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Aggiornato: 41 min 11 sec fa

Ecofuturo 2017, abbiamo le tecnologie per vincere la guerra all’inquinamento

Mar, 07/04/2017 - 13:10

Ecofuturo 2017: fotovoltaico batte carbone! Il monumento funebre all’aratro e il tramonto del gasolio.

A Padova, 12/16 luglio al Fenice Green Energy Park (un posto pazzesco!)

L’idrico non è ancora riuscito ad arrivare sotto il prezzo del gas e del carbone ma il fotovoltaico e l’eolico ci sono riusciti. Il crollo del prezzo degli impianti ha decapitato le tecnologie concorrenti. Nei climi più caldi il costo del kilowatt dal sole ha battuto quello del carbone e del gas arrivando, nelle grandi aste, a 3 centesimi di dollaro per kW. E si prevede che nei prossimi 10 anni il fotovoltaico batterà il carbone anche nei climi temperati. Il pianeta ha vinto. È il giro di boa.

Fino a quando le tecnologie rinnovabili costavano più delle fossili si doveva sperare solo nella bontà d’animo delle persone. Adesso sono i soldi a parlare. E questo non riguarda solo la produzione di energia. Ci sono decine di tecnologie ormai mature che sono sull’orlo di invadere il mondo.

Il gas liquido può sostituire il gasolio nella trazione e sulle imbarcazioni. Iveco già produce mezzi pesanti a gas liquido. A Ecofuturo presenteremo il sistema di Ecomotive Solution per convertire a metano le auto diesel. Quello che prima era possibile solo con le auto a benzina ora si può anche con i mezzi a gasolio. Lo stop al gasolio nelle città è teoricamente possibile. Ci vorranno anni ma succederà. E la prova è che anche alcuni petrolieri hanno iniziato a investire sul gas liquido, il biodiesel da scarti alimentari, alghe e coltivazioni non commestibili in aree agricole marginali. Eni sta convertendo al biodiesel Marghera e Gela. E se lo fanno vuol dire che si può raggiungere quantomeno il pareggio del biocarburante col petrolio. E se il petrolio torna a risalire non sarà più pareggio, sarà convenienza.

L’anno scorso venni deriso da alcuni commenti per la questione della morte dell’aratro. A un anno di distanza vediamo crescere i successi della sperimentazione su grandi appezzamenti. Lo so che pare impossibile ma nonostante si sia fatto così per cinquemila anni oggi si è scoperto che conviene NON rivoltare il terreno. Portare in superficie il terreno che sta sotto provoca un orrendo massacro di miliardi di microorganismi che sono la fertilità del suolo. Poi ci devi mettere chilotoni di concime.

Oggi si usano attrezzi che fessurano il terreno o lo bucherellano, senza rovesciarlo e si unisce questa tecnica con la copertura con materia organica, un ciclo nel quale entrano in gioco anche i prodotti della fermentazione degli scarti vegetali e del letame. Fermentazione estremamente conveniente perché può alimentare impianti per il biogas.

Questo ciclo, oltre ad essere più efficiente ha il vantaggio di arricchire progressivamente il terreno. Ma l’aspetto fondamentale è che seguendo questa metodologia si imprigiona anidride carbonica (Co2) nel terreno. Lo studio Ecofis spiega che se l’agricoltura mondiale fosse gestita con questo metodo potrebbe compensare da sola le attuali emissioni di Co2!

Il salto di qualità nell’agricoltura è strettamente connesso con un progetto globale di riordino tecnologico.

Un percorso che richiedeva in Italia una serie di passaggi di sburocratizzazione e salti tecnologici.

Le auto elettriche vincono sulle tradizionali se si produce energia ecologica a basso costo (fatto!).

La produzione di biogas è possibile se i materiali di risulta non devono essere conferiti in discarica come fossero scarti industriali (fatto!).

La produzione di biogas aumenta se i Comuni non sono più obbligati a conferire in discarica gli sfalci e le potature (fatto!) e se i produttori di olio e agrumi non sono costretti a conferire gli scarti ma riescono a produrre biogas anche da residui con alta percentuale di antiossidanti (fatto!).

La produzione di biogas diventa più conveniente se si può utilizzare per alimentare auto (fatto!).

Le auto elettriche si diffondono più rapidamente se la legge non vieta più la conversione di mezzi a benzina in elettrici (fatto!).

La conversione dei mezzi pesanti diesel a gas liquido va più veloce se è finanziata (fatto!).

La conversione delle auto diesel a gas è possibile se esiste un kit di conversione (fatto!)

L’agricoltura diventa più conveniente e può imprigionare Co2 se i contadini possono vendere direttamente il biogas agli automobilisti (quasi fatto).

Ultima buona notizia, sennò fai indigestione, è che a Ecofuturo presentiamo una tecnologia che permette di resuscitare gli impianti a pirolisi. La pirolisi è quella che si vede nel film “Ritorno al futuro” quando un’auto viene rifornita con gli scarti di una friggitoria buttati in un cilindro lucente. Già quando questo film uscì esistevano auto a pirolisi. Funzionano perché a 400 gradi le sostanze organiche si scindono in gas e cenere. E il gas alimenta il motore. Il problema è che sono state messe sul mercato tecnologie non mature e in pratica decine di grandi impianti, da un megavatt e più, sono stati chiusi. Ora la Legnoenergia dopo aver risolto i problemi del suo impianto, si è messa ad aggiustare quelli degli altri. Risorse enormi paralizzate che tornano a produrre. Una scommessa che alla fine stiamo vincendo. Certo è stupefacente quanto sia difficile e tortuoso questo percorso di conversione dell’economia del petrolio.

Bisognerebbe scrivere dei romanzi thriller che raccontino di come grandi opportunità siano state bruciate, ritardate, sabotate, non capite.

Una storia più appassionante di 007.

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Per info e programma: http://festivalecofuturo.myblog.it/

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Siate mansueti! (E affamati e folli)

Mar, 06/27/2017 - 09:40

Da sempre i mansueti sono considerati paurosi, emotivamente frigidi, troppo prudenti, addomesticati. Un po’ dei vermi insomma. Va beh, a Gesù i mansueti stavano simpatici. Ma Gesù non possiamo dire che fosse uno normale. Essere figli di Dio è un po’ un trauma che non ti riprendi più. Invece c’aveva proprio ragione.

Essere mansueti è una gran qualità. Innanzi tutto per essere mansueti bisogna essere impegnati ad ascoltare le sensazioni che ti dà vivere su questo pianeta molto particolare. La mansuetudine si alimenta col fatto che sei troppo impegnato ad ascoltare quello che succede e non c’hai tempo per urlare, anche perché se urli non senti l’eco del mare e allora cosa vivi a fare?

E poi, per essere mansueti, bisogna dedicarsi a ragionare. Che per molti è una vetta inarrivabile. Farsi domande scomode, tipo: che me ne viene a trattare male questo imbecille pezzo di merda in preda alle sue convulsioni mentali mentecatte? Con tutto quanto c’è di interessante e strano e affascinante e bellissimo su questo assurdo pianeta pieno di contraddizioni ho veramente tempo da sprecare per spiegare a un essere incatenato ai suoi servomeccanismi paranoici che è un povero pirla ben sapendo che tanto non mi capisce?

La mansuetudine è potente, la mansuetudine è bella. Qualcuno mi dirà che sì. Vale la pena di spellarsi le nocche delle dita emotive per rompere l’insulso equilibrio di questo stronzo e fargli capire che la sua vita è una merda. Ok, capisco il tuo parere e lo rispetto. Ma ti pregherei di prendere per un breve istante, in considerazione che nell’universo esista una strana legge psicofisica della quale non ti hanno parlato a scuola per via che hai subito la disgrazia di avere insegnanti stronzi o devastantemente disinformati.

Questa legge di natura, per chi non lo sapesse, si chiama “effetto boomerang della mansuetudine” e la trovi scritta bella e chiara nell’eccelso testo di Sun Tzu, modestamente intitolato L’arte della guerra. Esso dice: se una persona fuori di testa cerca di provocare la tua ira e la tua reazione, al solo scopo di poter piangere dopo che l’hai pestata come una sottiletta, perché da piccola la mamma gli tirava in faccia il latte a bicchierate invece di porgergli la tetta, allora, calcola, che se tu hai avuto la capacità di allontanarti evitando lo scontro fisico e anche verbale, allora quella persona si sentirà inutile e incapace e la probabilità che vada a sbattere con l’auto, sfracellandosi contro un carro armato sovietico cresceranno del tremila per cento.

Cioè, è praticamente sicuro che gli succede. Perché ha vissuto il tuo rifiuto di cadere in una dinamica priva di senso come un chiaro segnale del fatto che hai scoperto che è una nullità destinata all’oblio cosmico e non può vivere con il pensiero che tu lo vada a dire a una ragazza che si chiama Renata che quando questa persona scema era piccola le aveva spezzato un polso perché era una ragazzina terribile. Certo, la via alla mansuetudine zen non è facile. Ma funziona.

E poi a litigare sono capaci tutti. Ma dopo che hai litigato che cosa ti resta? Quando arrivi a una certa età è una gran rottura di coglioni scoprire che non hai amici, hai litigato con tutti i tuoi parenti e stai sul cazzo ai colleghi di lavoro. E i vicini di casa pregano il loro Dio bisbetico che ti venga un coccolone.

E guarda che una delle più grandi indagini mai realizzate sul rapporto tra comportamento e salute ci dice che quelli incazzosi muoiono come mosche. Dico vero! Hanno classificato 50mila settantenni in tre gruppi: socievoli, tranquilli e aggressivi solitari. Poi se ne sono andati. Dopo dieci anni sono andati a vedere quanti erano ancora vivi nei gruppi. Tra gli incazzosi c’era stata un’ecatombe. Uno ti insulta per strada? Si sta ammazzando da solo. Povera bestia. Non è senziente, fa solo finta.

E mannaggia, non ci puoi neanche fare niente. Al massimo puoi offrirgli un antiacido. Ma è solo un palliativo. Magari ti ho convinto che lasciare i rissosi nella loro merda funziona. Magari invece te c’hai problemi con gli arrivisti, gli imbroglioni, i ladri, i falsi, i corrotti, i furbi. E anche quelli che ti fregano il parcheggio sotto il naso e poi buttano le cartacce per strada. Quelli che danno noia alle donne, quelli che non rispettano i bambini, i venditori di formaggini avariati, di sostanze venefiche, di droghe, di diserbanti cancerogeni, i commercianti d’arme, gli usurai, i mafiosi. Ho dimenticato qualcuno?

Ma ti rendi conto che fatica prendersela veramente con tutta questa gente? Parliamo di almeno il 5% della popolazione. A oggi sono circa 350 milioni. Non è che puoi ammazzarli tutti. Bisogna disinnescarli. Come si fa? Usiamo Sun Tzu. Compri 250 copie de L’Arte della guerra le impacchetti belle strette e poi le butti sulla testa di un prepotente dal quinto piano. Se lo centri hai risolto un trecentocinquatamilionesimo del problema. Ovviamente scherzo.

Ma è vero che ci sono almeno 700 milioni di persone nel mondo che stanno facendo qualche cosa di straordinario che varrebbe la pena che tu li conoscessi. Ed è un’impresa titanica.
Ed è vero pure che bisogna industrializzare la lotta contro i criminali, legali o esistenziali che siano. E Sun Tzu comunque la risposta ce l’ha: “Difficile che tu possa convincere uno stupido a diventare onesto, ma se gli fai vedere che tu vivi pienamente perché ti occupi della tua vita invece di dedicarti a tediare gli altri, allora magari cerca di imitarti”. Non ti capisce, ma ti copia. Come faceva a scuola con la matematica.

Io credo che sia ora che i progressisti inizino a discutere su questa questione: veramente credete che possiamo cancellare la corruzione, la violenza e la stupidità varando leggi più severe? È questo che ci serve veramente? Oppure abbiamo bisogno di iniziare noi per primi a vedere le relazioni in un altro modo? Gli africani dicono Ubuntu. Non è un detersivo, è l’antica filosofia che seguiva Mandela. Ma non c’è mai stato un partito Ubuntu. Perché Ubuntu è una cosa che fai da solo, per il tuo piacere, offrendo rispetto e doni agli altri. Ubuntu è mansueto. Peccato non avere altro spazio per raccontartelo.

P.s.: volevo dire a quelli che commenteranno questo articolo scrivendo che sono un imbecille, figlio di papà, comunista, polacco e pure frocio e drogato e che non sono bravo a disegnare, che essi sono delle cacche spaziali puzzolenti a pallini!

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Sesso, dove gode il maschio? Il piacere censurato

Dom, 06/18/2017 - 14:20

Verrebbe da pensare che in una società dominata dagli uomini si sappia tutto del piacere maschile, ma non è così.

Grazie al movimento femminista degli anni ’70, con milioni di donne che manifestavano e urlavano slogan su argomenti intimi si è scoperta l’esistenza del clitoride e di altre meraviglie femminee.

Ma siccome non c’è mai stato un movimento femminista maschile, pochi sanno che anche noi abbiamo il clitoride. Ancora oggi certe informazioni si trovano difficilmente persino sui manuali di educazione sessuale. Ma se non mi dici dove l’uomo prova il piacere maggiore, che educazione sessuale è?
Si tratta di una piccola area sotto le “chiappette” del glande. Se un maschio ci pensa un po’ si rende conto che al culmine dell’eccitazione è lì che cerchiamo di concentrare la sollecitazione. Per le donne verificare la collocazione del punto di massimo piacere maschile è abbastanza facile. Basta farsi prestare un pene e provare a perquisirlo. Il maschio ululerà ovunque ma solo se si sollecita quell’area si ottiene l’eiaculazione.

E il maschio è dotato di un altro strabiliante punto orgasmico che si trova alla radice del pene, nella parte interna. Questo punto è sollecitabile attraverso qualche tipo di aspirazione, ad esempio tramite i movimenti della muscolatura passeresca oppure con altri sistemi risucchianti (non entriamo nel dettaglio per decenza). Oppure è possibile agire esternamente con un massaggio tra testicoli e ano. L’esistenza di questo luogo magico spiega anche il piacere anale maschile in quanto la radice del pene è raggiungibile anche per via posteriore a circa tre centimetri di profondità. Anche questo punto è praticamente assente nei testi di educazione sessuale, questo nonostante siano passati più di trent’anni da quando Leslie Leonelli, splendida sessuologa, lo descrisse dandogli pure il nome: Punto L.

Ma la super censura sul piacere maschile riguarda il fatto che al contrario di quel che comunemente si pensa, anche il maschio può essere frigido. Esiste l’eiaculazione senza orgasmo. Per gli antichi romani era la norma, infatti sostenevano che dopo il rapporto sessuale c’è la tristezza post coitum; ovviamente se hai sperimentato un orgasmo profondo e soddisfacente non sei per nulla triste! Sei triste se non ti è piaciuto. WIlliam Reich sosteneva che la metà dei maschi non sono in grado di raggiungere l’orgasmo. Non esistono oggi ricerche su questo argomento.

Quando ero un ragazzo ho sperimentato tutti i tipi di disastri sessuali: dall’eiaculazione precoce all’impotenza. Chiaramente vivevo la situazione con grande ansia e frustrazione. Per fortuna riuscii a trovare un po’ di calma e una ragazza gentile, riuscii a tranquillizzarmi e a raggiungere l’efficienza minima… Però non provavo niente. E fu un disastro capire cosa mi stesse succedendo, perché se vai al bar e dici che hai fatto sesso con una fanciulla bellissima e non ti è piaciuto, l’unico commento che ricevi è un secco: “Sei frocio!” Non è proprio contemplato che il maschio cacciatore, se la preda è degna, non goda!
Vedi anche: “Lo stupratore è frigido”.

PS: Il mio precedente post ha battuto il mio personale record negativo come articolo meno condiviso su Fb. Parlava di come le economie avanzate stiano rapinando le risorse ittiche africane e di come i prodotti agricoli super finanziati stiano danneggiando con una concorrenza sleale l’agricoltura del continente nero. Una guerra economica che porta miseria e costringe all’emigrazione migliaia di persone…

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Terrorismo: amici pacifisti, siamo forse malati?

Mar, 06/06/2017 - 11:35

È successo qualche cosa. Ci siamo distratti un attimo e quando abbiamo riaperto gli occhi tutto era digitale. Ho la sensazione che il Movimento Pacifista abbia perso un po’ il senso delle cose flesciato dalla realtà virtuale.

Nell’era dei telefonini certe frasi come: terrorismo capitalista, sono desuete. I terroristi sono gli estremisti islamici, la borghesia non è più assassina, è digitale, connessa, sta sul cloud, sulla nuvola, eterea, immateriale.
Invece bisogna proprio riaffermare certe parole, dure, vecchie, ma vere.
E guardare a quel che sta succedendo al di fuori del nostro smartphone.

Il mondo è cambiato in meglio, i manganelli sono più morbidi qui da noi. Ma come dicevano quei due geni di Engels e Marx: se il capitalismo in Europa gira ben vestito in Africa va in giro nudo.
Tutti dicono che per fermare le migrazioni di massa bisogna puntare sulla pace e lo sviluppo economico dei paesi poveri. Giusto.
Ma intanto le flotte di pescherecci dell’Unione Europea depredano i mari africani, lasciando senza pesce migliaia di pescatori che senza lavoro dovranno tentare di venire in Europa per sopravvivere (vedi qui e qui).
E i nostri pomodori, grazie ai finanziamenti pubblici arrivano a Dakar già cotti e imbarattolati a un prezzo minore di quelli senegalesi. Orde di contadini ridotti alla miseria. Dove andranno a cercare una nuova vita? (vedi qui)

Ma lo vogliamo dire che anche questo è terrorismo che alimenta altro terrorismo?
Ma lo vogliamo dire con un po’ di determinazione?
Esiste una borghesia assassina, che foraggia il terrorismo innanzitutto guadagnandoci nel creare dissesti economici, poi ci guadagnano scatenando guerre e poi ci guadagnano con la ricostruzione.
Vecchi discorsi. Ma è così. E non lo stiamo dicendo con forza sufficiente.
Tocca uscire dallo stato di shock.

Ragazzi qui è tosta. Da quando c’è Trump è aumentato in modo spaventoso il numero di civili ammazzati per sbaglio. Diciamolo che esiste il partito della guerra. Diciamolo che oggi corriamo un serio pericolo, con il pazzo americano schierato con i più cattivi dell’Arabia Saudita a fomentare la guerra con L’Iran.
È vero che non siamo riusciti a fermare la guerra contro l’Iraq. È vero. Ma non è un buon motivo per stare zitti adesso. Anche perché abbiamo l’occasione di far riascoltare i discorsi dei guerrafondai che ci spiegavano che andavano a portare la pace, la libertà e la democrazia. Una volta si diceva: “Hanno fatto un deserto di macerie e lo hanno chiamato pace”. Un milione di morti dopo, 10 milioni di rifugiati dopo, 4 nazioni distrutte dopo, migliaia di azioni terroristiche dopo, forse anche a qualche benpensante moderato gli può passare per la testa che la lotta al terrorismo non si fa così… Sai com’è…. A volte uno vede cosa succede e poi e magari capisce. E oggi abbiamo un Papa che è veramente cristiano che è un vantaggio… Allora… Lo diciamo o parliamo d’altro?
Serve inventarsi qualche cosa che tocchi le coscienze e dia anima a una serena, forte, determinata opposizione alla guerra.

Non riconosco più questo movimento. Va bene, ci sono passati sopra con i cingoli della storia e abbiamo sofferto per l’orrore che non siamo riusciti a impedire. E diciamolo che è veramente brutto vedere che tu avevi preannunciato tutto, detto chiaro, raccontato che sarebbe arrivato il terrorismo, che avrebbero massacrato i civili, torturato, che avrebbero ammazzato donne e bambini anche da noi… E fai di tutto, ti sbatti, e in 7 milioni mettiamo la bandiera della pace alle finestre, e scendiamo in piazza in più di 100 milioni in tutto il mondo… E poi vedi che succede…. E questi dementi vanno lì e fanno ancora peggio di quel che noi temevamo… E succedono cose orribili che non puoi neanche guardare… E per giunta devi sentire Salvini dire certe cose. Fa male! Fa male! Occhei. Abbiamo creduto in mille battaglie e adesso siamo stanchi e abbiamo voglia di farci un giochino sul cellulare.

Ma abbiamo mantenuto la nostra sensibilità, la nostra umanità, la nostra integrità, la nostra capacità di amare. E non c’è nient’altro per cui valga la pena vivere. Quindi fem el piasé: alzati. Che è ora.

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Sesso, il punto G è vivo e lotta insieme a noi. Per trovarlo basta fare ginnastica

Mar, 05/16/2017 - 09:31

Tempo fa scrissi un post a proposito del Punto G che raccolse le critiche del dottor Puppo, blogger de ilfattoquotidiano.it. Peraltro da più parti arriva una campagna di demolizione verso questo aspetto dell’anatomia femminile. Si ha notizia di un’assemblea di mille donne che avrebbero sostenuto all’unanimità l’inesistenza di questo tempio del piacere femmineo.
Stamattina ho telefonato al professor Jannini, esimio ricercatore nonché primo a fotografare l’area in questione dimostrando la sua esistenza. Gli ho detto: “Emanuele, ma il Punto G esiste ancora o l’avete perso?”.

Ho tirato un sospiro di sollievo quando mi ha confermato che è ancora lì: “Ma mi si dice che avete ritrattato!”, gli ho detto. E lui: “Ma per niente!” e mi ha spiegato che un coacervo di ricercatrici e ricercatori ha soltanto deciso di non utilizzare più la definizione di “punto G”, in quanto hanno verificato che questo nome induce alcuni a un’idea fuorviante: “Molti si aspettano di trovare un pulsante da schiacciare”.

Si parla quindi di “area” più che di “punto”. Ma la sostanza resta immutata. E allora, dirà qualcuno, com’è che addirittura mille donne hanno dichiarato di non averlo trovato? La questione è da tempo nota. Cerco di spiegare il tutto a uso dei non laureati in Medicina, con parole semplici, ma devo aprire una digressione. Esiste una zona, raggiungibile agendo sulla piccola depressione che si trova a circa tre centimetri di profondità sulla parete anteriore della vagina, che è resa sensibile dalla presenza della radice della clitoride. Parliamo dell’area dietro l’osso pubico attraversata dall’uretra.

Per sollecitarla bisogna di spingere (delicatamente!) a tre centimetri di profondità verso l’interno dell’osso pubico. È un’area ricca di tessuti cavernosi, cioè erettili, si gonfiano quindi in stato di eccitazione. Sollecitare quest’area provoca un orgasmo particolarmente piacevole. Aver fotografato e analizzato questi tessuti e le terminazioni sensoriali che si dipanano dalla radice della clitoride è il grande merito di Jannini.

Molte donne non hanno sensibilità in questa zona non perché siano anatomicamente diverse. Il problema è un altro. Nel 1936, mentre Stalin sterminava gli anarchici in Spagna, il professor Kegel scoprì che poteva curare in pochi mesi l’incontinenza nelle donne dopo la menopausa grazie alla ginnastica del muscolo puboccigeo (alias pavimento pelvico). Alcune pazienti gli dissero poi che grazie a questa ginnastica avevano raggiunto per la prima volta l’orgasmo.

L’efficacia di questa ginnastica è ormai quasi unanimemente riconosciuta a livello scientifico. Il che è comprovato anche dal fatto che in Francia e nei paesi scandinavi, dove questa ginnastica viene insegnata a tutte le donne dai ginecologi e nei corsi preparto, l’incidenza dell’incontinenza post-menopausa è sotto il 20% mentre in Italia siamo intorno al 50%. Quindi abbiamo un dato statistico molto solido.

In Danimarca, la ginnastica del pavimento pelvico è addirittura insegnata nelle scuole medie inferiori, anche perché è una pratica benefica per tutto l’apparato sessuale femminile e riduce pure l’entità dei dolori mestruali. Ovviamente, il fatto che in Italia questo argomento sia ancora tabù per molti ginecologi spiega perché il nostro paese è leader mondiale nel consumo di pannoloni per adulti, tanto che sono pubblicizzati in tv.

Oggi però trovi su youtube decine di tutorial su questa ginnastica ma negli anni 80, quando su Cacao pubblicai in italiano, il manuale danese di ginnastica pelvica per le scuole e osai parlarne su Tango, supplemento di satira dell’Unità, organo comunista fondato da Antonio Gramsci, rischiai il linciaggio per vilipesa maestà operaia. Il rapporto tra piacere, mobilità perineale e Punto G è pure confermato da un numero spaventoso di testimonianze femminili anche se adesso gli specialisti lo chiamano Zona clitoride, Uretra, Vulva (Cuv Area).

Hanno addirittura utilizzato l’ecografia per osservare come reagiscono durante un rapporto sessuale le aree erettilli suddette (che si erigono un casino!). Si è altresì verificato che le donne che non muovono abitualmente il pubococcigeo, durante la giornata come durante gli incontri intimi, possono non solo sperimentare l’insensibilità dell’area ma addirittura un certo fastidio al contatto. Ma questo non perché siano sprovviste dell’area medesima ma perché, come accade per qualsiasi parte del corpo, se non muovi una parte si atrofizza, diviene insensibile o dolorante e decresce pure la capacità del cervello di sentirla. Esiste cioè un ovvio rapporto tra movimento salute e sensibilità.

Quindi il fatto che si siano trovate mille donne che hanno dichiarato la loro insensibilità non è una prova, anche perché molte di più hanno dichiarato di essere estremamente, piacevolmente sensibili proprio lì. Sono tutte pazze maniache sessuali? Non credo. Comunque è legittimo che non si creda all’esistenza del punto G. Sono libere opinioni. Com’è legittimo che noi si continui a trovarlo.

Istruzioni per l’uso:

Il muscolo pubococcigeo è il muscolo che tutti, maschi e femmine usiamo per bloccare il flusso delle urine. Contrailo per tre secondi e poi ascolta il rilassamento per nove secondi. Questo è l’esercizio base. Ma non va fatto mentre fai pipì. Bloccare il flusso non fa bene, rischi irritazioni. Si può fare ad esempio quando ti trovi a doverti fermare perché il semaforo è rosso. Oppure quando sei in coda alle poste. Non se ne accorge nessuno e non sprechi il tempo. Fa bene anche ai maschi. Per aumentare la mobilità passeresca puoi anche ridere basso e tossire basso. Se lo fai durante il rapporto è un po’ rumoroso ma lui impazzisce e ti considera una dea matriarcale. Poi puoi anche imparare a produrre questi movimenti col silenziatore. Cioè contrarre il muscolo che contrai quando ridi basso senza ridere. Ma se ridi fa allegria.

Ps:

Peraltro il maschio ha il Punto L. E anche su questo non ci piove. Se mi scrivete dei commenti carini a questo articolo poi ve lo spiego.

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Crisi e burocrazia, scambiare o vendere energie rinnovabili sia libero per tutti

Mer, 04/19/2017 - 10:17

Sicuramente Berlusconi è stato odiato in modo smisurato. Ma questo odio ha scelto di non travalicare alcuni limiti.
Ad esempio, non è mai stata condotta una campagna incisiva sul fatto che le aziende del presidente del Consiglio possedessero due reti televisive pornografiche a pagamento e un casinò online. Credo che sarebbe stato uno shock per i suoi cattolici elettori.

Parto da questa osservazione perché il tema del post è l’efficacia limitata dell’azione dei progressisti. Prova ne è che Berlusconi è durato 20 anni e se ne è andato solo dopo aver dato il colpo di grazia all’economia. E nonostante questo, è raro che si rinfacci alle destre il disastro che hanno realizzato. Se i progressisti avessero più senso pratico in ogni dibattito televisivo, qualunque cosa dicano gli esponenti delle destre dovremmo sentir rispondere: con che faccia mi parli, dopo che avete condotto l’Italia al tracollo economico? Invece, sento addirittura dei progressisti che si sgolano a dare la colpa della crisi alla Merkel e agli speculatori internazionali.

Non si vede che la nostra crisi è anomala, le nostre banche non sono collassate a causa della bolla dei derivati, da noi i soldi se li sono rubati prestandoli agli amici potenti, mentre i furbetti pagavano un affitto di un euro all’anno per case faraoniche di proprietà dello Stato, hanno pagato le siringhe degli ospedali dieci volte il loro prezzo e comprato reggiseni e vibratori col fondo spese comunale. Abbiamo difficoltà a concentrare tutte le nostre forze sul punto debole del sistema dell’impunità.

Gandhi e Martin Luther King ci hanno insegnato che per condurre campagne sociali vittoriose bisogna concentrare tutte le forze del movimento progressista su un unico obiettivo prioritario. In india era il monopolio inglese del sale, negli Usa la segregazione razziale sugli autobus di Montgomery. Quale obiettivo oggi potrebbe unificare la maggioranza degli italiani?
Quale obiettivo, se raggiunto, cambierebbe radicalmente la nostra situazione? Certamente, l’eccesso demenziale di burocrazia, con il corollario del non funzionamento dei processi, sarebbe un bersaglio condiviso dal 95% della popolazione.

La burocrazia delirante è una tassa spaventosa per le aziende, un peso insopportabile per i cittadini. Liberare il sistema Italia dal giogo della burocrazia vorrebbe dire recuperare competitività per le nostre aziende, quindi creare ricchezza e occupazione. Molti hanno affermato che nella competizione internazionale noi siamo costretti a correre in ginocchio.
Inoltre, la lentezza della burocrazia è la fonte inesauribile della discrezionalità che dà immensi poteri ai politici e ai funzionari pubblici, concimando la corruzione: “Per l’approvazione della tua pratica occorrono al minimo due anni, ma se sei carino con me ci possiamo riuscire in due mesi”.

Liberare gli Italiani dalla paranoia burocratica sarebbe grandioso!

Quest’obiettivo ha poi il vantaggio di essere presente (a parole) nel programma di tutti i partiti. E pure l’Unione europea, nella famosa lettera-ultimatum a Berlusconi, ci invitava a porre mano alla riforma della burocrazia e della giustizia. Quindi, teoricamente, siamo tutti d’accordo. Ma i progressisti, chissà per quale stortura mentale, non si impegnano veramente. Sono più attratti da altri temi perché li ritengono di maggior presa sugli elettori. La burocrazia, la lentezza della giustizia e la corruzione che ne consegue, ci costano secondo le statistiche ufficiali, almeno 140 miliardi di euro (60 per la lentezza e i tempi dedicati ad istruire le pratiche, 80 per le mazzette). Ma fa più presa parlare di finanziamento pubblico ai partiti e vitalizi che nel complesso costano meno di un decimo e hanno un impatto infinitamente minore sulla competitività delle imprese e i costi che alla fine pesano sui consumatori.

Lo Stato oggi non può tagliare più di tanto le tasse, visto che abbiamo un debito spaventoso, ma tagliare la burocrazia vorrebbe dire anche diminuire i costi di gestione dello Stato! Per ora, pare che nessuno voglia prendere in mano questa bandiera.

Visto che la situazione è questa, noi, che siamo un gruppo di amici, attivisti senza partito, abbiamo scelto di condurre una serie di battaglie prendendo di mira singoli aspetti cretini della burocrazia che colpiscono brutalmente le libertà energetiche. Se non puoi vincere una guerra grande cerca di vincere una guerra piccola.
Abbiamo già ottenuto grandi risultati in queste micro battaglie: fino a due anni fa i comuni erano costretti, da regolamenti alcolizzati, a conferire alle discariche sfalci e potature di bordi stradali e parchi. Oggi possono venderli come biomassa: 200 milioni di euro potenzialmente risparmiati (non tutti i sindaci si sono accorti della nuova legge).

Altra vittoria il fatto che oggi non è più vietato utilizzare il biogas autoprodotto per alimentare mezzi di trasporto. Il che permetterà agli agricoltori di affiancare la produzione energetica a quella agricola. E sarà anche conveniente convertire le tecniche agricole al biologico e a un sistema più razionale di concimazione e lavorazione dei terreni, come sta già accadendo in molte aziende (vedi Cooperativa La Piana, Ecofuturo 2016)

Ora abbiamo deciso di attaccare un altro divieto che limita la libertà energetica: vogliamo che sia possibile creare aree di scambio sul posto tra piccoli produttori di energia elettrica e consumatori. Si tratta di isolare queste aree dal resto della rete elettrica quando la produzione interna copre tutto il fabbisogno. Il che è importante, sia perché la vendita sul posto è più conveniente economicamente per produttori e consumatori, sia perché si limita la dispersione elettrica che avviene costantemente nel sistema elettrico nazionale. Una rete piccola disperde meno corrente di una rete grande, lungo la quale viaggia per centinaia di chilometri. Una piccola modifica al regolamento, non serve neppure una legge.

Abbiamo già raccolto 15mila firme, nel disinteresse dei media.

E il 20 aprile porteremo questa proposta in una conferenza stampa al Parlamento. E se firmi anche tu saremo più convincenti.

Per firmare petizione: https://www.change.org/p/al-presidente-del-consiglio-paolo-gentiloni-scambiare-o-vendere-energie-rinnovabili-sia-libero-per-tutti

Per saperne di più clicca qui e qui.

L'articolo Crisi e burocrazia, scambiare o vendere energie rinnovabili sia libero per tutti proviene da Il Fatto Quotidiano.

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