancora più forte. Le conferme non mancano. Molte ricerche dimostrano che avere un sogno e darsi da fare per realizzarlo ha un effetto notevole sulla salute fisica e mentale.
Sarebbe importante diffondere questa informazione: troppe persone non si rendono conto che la causa prima del loro malessere è la mancanza di una sfida emozionante. Una sfida che per offrire il massimo del benessere deve essere ardua ma realizzabile. Infatti, vincere fa proprio bene. Ho letto che i vincitori dell’Oscar vivono mediamente 5 anni in più degli artisti che magari guadagnano moltissimo ma non godono per la pubblica approvazione.
E possiamo supporre che la mancanza di un obiettivo nella vita sia una delle principali ragioni di malessere. Trovo impressionante la quantità di persone che non hanno il piacere di focalizzare le proprie energie verso un risultato positivo.
Anche senza ricorrere alle prove scientifiche mi sembra banale osservare che queste persone hanno una qualità di vita inferiore e tendono a perdere energia. Credo che oggi, da noi, questa sindrome di assenza di senso sia una patologia particolarmente diffusa. E credo che andrebbero denunciati come untori psicologici quelli che si affannano a dire che i giovani italiani  sono una generazione senza speranze… Sono portatori sani di mal di testa, cistiti e gastriti.
Similmente pericolosi mi sembrano coloro che propongono grandi imprese che non hanno nessuna possibilità di avere successo. Avere un grande sogno che non porta da nessuna parte deprime il sistema immunitario. Per questo da tempo ho aderito alla filosofia dei piccoli passi. Trovo estremamente produttivo darsi obiettivi realizzabili in poco tempo. Questo a molti sembra vile ma l’atteggiamento spaccone provoca depressioni paranoiche.

Se i delusi, gli stanchi, i post apatici, i passivi, i vacui inseguitori di vittorie insignificanti, i tessitori di trame bacate si convincessero che corrono un rischio mortale, forse potrebbero risvegliarsi.
Ma forse c’è un altro argomento che potrebbe dare coraggio alle persone tiepide: se non passi all’azione rischi di cadere vittima della paranoia fredda, del terrore lento.
Infatti, chi si butta a realizzare i propri sogni invece di conservarli nei cassetti blindati della propria fantasia, chi accetta la sfida della realtà e si scontra con le dure asperità del mondo e qualche volta riesce anche a ottenere risultati, si allena, conosce le proprie potenzialità e fa crescere la fiducia, la speranza di poter affrontare i rovesci, semplicemente perché sa di essere capace di impegno, duttilità, determinazione. E sa che insistere paga.
E come si sente chi rinuncia? Non sperimenta la propria forza, non la coltiva, non la allena. E quindi si sente molto più debole e incapace, e teme enormemente di più di essere colpito dalla malasorte e di non essere in grado di reagire. È una forma di paura, di ansia che verticalizza lo stress, e debilita il corpo e la mente. Si tratta di uno stress di tipo stanco, di sottofondo, non esplosivo, un panico freddo appunto, apparentemente meno potente degli stress shoccanti ma forse più dannoso.
Inoltre, chi rinuncia a prendere il proprio posto nel mondo, a realizzare la propria leggenda personale, chi si sottrae, magari acquattandosi in un buchetto tranquillo, disperde una parte essenziale dell’energia dell’umanità.
Ogni essere è un’entità unica, l’unica a poter compiere quella certa azione in quel particolare modo. Possiamo immaginare che tutti i malanni del mondo siano frutto della rinuncia di un gran numero di persone.
Quando il peggio trionfa è perché troppi hanno rinunciato a produrre la loro parte di meglio. Questa abulia sociale è la forza di coloro che hanno come obiettivo la devastazione delle vite degli altri.
I guerrafondai, i razzisti, i grandi criminali non avrebbero compiuto le loro orribili imprese senza la passività di gran parte del popolo.

E se ancora questo discorso non bastasse aggiungo che se non ti butti nella vita riduci pesantemente la tua possibilità di incontrare persone interessanti il che è grave perché la vita è l’arte dell’incontro.
E siccome per realizzare qualunque impresa è fondamentale la capacità di conoscere persone di valore e cooperare, se non partecipi ai tuoi sogni rinunci al piacere della collaborazione, che è un bisogno fondamentale per le persone, un istinto primario come mangiare e dormire.
E questo comporta il più grave danno immaginabile alla tua ricchezza: perdi la possibilità di guadagnare un grande capitale umano!
Il capitale umano si calcola molto semplicemente: quante persone sono disposte ad alzarsi nel cuore della notte per venirti a soccorrere, gratis?
Fai due conti. Se ce ne sono meno di dieci stai vivendo la miseria più nera!
È il corrispettivo relazionale di vivere con meno di un dollaro al giorno. È uno stato esistenziale malinconico e doloroso.
Un altro sistema per calcolare il proprio capitale umano si ottiene contando con quante persone che non conoscevi hai avuto la possibilità di parlare per almeno mezz’ora nell’ultimo anno. Se sono meno di 30 ti consiglio seriamente di iscriverti a una scuola di Salsa e di organizzare una cena conviviale almeno una volta al mese.

Ah… Dimenticavo… Realizzare imprese appassionanti è veramente orgasmatico, godurioso ed esalta l’attività endocrina.
Inoltre scatena la libido. Sia la tua che quella delle persone che ti stanno intorno. Il desiderio si coltiva realizzando desideri ed è infettivo.

Vedi anche:
Ma come fai a pensare? Mannaggia! Si ragiona poco su come si ragiona
 Anatomia umana: mi manca un pezzo!
 Vinci solo se fai pace con te
Perché non credi al potere dei tuoi muscoli
Ci pensi tu a distruggere la tua vita o ti fai aiutare da qualcuno?
Scacco matto spirituale in 4 mosse 
Quanto è creativa la tua tribù?
Come compiere miracoli e altre cose facili da fare
La mente mente continuamente?
Il pensiero che guarisce
Avere sempre ragione fa malissimo alla salute

Foto di Jonny Lindner da Pixabay 

Meduse, cosa fare per non correre rischi

Sab, 07/13/2019 - 15:00

Le meduse e i loro tentacoli sono un incubo per i bagnanti. Ma i rimedi fai da te rischiano spesso di peggiorare la situazione. Due ricercatori dell’università delle HawaiiVacanze: 3 consigli preziosi per l’estate dei nostri amici animalintatto.

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Cambiamenti climatici: una soluzione efficace è piantare alberi

Sab, 07/13/2019 - 09:00

Secondo i ricercatori un’area grande come la dimensione degli Stati Uniti è disponibile per piantare alberi in tutto il mondo e questo potrebbe avere un impatto importante sui cambiamenti climatici.

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science e scaricabile in calce all’articolo, evidenzia come lo spazio disponibile per gli alberi è molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza e ridurrebbe del 25% la CO2 nell’atmosfera.

Molti scienziati dicono che questa è la soluzione più efficace e disponibile per il cambiamento climatico in questo momento.

Ma altri ricercatori dicono che il nuovo studio è “troppo bello per essere vero”.

  1. le dimensioni di un “campo da calcio” della foresta amazzonica viene perso ogni minuto;
  2. La perdita di alberi tropicali continua ad alti livelli;
  3. I cambiamenti climatici hanno reso l’aumento della temperatura cinque volte più probabile in tutto il pianeta.

L’abilità degli alberi di assorbire l’anidride carbonica li ha resi a lungo un’arma preziosa nella lotta contro l’aumento delle temperature.

Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha affermato che se il mondo volesse limitare l’aumento a 1,5 ° C entro il 2050, sarebbe necessario un ulteriore 1 miliardo di ettari di alberi.

Il problema è che è difficile ottenere stime accurate di quanti nuovi alberi il mondo possa sostenere.

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Il burro: meglio giallo o bianco? L’importante è leggere l’etichetta

Sab, 07/13/2019 - 07:08

Perché all’estero si trova soprattutto burro giallo, e in Italia bianco? Perché per tradizione culinaria difendiamo piuttosto il re della dieta mediterranea, l’olio extra vergine d’oliva (evo), mentre sul burro non abbiamo grosse normative qualitative che ne difendano, ad esempio, la denominazione. Quindi sostanzialmente da noi si definisce “burro” una varietà di prodotti anche molto diversi tra loro, che proprio per questo motivo dovremmo imparare a valutare da soli, tenendo ben presente che il burro è comunque – bianco o giallo – un alimento da mangiare con moderazione.

 «Il burro giallo è un burro di migliore qualità. La colorazione dipende dalla qualità del nutrimento: se l’animale pascola e bruca erba fresca, introduce più betacarotene. Al contrario, le mucche in stalla che si nutrono prevalentemente di fieno o mangimi producono un latte, e quindi un burro, più bianco». Nicola Di Daniele, docente di medicina interna all’Università di Tor Vergata, esperto in nutrizione, non è particolarmente amante di questo ingrediente. «Non è certo il massimo per chi, come noi, ha a disposizione piuttosto l’olio extra vergine di oliva. Il burro contiene grassi polinsaturi e monoinsaturi, che aumentano gli LDL, le lipoproteine comunemente conosciute come colesterolo cattivo, prima causa di arteriosclerosi e quindi infarti e ictus. Al contrario, l’olio evo contiene tra l’altro antinfiammatori naturali che aiutano a vivere meglio e in salute».

Il burro non è tuttavia da demonizzare. «Ha un punto di fumo molto alto, attorno ai 250 gradi, quindi regge la cottura molto meglio dell’olio evo e si presta quindi bene per esempio per la preparazione di torte. Inoltre, a crudo, contiene vitamina A, specialmente se parliamo di burro di buona qualità. Ce ne possiamo concedere però non più di 20 grammi al giorno: sia per la longevità, che per la salute, che per allontanare il rischio di malattie croniche degenerative». Questo anche perché il burro è un alimento fortemente calorico, e la nostra grande arma, oggi, contro le malattie mortali più diffuse è proprio la riduzione delle calorie. “Meno calorie significa più vita”, mentre è chiaro che è fondamentale anche scegliere le calorie “giuste”. Quindi no prima di tutto agli zuccheri (yogurt alla frutta, succhi – anche quelli 100% frutta – gelati, dolci), mentre «è sempre preferibile scegliere un alimento di origine vegetale rispetto a uno di origine animale. Questo non significa eliminare completamente grassi e proteine animali, ma ridurle a un contributo molto modesto».

Il burro più giallo è migliore anche perché l’erba, grazie alla presenza di Omega 3, ne migliora la consistenza, rendendolo più morbido.  Stesso discorso per i metodi di preparazione del burro, «quello centrifugato è generalmente molto apprezzato perché più soffice». Tornando alla colorazione, attenzione: «sebbene sia vietato aggiungere coloranti, può succedere che alcuni marchi trovino questa soluzione per far sembrare il loro burro migliore: quindi, come per tutti gli alimenti, è indispensabile anche per il burro leggere attentamente gli ingredienti».

Per il resto, per scegliere un buon burro si dovrebbe «evitare il chiarificato, che è ancora peggio del burro bianco perché gli vengono tolte le proteine e rimane solo il grasso saturo, che, come detto, non è buono per la salute», conclude Di Daniele.

Foto di congerdesign da Pixabay

Cina, impollinatori al lavoro al posto delle api

Ven, 07/12/2019 - 21:15

Da alcuni anni nelle piantagioni dello Sichuan le instancabili lavoratrici del cielo sono state annichilite dai pesticidi e, come in un racconto surreale e grottesco, a depositare il polline sugli alberi da frutto, durante la stagione dell’impollinazione, sono gli uomini!
In questa zona nel sud ovest della Cina gli abitanti di interi paesi lavorano all’impollinazione manuale delle piante da frutto. La stagione dell’impollinazione manuale dura un paio di settimane, dalla metà alla fine di aprile. Si tratta di un calendario molto serrato: le condizioni meteo e il ciclo di fioritura detta i tempi.
Gli impollinatori più esperti e abili riescono a depositare il polline su tutti i fiori in appena mezz’ora. La loro paga? 80 yuan (9,2 euro) al giorno.

Nello Sichuan le api sono sparite a partire dagli anni Novanta. Che cosa è successo?
Le foreste, habitat naturale delle api sono stata abbattute per far posto ai campi, ma i veri “nemici” delle api sono i pesticidi questo perché la terra coltivabile in Cina sta diventando sempre più inadeguata alle esigenze dei suoi abitanti e i contadini vogliono, dunque, ottimizzare il territorio a disposizione e abbondano nell’utilizzo di prodotti fitosanitari per eliminare gli insetti che minacciano i raccolti.

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