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Aggiornato: 22 min 18 sec fa

Storia eretica: le Colonne d’Ercole, Atlante, il centro del mondo e la Sardegna

Dom, 09/30/2018 - 12:23

Tanti anni fa Sergio Frau, che allora era un reporter di Repubblica, si fece una domanda che gli sconvolse la vita. Si era accorto di un particolare evidente: nelle narrazioni antiche, il fondale marino intorno alle Colonne d’Ercole è sempre descritto come poco profondo, tanto che le navi correvano il rischio di arenarsi. Come è possibile mettere d’accordo questo fatto con la localizzazione delle Colonne d’Ercole nello stretto di Gibilterra dove il mare è al contrario molto profondo? Non è che la localizzazione è sbagliata?

Frau inizia così una decennale raccolta di informazioni. E scopre che tra la Sicilia e la Tunisia ci sono in effetti due isole, Malta e Gozo dove ai tempi della Magna Grecia, era vivo il culto di Ercole, come a Gela del resto. Platone dice che oltre le Colonne si apriva il “Grande mare”. E a ben guardare queste isole erano il confine tra il Mediterraneo orientale (soprattutto greco), facile da navigare perché cosparso di isole e porti sicuri, e il Mediterraneo occidentale (fenicio-punico) dove, fino alla Spagna, c’è solo mare, un nulla spaventoso per gli antichi velieri.

E Platone racconta anche che superate le Colonne, andando verso nord si incontra Atlantide, un’isola grande, dalla forma squadrata. Potrebbe essere la Sardegna con la sua forma rettangolare?
Ma Frau non si ferma all’ipotesi di aver trovato la vera localizzazione dell’isola mito. Non gli basta, si lancia a rivisitare le leggende distruggendo i malintesi che le avevano criptate e rese incomprensibili. Sì, perché il mito di Atlantide è solo un mito… Ma sotto potrebbe esserci una storia ben più reale e potente, deformata dal fantasticare dei narratori.

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L’isola di Atlante e in effetti è una leggenda ben più antica di Atlantide, un mito diffuso quanto quello del diluvio universale, raccontato con varie sfumature presso molte culture e poi trascritto, dal Gilgamesh alla Bibbia. E a ben guardare l’isola di Atlantide ha assonanza con la storia di Atlante che poggia i piedi sul centro del mondo e regge sulle spalle la volta celeste. Atlantide è una leggenda più giovane. Mischia Atlante con un luogo mitico, che sta al centro del mondo e dal quale proviene ogni sorta di conoscenza e ricchezza. In Oriente il simbolo di questa terra è il loto, circondato dall’acqua, é sempre un’isola. Un’isola dove tutto è iniziato. Un’isola al centro del mondo. E Frau prende il righello e misura, sul 40° parallelo nord, la distanza tra il centro della Sardegna e la costa occidentale degli Stati Uniti e verso oriente tra la Sardegna e le coste del Giappone. E scopre che sta giusto in mezzo alle terre conosciute. Oggi. Qualcuno obietterà: “Ma mica si può sostenere che allora avessero già misurato oceani e terre emerse…”

Sì, però è curioso il fatto in sé. E a ben guardare scopriamo che la Sardegna, era molto famosa nell’antichità. Era ricca di ossidiana, metalli e pietre rare, famosa in tutto il Mediterraneo per la potenza delle sue navi, e la durezza dei suoi soldati, citati perfino nei testi egizi come mercenari, alleati e a volte pirati che depredavano le coste. I sardi, sono elencati dagli egizi insieme ai popoli del mare. E che dire delle tracce che troviamo di migliaia di nuraghe con grandi torri, altissime, non solo lungo le coste dell’isola, ma, tantissimi, anche all’interno, un tessuto minuzioso che non poteva avere come scopo solo la difesa… C’è da sospettare che fossero piuttosto gli snodi di una rete di comunicazione, di torre in torre, con fuochi di notte e fumo e specchi di giorno. Uno sforzo architettonico spaventoso che sottintende l’esistenza di una società fiorente e molto ben organizzata.

Era un grande centro economico, politico e militare 3.500 anni fa… E queste diverse storie del centro del mondo e della ricca Sardegna si mischiano con le leggende sulla furia delle acque alla quale sfugge Noè e altre leggende di distruzioni marine che si tramandano in tutto il mondo. E allora a Frau viene in mente un’altra domanda: ci fu in Sardegna un cataclisma venuto dal mare?
Inizia a interpellare studiosi di geologia, terrestre e marina, ricercatori che hanno mappato la Sardegna con i droni. E scopre che esistono oggi decine e decine di nuraghe che sono evidentemente stati sommersi dai detriti portati da un immenso tsunami, intorno al 1.175 a. C., tremila anni fa.

Un’onda spaventosa sommerge tutto per decine di chilometri, una strage apocalittica. Un trauma devastante per una civiltà di marinai, abituati a vivere sulle coste che rompono il loro patto col mare, si ritirano sulle colline e da marinai diventano agricoltori e pastori. Da allora i sardi, che erano popoli del mare, dimenticano di costruire ancora grandi navi con bellissime vele e di lì in poi costruiscono solo piccoli pescherecci.

Uno tsunami che ha travolto non solo la Sardegna ma anche le coste toscane. E anche qui la gente si ritira sulle colline d’Italia, fugge dal mare. Ma continua a raccontare storie marinare e a dipingere il luogo dove tutto ha inizio e fine come un’isola intorno alla quale danzano i delfini. Anche loro realizzano bronzetti e condividono con i sardi le decorazioni degli abiti delle donne. Anche loro costruiscono con pietre grandi incastrate a secco.

Insomma: dovremo riscrivere un po’ di pagine di storia e ammettere che la Sardegna fu uno dei motori dello sviluppo della civiltà antica. Riflettendo su questo mi sono ricordato di un altro particolare. Per millenni i Sardi hanno inflitto sonore sconfitte ad armati che tentavano di conquistare il centro dell’isola. Un territorio dove la resistenza agli invasori è stata veramente tenace.
Non si era mai capito come facessero i Sardi a battere questi cavalieri.

La verità si è scoperta poco dopo che i carabinieri hanno sostituito i cavalli con i fuoristrada per pattugliare la Barbagia. Al museo di Sassari è esposto un tirimpanu. Una specie di tamburo realizzato con un complesso procedimento a partire da una pelle di cane morto di fame. Questo tamburo non si percuote. Si suona facendo andare su e giù un crine di cavallo infilato in un buco sottilissimo al centro della pelle tesa al massimo. In effetti non emette alcun suono. Per le nostre orecchie. Però fa impazzire i cavalli. I sardi conoscevano da tempo immemorabile, probabilmente, la prima e forse unica arma sonica antica. E per tempi immemorabili hanno saputo tenere il segreto. Se non è mitico questo. In quella Barbagia mai conquistata dai Romani, si trova il parlare latino più strano del mondo. Tanto che Frau, nel suo libro/inchiesta Omphalos, il primo centro del mondo, lo crede il primissimo latino.

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“Perché tutti vogliono salvare queste profughe?”. La gara di solidarietà dopo lo “sbarco” delle norvegesi. La satira di Jacopo Fo

Lun, 09/17/2018 - 16:04

“A pochi chilometri dalla costa di Cesenatico è stato tratto in salvo un gommone di povere profughe norvegesi, vediamo il servizio”. Un Jacopo Fo in versione reporter introduce così un video di satira sociale, realizzato da People for Planet, in cui, al posto dei profughi provenienti dall’Africa, c’è un gruppo di extracomunitarie norvegesi.

“Come possiamo parlare alle persone che sono convinte che il primo problema dell’Italia siano i profughi extracomunitari neri?” Si chiede lo stesso Jacopo Fo: “Hai voglia a dirgli che forse la nostra emergenza sono le mafie, la burocrazia, la lentezza della giustizia, la corruzione e la stupidità. Hanno la mente chiusa come il cuore. Basta leggere certi post che inondano lo spazio dei commenti agli articoli che forniscono numeri indiscutibili e che fanno appello alla solidarietà umana e al buon senso”.

E, continua: “per cercare di sciogliere i blocchi emotivi che stanno dietro questa cultura della paura non ci resta che usare l’antica arma del ribaltone comico e smascherare così il razzismo, a volte inconscio, che alimenta questa cultura. E allora proviamo a cambiare l’immagine dei gommoni e mettiamoci sopra delle povere extracomunitarie di un’altra razza: le norvegesi. La Norvegia in effetti è fuori dall’Unione Europea, quindi sono extracomunitarie… La speranza è quella di riuscire a far riflettere per un istante sui preconcetti: se fossero belle, bionde e in bikini le vorremmo?” Poi l’appello finale: “Aiutaci a far circolare questo video! Una risata forse li porterà a farsi qualche domanda”.

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È morto Vincino. Panico in Paradiso

Gio, 08/23/2018 - 10:59

Era il 1976, Gad Lerner mi disse che al quotidiano Lotta Continua serviva un sostituto per Vincino che doveva andare in vacanza. Così arrivai nella sede del giornale con tipografia annessa, la porta vigilata da alcuni compagni del servizio d’ordine. C’era uno strano direttore, Enrico Deaglio, medico che di mattina prima di iniziare a fare il giornalista visitava i redattori malati, facendoli sdraiare sui tavoli e poi prescriveva medicamenti.

Vincino mi venne incontro con quel suo sorrisone, era grande e grosso e mi fu subito simpatico, spettinato con i vestiti raffazzonati, mi invitò quella sera stessa a cena. Abitava in una viuzza fetida nella zona dei Fori Imperiali, l’ingresso della palazzina era buio e sporco e io iniziai a temere di dover mangiare schifezze in un antro putrido. Vincino suonò alla porta del primo piano e quando si aprì restai a bocca spalancata vedendo una ragazza di una bellezza scioccante: Giovanna Caronia, sua moglie, che mi offrì pure una fantastica cena siciliana. Poco tempo dopo fummo chiamati a lavorare ai Quaderni del Sale da Pino Zac, il grande maestro che tornava in Italia dopo anni di fuga in Francia per una serie spaventosa di denunce per oltraggio a qualunque cosa. Fui io a trattare sui soldi con l’editore, anche per Vincino.

Ero entrato pensando a una cifra esagerata, 250mila lire al mese. L’editore mi accolse in uno studio faraonico e per tutto il tempo giocherellò con una manciata di diamanti grossi come nocciole. Io non potevo crederci e alla fine gli chiesi 500mila lire. Quando dissi a Vincino quanto ci davano si incazzò dicendo che non poteva accettare uno stipendio che era cinque volte quello di un operaio. Io gli dissi che poteva dare i soldi a chi voleva ma non provasse a contestare l’accordo.

Nello stesso periodo mi propose di collaborare al supplemento satirico di Lotta Continua, che intitolammo L’Avventurista. Poi la proprietà del Sale chiuse la rivista e con Pino Zac mettemmo insieme la redazione del Male, cambiando solo la lettere iniziale del titolo (da Sale a Male) cercando così di non perdere gli amati lettori. Il giornale stava allegramente fallendo quando in Francia un gruppo di terroristi dadaisti riuscì a sostituire un carico di copie di Le Monde con giornali contraffatti che arrivarono così nelle edicole. Quando lo raccontai a Vincino lui subito, sprezzante del pericolo, disse: “Facciamolo!”.

Così ci impossessammo della testata di Repubblica e uscimmo con un falso intitolato “Lo Stato si è estinto”.  E di lì a poco, all’indomani della sconfitta italiana alla finale dei mondiali di calcio,  uscimmo con un falso del Corriere dello Sport intitolato “Annullati i mondiali” che scatenò in tutt’Italia caroselli di tifosi, anche perché gli edicolanti esposero il nostro Corriere dello Sport al posto di quello vero. Ancora oggi mi chiedo perché poi nessuno ci denunciò, nonostante rubare la testata di un giornale fosse assolutamente vietato.

Forse eravamo troppo simpatici e nessun direttore avrebbe fatto bella figura coi suoi amici, dicendo che ci aveva portato in tribunale. Vincino fu indiscutibilmente il motore del Male perché era animato da un istinto suicida per il gioco. Qualunque rischio era accettabile, fosse fisico o legale. Un giorno durante una riunione di redazione ci mettemmo a guardarlo e ci rendemmo conto che con una pelata finta in testa assomigliava pazzescamente a Craxi. Così pochi giorni dopo una folta delegazione del Male accompagnava una copia perfetta di Craxi al congresso del Partito Socialista. Fu un capolavoro di tempismo incurante del pericolo che a confronto Mission impossible è una cavolata. Immagina migliaia di socialisti assiepati all’Eur di fronte al palco e improvvisamente dalle due porte ai lati del palco, compaiono due identici Craxi scortati da due codazzi di attendenti, salgono sul palco, si incontrano al centro e Vincino riesce a stringere la mano al vero Craxi, sbigottito.

Poi portare fuori da lì Vincino non fu facile perché quando il servizio d’ordine socialista capì la beffa scoppiò il finimondo e volevano mangiarselo vivo. Ma facemmo muro intorno al nostro Craxi e non riuscirono a torcergli un capello. Ci vendicammo del tentato omicidio con uno scoop colossale che faceva riferimento alla fama di seduttore di Craxi. Riuscimmo a organizzare in un appartamento l’incontro tra Vincino Craxi e Cicciolina Ilona Staller, mentre alla finestra di fronte eravamo schierati noi con il fotografo Giustibelli, collegati con la coppia via telefono. Ad un certo punto Cicciolina cercò di spingere il contatto fotogiornalistico verso una direzione orale e sentivamo Vincino opporre risoluta resistenza mentre raggiungeva livelli di imbarazzo da palermitano medioevale di fronte alla femmina spregiudicata nord europea. Giovanna vicino a me rideva per la crisi di panico del marito.

Lui era così, grande e grosso, con gli occhialoni, capace di entusiasmi illimitati, genialità, coraggio spaventoso e momenti di gentilezza e sensibilità grandissima, capace di emozionarsi con la potenza di un bambino. Si toglieva gli occhiali, li puliva e intanto ti guardava inclinando la testa di lato e ti faceva un mezzo sorriso dicendoti qualche cosa di buono. Eravamo un grande banda di irrispettosi e negli anni continuammo insieme a organizzare assalti al grigiore triste dell’Italia abbagliata da soldi e corruzione…

Con Vincino che ardiva irridere l’eroismo di Gianni Agnelli che aveva partecipato all’invasione della Russia ma era poi tornato a casa in settimana. Lo fece su Avaj (dai nostri nomi: Angese, Vincino, Andrea Pazienza e Jacopo); era il supplemento di Linus di proprietà degli Agnelli e ovviamente fummo cacciati. Lo face ironizzando sugli amori di Scalfari sull’Espresso e fu cacciato… E siamo andati avanti così, per 40 anni, radunandoci con un giro di telefonate ogni volta che c’era lo spiraglio per una nuova battaglia. È sempre finita che ci hanno eliminati dalla partita, ma abbiamo sempre vinto il gioco.

Di tutto quel che ho letto su di lui in questi giorni da coccodrillo spicca positivamente l’articolo di Fulvio Abbate che descrive in modo valente il disegnare di Vincino, e di come la china gli si srotolasse dalle dita sul foglio, con un ritmo magico. Perché oltre tutto sapeva pure disegnare.

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Sul ponte crollato c’era un immigrato venditore ambulante che ballava il tip tap!

Ven, 08/17/2018 - 11:11

Dopo la strage di Genova sono in tanti a speculare dicendo che solo in un Paese dove i controlli non funzionano possono succedere certe cose, e a riprova citano il fatto che in Libia, un altro ponte progettato da Riccardo Morandi sul Wadi al-Kuf, è stato chiuso nell’ottobre del 2017 perché cadeva a pezzi, il ponte sull’Arno tra Empoli e Spicchio di Vinci si è accasciato nel 1966. Il viadotto di Agrigento è stato chiuso perché si sta sbriciolando. Il ponte di Maracaibo, gemello di quello di Genova, è crollato per 600 metri, nel 1964 quando è stato urtato da una petroliera.

La verità è che il crollo di Genova è stato causato da un extracomunitario: si sa che il tip tap, se ballato da un musulmano negro, genera una vibrazione subliminale che manda in risonanza la struttura portante provocando la vaporizzazione del cemento armato. Il che dimostra che ha ragione quel giovanotto padano che dice che chiudere i porti è l’unico modo per salvare i ponti. Gli italiani prima!

Infatti sono gli italiani a morire per primi quando crolla qualche cosa: montagne deforestate, terremoti e case costruite da psicotici con la sabbia di mare, valanghe su alberghi abusivi, fiumi impazziti a causa di intubazioni dementi (Genova, 4 novembre 2011, 6 morti).

In Italia un terremoto del quinto grado può essere una catastrofe. Quando i giapponesi guardano cosa succede da noi restano interdetti. Da noi i telegiornali danno notizia perfino dei movimenti tellurici del terzo grado che se mio cugino scoreggia è più pericoloso.

E poi ci si stupisce se agli investitori internazionali ogni tanto gli prende il panico, vendono i nostri bot e lo spread aumenta. Ma come si fa a investire in una nazione nella quale la stupidità, la burocrazia e la corruzione fanno sì che ci sia una strage per il crollo di un ponte che già averlo costruito è stato un reato contro il buon senso.

E poi il Presidente della Regione Liguria dichiara che lui non c’entra, non sapeva niente degli allarmi lanciati da vari ingegneri, e attende fiducioso che la giustizia faccia il suo corso. Siamo uno dei pochi Paesi del mondo dove un’autorità può giustificarsi dicendo: “Non ne sapevo un cazzo”. Essere disinformati è un merito! E il giornalista che lo intervista non gli chiede: “Scusi posso sputarle in un occhio?”.

E che la situazione dei ponti in Italia sia grave uno dovrebbe averlo capito vedendo che recentemente due cavalcavia sono collassati facendo dei morti.
Sto male all’idea di tutti gli scaricabarile che dovremo sentire nei prossimi mesi… E vedremo come i doppi salti mortali sui cavilli burocratici e le leggi che favoriscono l’irresponsabilità penale, riusciranno a far sì che nessuno rischi di andare in galera per più di 40 morti.
Ovviamente le priorità italiane sono altre, non la messa in sicurezza delle scuole, delle case, dei fiumi, delle montagne, non le mafie, la povertà e la burocrazia che è la mamma di tutti i guai… L’emergenza sono gli immigrati e gli zingari. È proprio vero… Ma se volete un consiglio è meglio che la piantate di andare in giro in macchina a cercare guai: assicuratevi che la vostra casa sia veramente antisismica e tappatevi dentro.

Che se uno resta a casa sua non finisce schiacciato da un crollo…

Se fai turismo estremo poi non puoi stupirti che rischi la vita. E andare a Genova è turismo estremo!

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Incendio Bologna, il selfie con l’autocisterna in fiamme non è una mossa intelligente

Ven, 08/10/2018 - 17:17

Scappare è meglio! Continuo a sentire gente che se la piglia con Renzi, Di Maio o Salvini. Ma ogni tanto mi chiedo se il problema più grosso dell’Italia siano i cattivi e i complotti oppure gli stupidi. A Bologna, un camion cisterna brucia sul cavalcavia e centinaia di persone invece di scappare fermano le auto e si mettono a fare foto con i telefonini. Per fortuna arrivano alcuni poliziotti dotati di grandioso buon senso che bloccano la strada e si mettono a urlare per fare allontanare i curiosi. Tra questi , il poliziotto Riccardo Muci riporta gravi ustioni quando la cisterna esplode. Senza l’eroismo di questi agenti quanti morti ci sarebbero stati? E come si sentono quegli appassionati di selfie pensando che un poliziotto ha preso fuoco per salvarli dalla loro idiozia?

Ora, mi chiedo, ci vuole una mente superiore per capire che una cisterna in fiamme a un certo punto esplode? Io sarei favorevole a una legge che punisca gli stupidi. Non dico di mandarli in galera, ma almeno far loro ripulire le spiagge, leggere dei libri e poi fare un riassuntino su quel che hanno capito… E sarebbe anche il caso di inserire nei programmi scolastici la Storia dell’Idiozia umana.

Per 30 anni sui giornali di fumetti erano in vendita gli occhiali a raggi X che ti permettevano di vedere le ragazze nude. Il fatto che questa pubblicità continuasse a uscire è la prova che c’erano migliaia di maschi che erano in grado di credere all’esistenza di super raggi X nudisti disponibili per una cifra di denaro irrisoria. Intanto Andreotti continuava a vincere le elezioni.

Vanna Marchi fu processata per truffa perché vendeva sale grosso da cucina a un milione di lire al chilo a migliaia di persone: scacciava il malocchio e riaccendeva gli amori perduti. E che dire delle centinaia di migliaia di persone turlupinate da finanzieri che promettevano rendimenti del 25% all’anno?Il potere della stupidità è sottovalutato.

Carlo M. Cipolla, il grande economista, dopo decenni passati a studiare i sistemi finanziari mondiali ha scritto un libro meraviglioso: Allegro ma non troppo, nel quale enuncia le leggi della stupidità: stupido è colui che nuoce agli altri senza trarne vantaggio o addirittura subendo un danno.

Egli dimostra scientificamente che “la persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista” e giunge al sublime asserendo che qualunque previsione sul numero di stupidi presenti in qualunque categoria umana è comunque sottostimata. Non credo che sia possibile che l’umanità evolva da questa era di barbarie senza che si affronti la questione della stupidità in termini globali. Ma i leader politici e culturali hanno difficoltà a comprendere la centralità degli stupidi nelle vicende umane.

C’è da dire che la stupidità a volte è salvifica: lo svedese Carlo XII portò alla rovina il suo impero decidendo di invadere la Russia. Napoleone, che non aveva studiato la storia, si suicidò politicamente nello stesso modo. E se Hitler non avesse tentato di invadere la Russia a quest’ora parleremmo tedesco.

I malvagi passano la vita a ordire complotti segreti, ma per fortuna un attimo dopo aver ordito il complotto iniziano a complottare contro gli altri complottatori e va tutto in merda.

Quindi una lotta culturale senza quartiere contro la stupidità e l’istituzione del reato di stupidità portano seco anche il rischio che i cattivi diventino meno stupidi. Ma è un rischio ineluttabile: se non incominciamo a ragionare un po’ meglio non porremo rimedio al fatto che viviamo in un pineta meraviglioso, ricco di ogni ben di Dio e lo abbiamo trasformato in un macello in cui dieci milioni di persone muoiono ogni anno per fame, cento milioni muoiono perché hanno mangiato troppo, e altri milioni trapassano perché hanno deciso di fidarsi di una dieta rivoluzionaria proposta da un ex postino che ha visto la luce dentro una bottiglietta di Coca Cola.

E che dire degli esseri umani che crepano perché non capiscono il corretto uso degli antibiotici e allevano così super batteri killer? E quelli che si procurano infezioni spaventose esagerando con i disinfettanti che sterminano i batteri buoni (quelli che ci amano e ci difendono dai batteri carogna)? E perché a milioni dormono con il diffusore elettrico di insetticida acceso, in camera, nonostante l’avvertenza: “Areare i locali prima di soggiornarvi nuovamente”?

Io credo alla necessità di investire grandi risorse allo scopo di ridurre i comportamenti stupidi di massa. Se aiuti una persona a capire perché sta facendo una cavolata epocale magari gli fai scattare il sospetto che potrebbe riflettere un po’ di più sulle sue scelte. Sarebbe un investimento che provocherebbe risparmi enormi per la sanità, i vigili del fuoco, ridurrebbe i disastri ambientali,  i fallimenti di aziende di grande successo e i danni causati dall’uso inappropriato delle zucchine. Nessuno ha realizzato una stima dei costi economici della stupidità ma sicuramente sono astronomici, maggiori di quelli della corruzione e della criminalità messi assieme.

Certo non riusciremmo mai a eliminare i “5 minuti di mona” che colpiscono prima o poi anche i geni. Nessuno è infallibile ma possiamo circoscrivere i danni.

N. b.: Il grande economista si firma Carlo M. Cipolla e quella “M.” viene interpretata dai più come “Maria”: Carlo Maria Cipolla. In realtà Cipolla non ha come secondo nome Maria, e neanche Mario. Secondo alcuni quella “M.” la scrisse lui, compilando un modulo statunitense che prevedeva un secondo nome. Uno scherzo che poi gli è restato addosso. Ma secondo altri quella “M.” lui l’aggiunse per distinguersi da altri studiosi omonimi. Insomma chissà come è successo veramente, la realtà è complicata.

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Ecofuturo 2018, ti strapazzo il carbone con un mulino a vento portatile

Mar, 07/24/2018 - 09:16

Sono state giornate epiche, orde di tecno sognatori affastellati a progettare complotti di amore per la natura e perfino per gli esseri umani, un’auto elettrica del 1891, funzionante, italiana, eravamo i primi in Italia! Una Tesla che venderesti l’appartamento per comprarla, ma poi ci dovresti abitare dentro. Dario Tamburrano che ha costruito con le sue manine di parlamentare europeo pezzi di ricambio per attrezzature dentistiche in 3d e un catamarano che trasporta 3 persone a 3 km/h con un pannello fotovoltaico da 100 watt; una tromba d’aria su Padova che abbiamo ordinato apposta per chi c’avesse ancora dubbi sul cambiamento climatico, una sostanza magica prodotta dai batteri che si mangiano la cacca e poi scoreggiano e producono il biogas che ci mandi l’automobile e quel che resta lo metti sui campi senza arare e si verticalizza l’humus, funghi e batteri agricoli a pioggia.

E come se non bastasse isole di bottiglie di plastica sul lago di Iseo che disinquinano il lago medesimo, con piante e filtri solari e un ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ti dice che in effetti anche lui è d’accordo sul nostro piano diabolico per abolire progressivamente il diesel e sostituirlo con il gas e salvare la pelle a migliaia di italiani “smogavvelenati”. Intanto che aspettiamo la mobilità elettrica di massa, è una priorità. E un sottosegretario all’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che dichiara che gli piace l’idea di proporre agli studenti di studiare l’efficienza energetica della loro scuola e poi organizzare i lavori per migliorarla (un’alternanza scuola-lavoro veramente appassionante!). E un gruppo di toscani che vogliono fare il teleriscaldamento a Padova, che a Parigi già 40 quartieri si riscaldano e raffreddano con il calore sotterraneo che gli incomprensibili chiamano geotermia per darsi delle arie. E Michele Dotti che presenta il suo nuovo grandioso spettacolo Siam mica qui a farci salvare dai panda.

Professori universitari di rara bellezza, un assessore all’Ambiente di una levatura scientifica che levati, donne muscolarmente sopraelevate, uomini con delle natiche da urlo, sogni dappertutto anche per terra che c’hai paura di inciamparci, ragazzi che mi dicono che hanno risolto i problemi sessuali grazie a me, ragazze che mi dicono che hanno l’energia elettrica gratis grazie a ragazzi che avevano problemi sessuali prima di conoscere me.Un livello di gratificazione allucinante.

Fabio Roggiolani che tenta di addentare un finto produttore di roba finta ecologica e dobbiamo toglierglielo dalla chele prima che gli stacchi dei pezzi. Sergio Ferraris, ormai regista, che sfrigola contemporaneamente su otto computer ed è questo che innesca una reazione a catena con un impianto solare portatile e due pale eoliche e un refrigeratore a ventola da 20 euro ecologico ed è questo che scatena in realtà la tromba d’aria di cui sopra ma non lo ha fatto apposta, dice lui.

E Simone Canova che si fa raccontare la vita da decinaia di imprenditori, inventori, gruppidacquististi, associatori, professori, ballerini sardi e cooperatori che hanno preso la scossa e non si sono più ripresi, più una persona gentilissima che è l’unico caso al mondo di uno che è restato ferito nell’esplosione di una cisterna d’acqua di un impianto idroelettrico che nessuno ha capito come c’è riuscito ma è stato doloroso. Maghi, cantanti, idraulici, ventriloqui, sceneggiatrici di spettacoli comici, bambini in cerca di un tesoro nascosto, boy-scout, Andrea Grigoletto e la banda del parco la Fenice green park a raddrizzare alberi abbattuti, ma non piangete perché sono salici e si riprendono.

230 mila persone che hanno visualizzato le visualizzazioni, una sintesi ogni giorno su IlFattoQuotidiano.it che ci vuole bene. Insomma: molto entusiasmo e molti fatti. Mo’ due giorni a letto a stare zitti. Grazie a tutti, sciocchi esseri umani che ancora credete alla gioia della collaborazione!

Prossimo appuntamento alla Libera Università di Alcatraz per tutto agosto: giriamo video comici, facciamo canzoni e proviamo pezzi teatrali, foto, dipinti, fotomontaggi e fake news divertenti, ci connettiamo con il mondo, progettiamo guerriglia pacifica eco compatibile, connettiamo l’inconnettibile a bordo piscina. Volendo puoi collegarti dall’Alaska perché siamo in diretta Facebook a oltranza. Praticamente un web corteo.

Se il pianeta è verde, nessuno ci perde!

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Ecofuturo 2018, i combustibili fossili non convengono più. Salviamo 200mila italiani!

Mar, 07/17/2018 - 18:53

Inizia Ecofuturo festival (www.ecofuturo.eu), cinque giorni a Padova, al Parco Fenice, durante i quali racconteremo, in diretta streaming, la colossale rivoluzione che stiamo vivendo; gioite: nuove tecnologie stanno cambiando il mondo! Questa festa ecologista è possibile anche grazie all’appoggio che IlFattoQuotidiano.it ci ha offerto fin dalla prima edizione, cinque anni fa.

Vogliamo fare un po’ di conti sul futuro. Conti molto positivi: l’energia elettrica dal carbone e dal nucleare è ormai più cara di quella dal sole e dal vento. Già ora nel Sud Italia non conviene più produrre energia bruciando i fossili. È la fine di un’epoca. Wow! Se aspettavamo che l’amore per il pianeta e per l’umanità inducesse i potentati a rinunciare ai combustibili fossili avremmo potuto campare mille anni prima di vedere il cambiamento e ci saremmo forse estinti prima. Ma ai soldi non si comanda: quando una tecnologia non rende più abbastanza è morta.

Resta il problema dei mezzi di trasporto (l’elettrico avanza ma troppo lentamente per i nostri gusti), ma ormai perfino le case automobilistiche più retrograde hanno capito che benzina e diesel sono all’ultima spiaggia. Resta il problema di cosa fare, aspettando che le batterie dei mezzi di trasporto diventino ancora più potenti e leggere e le ricariche velocissime. Non è un problema da poco visto che l’inquinamento urbano ammazza migliaia di italiani che vivono nelle grandi città e in particolare in Pianura padana che è una macchia grigia nelle foto satellitari.

Le stime di questo massacro vanno dai 50 mila ai 70 mila morti all’anno. Cioè almeno 500 mila morti nei prossimi 10 anni. Se Matteo Salvini avesse veramente un cuore padano metterebbe questa emergenza al primo posto! Ma sbraitare contro gli immigrati rende di più. Gli si verticalizzano i follower. Lo smog che uccide è un argomento che dà fastidio e fa molto meno scalpore dei meno di 500 morti all’anno per omicidi. Misteri della percezione umana e mediatica!

A Ecofuturo presenteremo un piano per ridurre questa carneficina. Ci vuole tempo perché bisogna agire globalmente su questioni complesse: auto, mezzi pesanti, riscaldamenti, industrie tossiche. Ma in tutti questi settori abbiamo già le tecnologie efficienti e non inquinanti, si tratta di diffonderle e via via renderle obbligatorie.

Il primo obiettivo è la conversione di tutti i mezzi diesel super inquinanti. Abbiamo già aziende che sanno convertire anche le auto diesel a gas e i mezzi pesanti a gas liquido. L’ultima volta che ho scritto di gas liquido su questo blog sono stato preso a sardine in faccia: c’era chi sosteneva che me lo fossi inventato. Poi mi son preso la soddisfazione di andare a La gabbia su La7 con un tir Iveco nativo a gas liquido (gnl). Oggi la modifica dei tir da diesel a gas liquido è addirittura finanziata in parte dallo Stato.

Aspettando che la nuova generazione dell’elettrico renda obsoleto anche il gas questa soluzione potrebbe fare da ponte e ridurre drasticamente lo smog e i danni alla salute. Ovviamente questo effetto positivo potrebbe essere moltiplicato riprogettando il traffico urbano, spingendo sull’efficienza dei trasporti pubblici, le auto a noleggio breve e le piste ciclabili (che in Italia sono ancora per lo più leggenda).

Contemporaneamente si stanno facendo progressi enormi nella produzione di nuovi sistemi di isolamento termico, i costi diminuiscono e le case in classe A e quelle passive fanno oggi risparmiare centinaia di milioni di euro alle famiglie italiane e a quei pochi comuni che hanno abbracciato l’efficienza energetica. E stiamo facendo anche un balzo notevole nel settore degli straconvenienti pannelli solari per l’acqua calda.

Anche sul piano dell’inquinamento industriale i problemi di fondo sono risolti. Ci sono acciaierie nel nord Europa che funzionano senza sterminare la popolazione: il disastro ambientale di Taranto dipende solo da conti economici a breve termine, incapacità e stupidità. La situazione quindi è tale che se ci fosse la volontà politica e si attrezzassero sistemi adatti di pre-finanziamento, potremmo ridurre drasticamente il numero dei morti per inquinamento urbano nei prossimi 10 anni. Salvare la vita ad almeno 200 mila persone sarebbe possibile: interessa?

È dura rendersi conto che l’umanità, a causa di una congenita lentezza cerebrale, stenta a capire concetti elementari anche quando la convenienza di un cambiamento è dimostrata. La battaglia è vinta, l’inquinamento è ferito a morte, quanto ci impiegherà a liberarci della sua letale presenza? Quanto tempo ci vorrà perché la maggioranza delle persone capiscano che l’Italia butta via centinaia di miliardi di euro all’anno bruciati sull’altare della stupidità energetica? (vedi il libro bianco di Ecofuturo).

Lo scopo di Ecofuturo è proprio questo: appoggiare le aziende innovative che in Italia non trovano il sostegno dello Stato e dei media, far conoscere le nuove tecnologie, diffondere l’ottimismo dei fatti che può coinvolgere sempre più persone nel cambiamento. Con Ecofuturo abbiamo creato un grande archivio di video conferenze, un patrimonio di più di 200 video realizzati da esperti, aziende, cooperative, docenti universitari.

Quest’anno ci occuperemo anche della rivoluzione agricola basata sull’interazione tra la produzione di biogas da scarti non commestibili, che genera come effetto collaterale una grande quantità di materia organica, capace di sostituire i concimi tradizionali ma soprattutto di far rinascere l’humus nei terreni degradati da mezzo secolo di agricoltura chimica. Un’agricoltura nuova che, proprio grazie all’aumentata presenza di batteri e funghi, permette una drastica diminuzione di funghicidi e antiparassitari. E inoltre richiede una riduzione dei consumi energetici per le lavorazioni perché non viene più praticata l’aratura tradizionale ma si ricorre a dischi che si limitano a incidere il terreno, senza rivoltare le zolle e quindi non si sconvolge l’ecosistema del terreno (che è uno spreco di risorse viventi).

Quando l’anno scorso annunciai questa conquista tecnologica fui preso a merluzzi in testa da molti lettori: rassegnatevi, sono ormai decine di migliaia gli ettari coltivati in questa maniera nella Padania e sono ormai in commercio megatrattori costruiti apposta per questo tipo di lavorazione. Il connubio biogas-humus rinato è una manna per le aziende agricole e il buon senso, ma è anche un passaggio fondamentale per abbattere l’effetto serra in quanto ci permette di “interrare” grandissime quantità di gas serra. Abbattere le combustioni e cambiare l’agricoltura sono le due leve che ci possono salvare dal cambiamento climatico!

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E visto che mi sono vantato per le previsioni azzeccate trovo carino ammettere anche un errore. Due anni fa annunciai l’imminente raggiungimento del traguardo dell’energia dal mare con un costo al di sotto di quello dal carbone. Ho sbagliato. Ma non perché le tecnologie non ci siano: l’idrico marino esiste e ha potenzialità mostruose nel breve periodo, ma inspiegabilmente viene guardato con sospetto e quindi non si muovono i soldi che potrebbero portare all’industrializzazione (e quindi alla disponibilità a basso costo) di questi sistemi di produzione 24 ore su 24 (perché il mare a differenza del sole e del vento, non si ferma mai). Ogni sera vado a letto pregando che qualcuno con molto denaro se ne accorga. Giusto per rifarmi dalla brutta figura.

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A chi devo praticare un rapporto orale per lavorare in Rai?

Lun, 07/16/2018 - 10:50

Chi decide chi fa una trasmissione? Chi decide chi interpreta una fiction, chi è un eccellente regista, sceneggiatore, scenografo, costumista? La Rai gestisce un fiume di denaro, centinaia di milioni di euro all’anno. Non è un mistero che fin’ora sono stati i politici a scegliere chi comanda in Rai.

E non c’è dubbio che a volte i politici richiedano di essere ricompensati con adeguati servizietti: un’intervista con la star di turno, un posto al sole per un parente. Vi ricordate quel Berlusconi che telefonava a quel direttore chiedendo che una sua amica venisse ingaggiata come protagonista di una fiction? Vi ricordate delle numerose inchieste su spese pazze e rimborsi gonfiati? E come mai la Rai ha una quantità di dipendenti allucinante?

Il mese scorso ho pensato di mettere una pezza allo sfacelo: proporre un micro cambiamento del sistema che potrebbe creare un effetto valanga e iniziare a modificare i giochi. Sono dell’idea che per ottenere grandi risultati bisogna iniziare portando a casa cambiamenti piccoli, facili da ottenere e veloci.

A volte basta un sassolino per far deragliare gli ingranaggi del delirio. L’idea è talmente banale…. Oggi non esiste nessun percorso che sia possibile seguire per far passare una proposta in Rai. Una via complementare alle scelte dei dirigenti.

Tanto per rendere l’idea dal 2009 al 2014 mio padre restò fuori dalla Rai semplicemente perché non si trovava un dirigente Rai che volesse sostenere la sua candidatura. Vennero persino bocciati alcuni spettacoli che non potevano certo dar fastidio per motivi politici, si parlava di grandi pittori italiani del Rinascimento!!! E parliamo di un Nobel. Fu solo la determinazione di Gianmarco Mazzi, la sua tigna, a riportare mio padre in prima serata televisiva con “Francesco, lu Santo Jullare”, che ebbe peraltro un notevole successo…

Che possibilità hanno oggi un ragazzo o una ragazza con grandi idee e nessun santo in paradiso? ZERO SOTTO ZERO! Allora perché non creiamo una percorso per l’accesso basato sul merito? Diamo al pubblico della Rai il potere di scegliere nuovi volti. Farlo è semplice: si dà modo di pubblicare sul portale della Rai un video. Grazie alle portentose tecnologie moderne possiamo sapere subito, esattamente, quanti lo hanno guardato e per quanti minuti, e se un video ha successo gli autori si guadagnano il diritto a realizzare una serie pagata da Rai, che viene trasmessa sulle reti tematiche. Se qui ha un buon risultato di pubblico gli autori possono produrre una trasmissione più impegnativa che va su Rai 3 in terza serata, e così via fino ad arrivare alla prima serata di Rai 1. Scegliamo così il 20% delle trasmissioni e vedrete l’effetto della concorrenza vera nella tv di Stato.

Un’idea banale, qualunque persona che abbia a cuore il pluralismo, la meritocrazia e il potere al popolo dovrebbe condividerla! Quindi telefono a un direttore di rete per un appuntamento, prendo su la mia valigetta e chiedo proprio a Mazzi di accompagnarmi.

E vorrei chiarire che il fatto che io fossi insieme al grande Gianmarco Mazzi, nella mia testa, era veramente buona cosa. Infatti Mazzi è un signore competente, da tutti conosciuto come un genio della tv, mio padre lo considerava tale. È il direttore artistico a cui si rivolgono spesso Celentano, Zucchero, Vasco Rossi, Boccelli, Mina per grandi eventi ed è grazie a questa sua forza acquisita sul campo, gestendo spettacoli che hanno richiamato decine di migliaia se non centinaia di migliaia di spettatori e ascolti stellari, che si è guadagnato il rispetto in Rai e la possibilità di gestire con successo trasmissioni come Sanremo. Quindi parliamo di un professionista sul quale non si discute. E poi non è neanche uno di sinistra, quindi andavamo a presentare una proposta super partes, fuori dagli schieramenti ideologici, io e lui insieme per dar peso a un’idea di buon senso.

Entriamo nello studio del direttore di rete (del quale non farò il nome perché la polemica personale non mi interessa) gli esponiamo il nostro progetto di creare un canale di accesso che affianchi le vie tradizionali, una versione minimalista dell’idea di fondo, perché a puntare troppo alto ci si fa male, e subitaneamente ci rendiamo conto che dopo due minuti, scoperto l’argomento del quale volevamo discorrere, non ci ascolta proprio, sta pensando ai fatti suoi, a quale linea editoriale imporre, a quali puzzle ispirarsi.

Ci alziamo, salutiamo e ce ne andiamo. Non è la prima volta che incontro dirigenti Rai e che misuro l’immensità del loro disinteresse. Dal 2009 al 2014 ero io a girare per gli uffici Rai con i video degli spettacoli di mio padre sui pittori italiani…

Ma pensavo che stavo sul cazzo perché sono comunista (il che è un dramma se hai di fronte uno di sinistra). E quando mi presentavo con proposte di trasmissioni mie pensavo che in fondo era comprensibile perché televisivamente non sono nessuno.

E quando in passato ho provato a proporre la stessa idea di una via d’accesso alla Rai per non blasonati, pensavo che forse ero io, come proponente, che non ero credibile. Ma ora ho visto che neanche se ti presenti con uno che ha gestito grandi successi ti ascoltano. Allora posso dire con serenità: siete proprio tronfi e pieni del vostro potere e non vi viene neanche in mente che qualche cosa vi possa costringere a cambiare…

Adesso ci sono anche i 5 Stelle al governo… Che cosa succederà? Lo creiamo un sistema meritocratico di accesso alla Rai oppure si continua con gli amici degli amici e con i rapporti orali?

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Decreto Dignità, il divieto di fare pubblicità alla cocaina danneggia il mercato e fa perdere posti di lavoro

Mar, 07/10/2018 - 17:03

Il settore droghe è importante per l’economia italiana e sicuramente vale più di un punto del Pil. L’impossibilità di pubblicizzare sulle televisioni, sui giornali e sul web questi prodotti, definiti voluttuari, impedisce una corretta espansione del mercato in quanto inibisce la diffusione della droga tra i giovani, le casalinghe e i lavoratori.

Giovannetto Pera e Paolettino Buco, rispettivamente presidente dell’Unione del Commercio Ludico e amministratore delegato della Sacra Corona Unita hanno commentato negativamente il decreto legge che sarà tra breve discusso in Parlamento per la reiterata assenza di norme permissive “che non inibiscano lo sviluppo di un settore trainante della nostra economia”. Anche Marcellino Sniffa, presidente della Mafia Spa, azienda di punta del settore, lamenta l’insensibilità del nuovo governo verso “il diritto di impresa e la libertà di commercio e di parola. Libertà di parola peraltro chiaramente indicata dalla Costituzione dello Stato italiano come un diritto fondamentale e inalienabile di tutti i cittadini a prescindere dalla loro religione, dal colore della pelle e da quello della fedina penale.

Attenzione: sto ironizzando sulle proteste contro il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo!
È successo proprio questo: vari esponenti del mondo imprenditoriale e sportivo stanno protestando perché il Decreto Dignità contiene il divieto di fare pubblicità al vizio del gioco! Non volevo crederci ma ho verificato: è proprio così!

Credo che tutti pensino che dare il diritto di pubblicizzare l’eroina sarebbe criminale.
Ma visto che in rete ci sono esseri umani sprovvisti di senso dell’umorismo, chiarisco che sono contrario alla pubblicità delle droghe e peraltro nessuno ha avuto il coraggio proporre l’abolizione del divieto di pubblicizzare la cocaina; e per fortuna inneggiare all’uso della droga è un reato.

Inoltre non esiste l’Unione del Commercio Ludico e la mafia non è registrata come Spa. E i signori Pera, Buco e Sniffa non esistono e se per caso dovessero esistere non si occupano certo di smercio di droga.

Questo articolo vorrebbe ironizzare sulle proteste da parte di svariati settori imprenditoriali per il ventilato divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo. Pubblicizzare uno dei metodi più veloci per rovinarsi la vita è per loro un diritto inalienabile dell’imprenditore moderno.
E fa particolarmente impressione che alle proteste si siano unite associazioni e imprese calcistiche, spaventate dalla perdita di incassi che porterebbe la sparizione della pubblicità per scommesse e gioco d’azzardo che, dicono è fondamentale per l’economia dello sport.
Stupisce l’assoluto disinteresse di queste persone per il terribile impatto sociale che deriva dal gioco d’azzardo che è, a tutti gli effetti, una forma di tossicodipendenza psicologica. Si tratta di una malattia sociale capace di rovinare vite e famiglie generando ogni sorta di disastro, suicidi compresi.
Ma chissenefrega!
Se spendere milioni per convincere sempre più persone a giocarsi la vita conviene, va bene!

Una volta c’erano degli illusi che consideravano lo sport uno strumento per migliorare la vita e la cultura della gente…

A noi dispiace che molti possano non gioire per il divieto della pubblicità al gioco d’azzardo ma da tempo in molti chiediamo un provvedimento simile e speriamo che sia presto approvato.
E abbiamo anche un po’ di pietà per le anime di quelle persone che mettono i soldi davanti a tutto.
A questo punto sarebbe bello se qualche calciatore scendesse in campo rompendo lo schieramento delle società calcistiche.
Come si dice in questi casi: è una battaglia di civiltà.

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