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Aggiornato: 19 min 49 sec fa

Greta Thunberg: una ragazzina, da sola, può scatenare una rivoluzione!

Ven, 03/15/2019 - 10:09

Oggi ci sarà lo sciopero mondiale degli studenti. Un fatto mai accaduto. E tutto è partito da una ragazzina che ha appena compiuto i 16 anni e ha il viso di una bambolina molto più giovane, con le treccine. Una tipetta strana che un venerdì decide di non andare a scuola e va di fronte al Parlamento svedese, si siede per terra con il suo zaino e i libri di testo, e una stuoia da ginnastica sotto il sedere. Ha anche un cartello: “Sciopero scolastico per il clima” senza punto esclamativo.

È agosto e in Svezia si avvicina la data delle elezioni di settembre.

E lei inizia a scioperare tutti i venerdì piantonando il Parlamento, e spiegando a chi ha voglia di ascoltarla perché non si può più rimandare un’azione drastica per evitare che l’umanità venga cancellata da questo pianeta meraviglioso. Lei parla così:

Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, invece rubate il loro futuro proprio davanti ai loro occhi […] Sono le sofferenze dei molti che pagano per i lussi dei pochi. Nel 2078 celebrerò il mio 75esimo compleanno. Se avrò figli, forse passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse chiederanno perché non avete fatto niente quando c’era ancora il tempo per agire”.

La ragazzina parla un linguaggio semplice ma riesce ad essere chiara ed estremamente incisiva.

Che possibilità aveva di concludere qualche cosa? NESSUNA! Assolutamente nessuna. Qualunque politico, qualunque sociologo non avrebbe potuto prevedere quello che è successo. Come non lo avevano capito i suoi compagni di classe che lei, all’inizio, aveva cercato di coinvolgere nella protesta e che le avevano risposto: “Non concluderai nulla!”.

Invece è successo un fatto molto strano, una ragazzina belga ha saputo dalla rete di questa protesta solitaria e ha deciso di fare la stessa cosa, qualche sua amica ha aderito. Una manciata di ragazzine di fronte al parlamento del Belgio. Un altro fatto insignificante. Ma poi qualcun altro ha fatto lo stesso in Olanda, Francia, Germania. Sempre pochissimi.

Poi la protesta è esplosa. Incontrollabile, in decine di nazioni.

Ma attenzione, ha seguito vie diverse da quelle ormai consuete dei social network. Oggi, dopo essere diventata una delle ragazze più famose del mondo, dopo aver parlato a Davos, dopo che è stata proposta per il Nobel per la Pace, Greta Thunberg ha meno di 400mila seguaci su FB e meno di ventimila su Twitter.

“Our house is on fire.”
A part of my speech at the World Economic Forum today. Thank you for inviting me! #wef pic.twitter.com/LvTWiwEiOu

— Greta Thunberg (@GretaThunberg) January 25, 2019

Questa storia non sarebbe certamente potuta succedere senza Internet ma ha viaggiato per canali diversi da quelli usati da Trump e dagli influencer… Chissà come. Forse su WhatsApp o quei social giovanili dove i post evaporano automaticamente entro un’ora… Un altro mondo. Comunque l’aspetto interessante è che inizialmente la protesta ha coinvolto pochi studenti, si è diffusa tra una schiera limitata che ha iniziato a darsi da fare. Piccoli scioperi, ripetuti una volta alla settimana. Poi c’è stata una seconda fase di esplosione e i protestatari sono diventati migliaia e i media hanno scoperto che stava succedendo qualche cosa. Poi si è arrivati alla terza fase: lo sciopero mondiale. Ma ancora oggi i giovani che nel mondo stanno aderendo allo sciopero settimanale sono poco più di 20mila, (si stima) niente rispetto ai milioni che probabilmente scenderanno in piazza. Trovo affascinante questa dinamica, questi si che sono influencer!

E trovo grandioso che mentre troppi si stavano piangendo addosso per il trionfo del cattivismo e del disimpegno sociale ci sia dato di essere ancora una volta stupiti dalla storia e dall’inesauribile voglia di ribellione che continua a rigenerarsi e reinventarsi.

L’altro aspetto meraviglioso è che molti dei contestatori sono bambini, alcuni dei quali si dedicano a scrivere una propria, individuale, lettera al potente di turno, e poi la pubblicano sul Web.

Stupisce la lucidità, l’ovvietà delle loro parole, che proprio perché sono elementari arrivano nella mia mente con forza, mi emozionano.

Sì, perché la battaglia per l’ambiente è facile da capire. Abbiamo 80mila morti premature all’anno in Italia per l’inquinamento. 9 milioni nel mondo. Abbiamo nuove tecnologie ormai efficienti per poter tagliare i consumi e sostituire con le fonti rinnovabili carbone e petrolio. Il costo dell’elettricità da vento e sole, in molte aste internazionali, è oggi al di sotto di quello del carbone. Oggi non inquinare CONVIENE, anche economicamente. Di contro l’aumento di episodi climatici estremi sta facendo danni economici e sociali immensi.

Inoltre trasportare le merci via fiume o mare, e utilizzare i nuovi vagoni ferroviari che permettono di caricare e scaricare container quasi ovunque, taglierebbero enormemente i costi dei sistemi distributivi, facendo diminuire i prezzi dei prodotti oltre a ridurre l’inquinamento e l’effetto serra.

Insomma, i signori del mondo dovranno ben rendersene conto che per 40 anni sono stati sordi o inconcludenti e si sono nascosti dietro alle promesse… Ma ormai i bambini hanno mangiato la foglia e prima o poi anche gli adulti lo capiranno.

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Cari 5 Stelle, servirebbe una sterzata! Ascoltare gli italiani e coinvolgerli

Sab, 03/09/2019 - 11:20

Siamo quasi tutti d’accordo che le cose non funzionano a dovere. Il Movimento avrebbe bisogno di un cambiamento. Ma quale? Secondo me la malattia è una specie di sindrome da accerchiamento, paura di non farcela e contemporaneamente quella forma di autismo che colpisce a volte gli scrittori quando hanno venduto troppi libri, stile “sono il più ganzo del mondo!”. Vedo solo due medicine efficaci per questo malanno.

1. La prima è vecchia: coinvolgere la gente. Il blog di Beppe Grillo raccoglieva, per ogni articolo pubblicato, migliaia di commenti e condivisioni. Su blogdellestelle.it ci sono decine di commenti e condivisioni. La differenza? Beppe chiedeva consiglio ai suoi sostenitori. Non si limitava a chiedere di votare sì o no. Beppe è sempre stato un colossale connettore, raccoglitore di idee, che poi rovescia nei suoi spettacoli e sul blog. E sapevi che se scrivevi a Beppe la tua proposta c’era qualcuno che la leggeva e magari ne faceva tesoro.

Oggi solo gli aderenti al Movimento possono partecipare a discussioni propositive sulla piattaforma Rousseau. Quando si stilò il programma del M5S partecipammo in decine di migliaia senza che venisse chiesta un’iscrizione: il dibattito era aperto a tutti, si ascoltavano tutti. Poi, alla fine, gli iscritti votavano le proposte migliori, ma si chiedeva a tutti gli italiani un contributo di idee.

La prima cosa da fare è ripristinare un canale di comunicazione tra gli italiani e il Movimento. Un blog dedicato alle proposte. Ed è tanto più necessario perché oggi il M5S è al governo. Quando mia madre era in Senato organizzammo un gruppo di esperti che valutava le proposte di legge che arrivavano da chiunque. Un gran lavoro fatto insieme alla splendida Roberta Lombardi. E ci concentrammo poi su quelle leggi che avevano più probabilità di passare, perché erano già state presentate in Parlamento con la firma di onorevoli di sinistra e di destra. Da allora seguiamo la “filosofia Shanghai”: inizia dalle azioni più facili!

Questo gruppo di lavoro ha continuato negli anni a raccogliere idee e elaborarle: siamo una piccola rete di professionisti senza bandiere, che si incontrano per studiare soluzioni innovative. Ma con questo governo, come con quelli precedenti, non c’è un luogo dove puoi realmente contribuire a una progettazione. Negli ultimi nove mesi tutte le volte che siamo arrivati a incontri con parlamentari e ministri del Movimento non ne è uscito niente. Tutti sono d’accordo, ma poi tutto si ferma. Siamo riusciti poi in effetti a far passare alcune idee:

a. il divieto della pubblicità in televisione del gioco d’azzardo è legge;
b. l’adozione per il processo civile delle procedure del processo del lavoro, idea elaborata da Marco Marchetti più di dieci anni fa, è scritta nella proposta di riforma della giustizia;
c. la distribuzione delle medicine sfuse, come succede negli Usa e in Germania, è nel programma della ministra Giulia Grillo.

Ma il meccanismo grazie al quale abbiamo contribuito a far passare queste idee non parte da ambiti di progettualità aperta, ma dalla nostra capacità di comunicazione in tv e sul web. E questo non va bene, perché c’è gente che ha proposte geniali ma non ha accesso alla grande comunicazione.

2. La seconda svolta da fare riguarda il fatto che il Movimento non sta usando in modo efficace il potere che ha per coinvolgere gli italiani nel grande cambiamento. Qui agisce la sindrome del “Chi fa da sé fa per tre”, proprio il contrario di quel che ci serve oggi: un grande impeto di cooperazione, una grande fiducia nelle potenzialità inespresse del nostro popolo.

Abbiamo grandi problemi di salute legati alla disinformazione sanitaria: ad esempio siamo leader nelle malattie dovute ad uso scorretto di antibiotici e di disinfettanti domestici. Le esperienze in tutto il mondo ci dicono che ogni euro speso nell’informazione sanitaria frutta almeno due euro di risparmi. Ma non ci sono soldi…

Allora noi abbiamo proposto di coinvolgere gli studenti, all’interno dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiedendo loro di diventare protagonisti di un balzo positivo nella qualità della salute. A partire dal 2017 abbiamo collaborato con alcune scuole coinvolgendo gli studenti e siamo riusciti a far nascere 430 blog individuali sulle passioni di ogni studente. Gli studenti hanno imparato elementi utili per il loro futuro lavorativo e hanno sviluppato le loro passioni. A Lovere, paesino sul lago d’Iseo, sono addirittura arrivati a costruire un’isola di bottiglie di plastica con un sistema di pompe, pannelli solari e 4mila chili di filtri di sabbia, piante e batteri. I nostri ragazzi quando scoprono la possibilità di agire concretamente sulla realtà tirano fuori una forza bestiale! La nostra esperienza ci dice che questo tipo di attività è tra l’altro grandiosa, perché risveglia la passione e così molti degli ultimi della classe si danno una svegliata.

Abbiamo proposto a parlamentari M5S di moltiplicare questa esperienza su scala nazionale. Quanta informazione possono mettere in campo 10mila blog che raccontino le passioni degli studenti ma si occupino anche di salute? Chi meglio degli studenti può raggiungere le famiglie e gli adulti di domani? Per capire cosa possono scatenare i nostri figli basta vedere quel che sta succedendo con lo sciopero mondiale degli studenti per l’ecologia.

Con Fabio Roggiolani e Michele Dotti abbiamo poi pensato di utilizzare l’Alternanza Scuola Lavoro per coinvolgere gli studenti nella diagnosi dello spreco energetico delle scuole, in collaborazione con università e aziende. Si è valutato che il check up energetico degli edifici scolastici: avrebbe un costo di 100 milioni di euro. Perché non farlo fare agli studenti degli istituti tecnici e scientifici?

In questi anni abbiamo anche collaborato a progetti rivolti a disoccupati depressi. Paolo Baiocchi ha costruito un sistema di auto-aiuto collegiale, simile a quello degli alcolisti anonimi, con l’aggiunta di un facilitatore professionale. Un test che ha coinvolto con grande successo 600 disoccupati per tre anni. Un’iniziativa che si basa sulla fiducia nelle capacità delle persone, anche quelle che sono in difficoltà e sono psicologicamente abbattute. Due su tre hanno trovato lavoro e quasi tutti comunque hanno migliorato la loro situazione psicologica perché hanno ripreso a sognare.

Sul piano comunicativo e della generazione di idee si esce dalla palude solo se si riescono a coinvolgere nuovamente la base e i cittadini. Anche i grandi comunicatori se restano da soli sono muti.

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Caro Salvini, chi ha testimoniato contro le mafie viene preso a calci dallo Stato

Lun, 03/04/2019 - 16:20

Rocco Greco si è suicidato. “Aveva denunciato il pizzo e aveva fatto condannare i suoi estorsori. I quali a sua volta lo avevano denunciato. Poi il Tribunale lo aveva assolto”. Nonostante quella sentenza il Ministero degli Interni ha deciso di considerare la sua azienda collusa con la mafia. Un provvedimento che gli ha fatto perdere tutti gli appalti. Da qui la decisione di uccidersi.

Spiega il figlio Francesco: Il giudice aveva ribadito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss”. Nonostante ciò nell’ottobre scorso il ministero dell’Interno ha negato alla ditta dell’imprenditore l’iscrizione nella whitelist necessaria per partecipare ai lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia.

Testimoniare contro i mafiosi vuol dire decidere accettare di rischiare la propria vita e quella dei propri famigliari e decidere di non avere più un’esistenza normale.

Testimoniare contro i mafiosi vuol dire compiere un atto di estremo coraggio, un gesto eroico.

Che dire di uno Stato che non sa riconoscere e premiare i cittadini onesti?

Che dire di uno Stato che manda in rovina chi ha avuto il coraggio di denunciare le mafie?

Rocco Greco non è un caso isolato, la lista degli imprenditori che sono finiti sul lastrico dopo aver denunciato i criminali è lunga, cito solo qualche nome: Ignazio Cutrò , Vincenzo De Marco e Irene Casuccio, Salvatore Castelluccio, Ciro Scarciello, Pina Aquilini, Tiberio Bentivoglio, Francesco Paolo. Sono tutte storie agghiaccianti!

Tutti sono finiti in rovina dopo aver servito lo Stato e la giustizia.

Se avrà la bontà di leggere come questi imprenditori hanno avuto la vita devastata e le loro imprese distrutte forse anche lei avrà un moto di disgusto e forse deciderà di cambiare la musica.

Forse non si è reso conto di questo problema e per questo non ha detto, a quel che risulta dal web, una sola parola di rammarico per il suicidio di Rocco Greco, per la morte del quale alcuni suoi sottoposti ottusi hanno probabilmente grande responsabilità. E forse bisognerebbe rimuovere qualche funzionario. Oppure, se hanno agito seguendo i dettami della legge, cambiare la legge.

Le storie dei testimoni di giustizia sono troppo spesso terribili: cittadini coraggiosi, che hanno sfidato le mafie e che lo stato ha ripagato a pesci in faccia. Persone rovinate. E non meno agghiacciante è l’inefficienza con la quale troppo sovente vengono messe in pratica le misure di protezione dei testimoni di giustizia costretti a nascondersi. A volte sono storie marchiane, come quella di Valeria Grasso che si trova a dover pagare conti esorbitanti al servizio di protezione

Allora, caro ministro, secondo lei questi cittadini non dovrebbero avere dallo Stato un trattamento migliore?

Se vogliamo estirpare le mafie dobbiamo forse smettere di rendere la vita impossibile a chi si schiera dalla parte dello Stato testimoniando contro i mafiosi?

Se lo Stato mostrasse gratitudine verso chi testimonia contro il crimine organizzato forse ci sarebbero più cittadini disposti a farlo. È un punto centrale della lotta contro le mafie.

E già che ci sono vorrei citare una piccola storia di quotidiana follia, quella di Andrea Turolla, agente carcerario che dopo una vita di dedizione al suo ruolo è andato in pensione con una nota di demerito perché ha riconsegnato la sua pistola di ordinanza senza le quattro rondelle delle viti del calcio dell’arma, rondelle che è facile perdere e che comunque hanno il costo di 1 centesimo di euro ciascuna. Un agente con un passato di grande impegno macchiato per una colpa ridicola. Un altro servitore dello Stato mal ripagato. E c’è il sospetto che questa interpretazione punitiva del regolamento sia stata determinata dal fatto che Turolla avrebbe preso troppo a cuore il suo dovere arrivando a scontrarsi con i suoi superiori avendo portato avanti con successo una battaglia sulla disabilità in carcere…

Anche in questo caso o ci sono funzionari da rimuovere o c’è una legge idiota che va cambiata.

Cominciamo da qui: prima i cittadini che servono lo Stato.

Per approfondire

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Un fiore per Salvini: lanciamo la Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici

Gio, 02/14/2019 - 11:00

Il problema più grave che abbiamo di fronte è la deriva cattivista di gran parte degli italiani. Salvini non è la causa ma il prodotto di questa ondata di paura. Salvini è soltanto un abile interprete delle pulsioni animalesche di difesa territoriale. La causa ultima è la crisi economica che ci ha colpito buttandoci nell’incertezza sul futuro; e i troppi cambiamenti, troppo veloci, portati nella vita quotidiana dalle nuove tecnologie. Molti studi confermano che il cambiamento porta insicurezza e desiderio di ritorno a un passato idealizzato. La paura genera a sua volta l’aggressività. Un fenomeno trasversale.

Mi stupisce sempre il fatto che un mio articolo venga attaccato ferocemente, contemporaneamente, da simpatizzanti del Pd, Pdl, FdI, Leu e 5 stelle. Un fenomeno che mostra l’esistenza di un’orda di litigiosi a prescindere, un partito della rissa presente in tutti gli schieramenti quanto fuori da qualsiasi schieramento. I Napalm51 di Crozza, i Terrapiattisti morali, i detentori di poteri paranormali giustizialisti…

Credo che questi fenomeni da Circo Barnum della mancanza di cultura e amore per il ragionamento siano oggi pericolosi perché finalmente il cittadino comune ha conquistato una potenza di comunicazione enorme. E quando anche gli stupidì hanno un grande potere possono fare danni epocali.

Che ne dici di lanciare una Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici? La situazione è difficile, il rischio grande, abbiamo bisogno di pacificare. Vorrei che molti, in questa giornata gentile, girassero per i social e rivolgessero a un appartenente a Pd, Leu, M5s, Lega, FI o FdI, una parola d’amore. Salvini ha un bel sorriso, Renzi canta molto bene, Di Maio ha una bella voce, la Santanchè è intelligente, Berlusconi è spiritoso… Solo se iniziamo a rompere il cerchio del cattiviamo possiamo sperare di far uscire l’Italia dalla crisi morale che sta alla radice della crisi economica e culturale.

La mia idea è quella di unire le persone di buona volontà presenti in tutti gli schieramenti e impegnare a realizzare gesti di gentilezza fuori e dentro la rete. Creando eventi e flashmob dedicati alla gentilezza, alla bellezza, alla mansuetudine, alla convivenza civile, possiamo immaginare di sviluppare gli anticorpi culturali al dilagare trasversale del partito dei maleducati mentali. Si tratta, mi rendo conto, di una battaglia ardua. Ma Gandhi ci insegna che un piccolo gruppo di persone che rifiutino le chiusure mentali e emotive possono arginare la violenza. È una strategia lenta, che richiede pazienza ma che alla lunga paga.

Possiamo riuscirci se un piccolo gruppo di persone decide di promuovere questa iniziativa. Se vuoi far parte della Banda di Interposizione Pacifica collegati alla mia pagina Facebook venerdì 15 febbraio alle ore 21,30 oppure invia una mail a elena chiocciola alcatraz punto it. Vediamo se ci sono abbastanza persone disposte a impegnarsi e a costituire un comitato promotore gentilissimo. Io sarò in diretta video e si potrà intervenire sia nello spazio dei commenti sia via Skype, telefono, piccioni viaggiatori e simili. Se pensi che sia un’iniziativa stupida ti capisco e ti rispetto. E spero che nello spazio dei commenti a questo articolo eviterai di scrivere che sono un figlio di papà di merda, che non ho mai lavorato, che mio papà era un fascista, che sono un cretino, tossicomane, frocio, polacco, leccanegri, escremento di maiale putrido, adoratore della Dea Kalì. E comunque ce l’ho più lungo io.

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Miracolo a Gela: non c’è più immondizia per strada!

Ven, 02/01/2019 - 13:49

Chi va spesso a Gela sarà rimasto stupito come me scoprendo che per strada non ci sono più cumuli di pattume. Incredibile. Tutte le precedenti amministrazioni lo avevano promesso senza nessun risultato. Ci è riuscito Rosario Arena, colonnello della Guardia di Finanza in pensione, specializzato in indagini amministrative e finanziarie. Probabilmente il presidente della Regione Sicilia, Musumeci, ha avuto un’illuminazione divina quando ha deciso a settembre di nominarlo alla guida della città commissariata. Incredibile ma anche quelli di destra ogni tanto ne fanno una buona (bisogna dirlo, così si motivano a migliorare…).

Sono andato a incontrare Rosario Arena, gli ho fatto i miei complimenti per aver ottenuto in pochi mesi quello che le precedenti amministrazioni hanno promesso per decenni e gli ho chiesto di raccontarmi come c’è riuscito. Lui mi ha spiegato che semplicemente ha iniziato a far rispettare le regole. Racconta che ha iniziato a riprendere i vigili che non facevano le multe a chi parcheggiava in doppia fila sul corso, poi si è messo a verificare chi era presente negli uffici, a far funzionare i badge di controllo sugli ingressi dei dipendenti comunali, a controllare se chi doveva fare le verifiche sugli incarichi comunali queste verifiche le faceva, a cominciare dai controlli sul funzionamento della nettezza urbana.

Continua spiegandomi di aver ristrutturato il sistema di controlli amministrativi interni che erano tre doppioni che concludevano poco e costavano un pozzo di soldi. Mi parla poi di quanto sia stato e sia tuttora complicato iniziare a far circolare gli agenti di notte per multare chi butta l’immondizia lungo le strade (mi ha svelato che finora le multe inflitte ammontano a 40mila euro). E ha pure indagato su smaltimenti illegali di rifiuti (a volte sepolti). Ha verificato la corrispondenza alla realtà di alcuni certificati di inabilità. Ha pagato il 98% dei debiti del Comune verso privati, che in alcuni casi aspettavano dal 2011, più di 5 milioni di euro. Ha eliminato una serie di privilegi e regalie a non aventi diritto, ha scoperto 400mila euro annui di affitti che il Comune pagava per strutture che non utilizzava (saldando pure le bollette di acqua, gas e luce). Con la collaborazione di Polizia, Carabinieri e Finanza ha iniziato una serie di verifiche su procedure illegali di ogni tipo.

Poi mi dice che sono in dirittura d’arrivo le procedure per far diventare l’ex-macello la sede del Banco Alimentare (una proposta  di Eni, che si è offerta di ristrutturare l’immobile a tal fine), riunendo così associazioni e parrocchie in un’unica sede. In questo modo migliorerà la qualità degli aiuti a 4mila persone in grave difficoltà economica. È in cantiere la concessione in comodato alle associazioni culturali della città dell’uso, per iniziative pubbliche, dell’ex Granaio di Palazzo Ducale, una struttura meravigliosa, in pieno centro, con giardino, perfettamente restaurata e restata inutilizzata. E questo spazio dovrebbe diventare anche un punto di riferimento per i turisti che visiteranno la città. Anche in questo caso è avviato il percorso.

Arena dice che sta cercando anche, con il sostegno della Regione, di concludere finalmente il percorso ormai decennale per rendere visibile al pubblico la nave greca ritrovata in mare lungo la costa. Si tratta di una triremi di 2400 anni fa, la più antica imbarcazione ritrovata al mondo. Da anni sta dentro un magazzino, imballata. Incredibile ma vero, altre navi antichissime sono ancora sul fondo marino di fronte a Gela e non si sa che sorte avranno. Ma che importanza volete che abbiano delle navi millenarie per il turismo? (a Stoccolma per una nave del 1600, hanno costruito un intero museo, il Vasa, uno dei più visitati al mondo, con ricostruzioni, plastici, e ogni sorta di supporto multimediale… Ma si sa che gli svedesi sono emotivi, non hanno niente da fare e in Scandinavia sono a corto di reperti archeologici… Se trovano il palo di una capanna vichinga perdono la testa).

Gela è un fulgido esempio dell’incapacità italica di sfruttare le opportunità. Basti pensare che con migliaia di disoccupati il Comune ha potenzialmente a disposizione centinaia di milioni di euro di finanziamenti europei, nazionali e regionali, stanziati per lavori di pubblica utilità che sono bloccati (a livello nazionale i miliardi bloccati, lo voglio ricordare, sono 150 e poi dicono che c’è la crisi…). E visto il delirio burocratico anche per uno deciso come Arena non sarà facile sbloccare la situazione, visto tra l’altro che il suo incarico scade tra pochi mesi…

Ovviamente sono arrivate anche le critiche, mi dice il colonnello, perché nessuno è perfetto, ma anche perché qualcuno preferiva l’andazzo di prima. Comunque Rosario Arena sta dimostrando che è possibile cambiare. E sta anche dimostrando che quel che manca a molti amministratori spesso non è l’onestà ma la capacità artigianale di capire come funzionano gli ingranaggi dei sistemi di gestione demenziali e cosa cambiare per rovesciarli.

Ps
A Gela stiamo portando avanti un progetto di rilancio culturale in collaborazione con associazioni e professionisti. Per saperne di più: www.gelaleradicidelfuturo.it e https://www.peopleforplanet.it/un-caso-di-successo-dellalternanza-scuola-lavoro-383-blog-per-gela/ dove si racconta come 383 studenti, realizzando blog individuali, siano riusciti in pochi mesi a cambiare l’immagine della città sul web.

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Io sto con Lino Banfi. E chi ha diffuso falsità si vergogni!

Sab, 01/26/2019 - 15:33

Sinceramente ho goduto notevolmente per la botta di rabbia che hanno preso tanti laureati, baroni e baronetti della cultura italiana alla notizia che Banfi è stato nominato ambasciatore italiano presso l’Unesco. Peccato che la notizia sia completamente falsa. Non esiste la figura di ambasciatore presso l’Unesco.

C’è il presidente della Commissione Italiana all’Unesco, che è Franco Bernabé e Banfi non lo sostituirà. E non entrerà neppure nel direttivo di detta Commissione, composta da 12 membri. Lino, più modestamente, sarà uno dei 50 membri della Commissione Italiana Unesco (vedi qui l’elenco, Banfi ha sostituito il grande documentarista e scrittore Folco Quilici, defunto, uno dei 6 membri nominati dal Ministero dello Sviluppo Economico).

Quel che ha detto Luigi Di Maio, quindi, parlando della sua nomina, era solo una frase gentile, e non si riferiva a una carica particolare ma al fatto che Banfi, grande comico, avrà certamente la capacità di rappresentarci non tanto formalmente quanto emotivamente. Il che, nell’era della comunicazione istantanea e virale, è essenziale. E direi che chi ha criticato aspramente questa nomina dovrebbe autoinfliggersi 5 minuti di vergogna nell’angolino.

Ma, sinceramente, anche se Banfi fosse stato nominato Presidente della Commissione Italiana Unesco e quindi fosse finito a rappresentarci all’assemblea mondiale dell’Unesco non ci troverei niente di male. Da qualche millennio le persone serie hanno avuto in mano le sorti del mondo e hanno fatto disastri su disastri, forse sarebbe ora di dare una possibilità ai comici.

Peraltro Banfi è una persona da sempre impegnata nella solidarietà e dal 2001 è diventato Ambasciatore di Pace per la Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura che si occupa della fame nel mondo). Ha ricoperto questo ruolo onorario e senza stipendio, non standosene nel salotto di casa sua ma partecipando a 5 missioni solidali in Africa e Haiti e diventando testimonial di diverse campagne di informazione (trovate le notizie al riguardo in fondo a questo articolo).

A questo punto sarà anche da chiarire che cavolo è l’Unesco. Alcuni hanno ironizzato sulla nomina di Banfi proponendo Edvige Fenech come rappresentante italiana all’Organizzazione Mondiale della Sanità vista la sua passata esperienza come infermiera in alcuni film scollacciati. Però l’Unesco non si occupa di lanciare campagne di ricerca sul retrovirus “capoecazzus” e neanche dello sviluppo dei trapianti di intelligenza.

Lo scopo dell’Unesco è diffondere la cultura della pace, della comprensione e del dialogo tra i popoli, anche tramite la diffusione delle conoscenze sul patrimonio artistico, culturale e naturalistico del pianeta. L’azione più nota ed efficace dell’Unesco è il censimento dei maggiori patrimoni dell’umanità da proteggere: opere dell’ingegno e città d’arte come Venezia, tradizioni artistiche come il Teatro dei Pupi siciliani, costumi alimentari come la dieta mediterranea.

Onore al merito per i 50 membri della commissione italiana Unesco che sono riusciti a far sì che l’Italia abbia oggi il maggior numero di tesori dell’arte riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità (è però una balla che l’Italia possieda l’80% del patrimonio mondiale dell’arte, come abbiamo sentito dire da tanti leader politici laureati, senza che sia scoppiato un coro di buuu! buuu! tra i giornalisti).

Ora non mi sembra però che per capire che il teatro dei Pupi sia importante e sia giusto chiedere che diventi Patrimonio Unesco sia necessario avere un Master in Criptofilologia della Gnocca. E vorrei anche aggiungere che Banfi a livello di simpatia non lo batte quasi nessuno. E anche come passione. Poi posso dire anche che è uno schifoso berlusconiano. E ha pure il coraggio di dirlo in tv. Ma un fottuto berlusconiano è meglio di un compagno con la lingua di velluto.

Per finire una parola su Di Maio. Sicuramente vedremo il M5S salire nei sondaggi perché orde di nonni con la terza media scarsa si sentiranno più rappresentati da Lino che da gente come Scalfari. E la cosiddetta sinistra, come al solito, ha dato una mano a Di Maio scatenando un inferno in un bicchier d’acqua. Nello stesso tempo però permettetemi una piccola critica.

Innanzitutto, quando si nominano a cariche ufficiali persone di una certa età, sarebbe meglio non dirglielo così a bruciapelo. Se Banfi avesse sofferto di cuore rischiavamo di perdercelo. Secondariamente sarebbe il caso di nominare candidati, consulenti, rappresentanti e simili dopo aver sentito da loro un’ipotesi di programma di lavoro e aver valutato i progetti che intendono portare avanti. Sennò poi si rischia di trovarci con sindaci che fanno diventare le buche di Roma Patrimonio dell’Umanità.

Viva Banfi! Viva Groucho Marx!

– 2011 (settembre), ha promosso, come testimonial, la campagna di lotta alla mortalità infantile Vogliamo Zero.

– 2010 (giugno), durante il Mondiale di Calcio in Sudafrica promuove con un video-messaggiola campagna “Un gol per l’Africa” realizzata da Unicef e Amref per i bambini africani, con il patrocinio della Figc – Federazione Italiana Gioco Calcio.

– 2010, si unisce ad altre importanti voci dello spettacolo per richiamare l’attenzione sui bambini vittime del devastante terremoto ad Haiti facendo appello per raccogliere fondi per far fronte alla tragedia.

– 2009/2010 testimonial della campagna “Orchidea Unicef”, l’evento che ogni anno si realizza in tutte le piazze italiane e i cui proventi sono destinati all’azione dell’Unicef per salvare la vita dei bambini in 8 Paesi dell’Africa centrale e occidentale.

– 2008 sostiene la campagna per il 5×1000 all’Unicef.

– 2007 promuove la campagna “Amici dell’Unicef” per coinvolgere i donatori in un impegno attivo e regolare a favore dell’organizzazione.

– 2006 è testimonial della campagna “Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS”.

– 2005 presta la sua voce a Lucanòr il Mago, uno dei personaggi del cartone animato “L’isola degli smemorati”, tratto da una storia scritta da Bianca Pitzorno.

– 2005 seconda missione in Eritrea per visitare i progetti dell’Unicef nei villaggi rurali di Emnitselim, Guaquat, Bahilaeri e Tzaret.

– 2003 missione in Angola durante le giornate dedicate alla campagna di vaccinazione contro il morbillo. Ha visitato molti dei progetti Unicef: dai centri nutrizionali ai programmi igienico-sanitari e di sensibilizzazione contro le mine.

– 2002 su invito dell’allora Segretario Generale dell’Onu Kofi Annan, partecipa alla riunione mondiale dei Goodwill Ambassador e Messaggeri di pace delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York.

– 2001, primo viaggio sul campo in Eritrea: visita i campi profughi di Harena, Afabet, Adi Keshi

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Malasanità, gli ospedali che fanno la pubblicità illegale al latte artificiale ci guadagnano?

Mar, 01/22/2019 - 17:21

Il problema dell’Italia non è solo la mancanza di alcune leggi necessarie. Il problema è che in molti casi la legge c’è, ma non c’è nessuno che abbia voglia di farla rispettare. Sarebbe un errore dare la colpa per questo stato di cose solo a giudici e forze dell’ordine. In uno Stato democratico è indispensabile che siano gli stessi cittadini a impegnarsi in quella che una volta si chiamava “battaglia per la legalità”.

Con Peopleforplanet.it stiamo dando vita a una serie di iniziative su questo fronte. Da una nostra inchiesta, ad esempio, è emerso che in alcuni reparti di ostetricia consegnano alle puerpere in dimissione dall’ospedale dopo il parto, insieme alle informazioni sanitarie, anche la segnalazione della marca di un latte artificiale per neonati consigliato. Consigliare la marca di un latte artificiale è vietato dalla legge. Abbiamo denunciato questo fatto pubblicando le foto della documentazione raccolta, confermata dalle testimonianze delle madri che hanno ricevuto materiali informativi con il “consiglio per gli acquisti” dentro.

Ovviamente la pubblicazione di questa inchiesta non ha ottenuto nessun risultato. Lo sapevamo ed eravamo preparati. Non vogliamo solo denunciare un illecito: vogliamo che siano prese severe misure contro chi ha commesso questo reato. La prima azione con la quale vogliamo ottenere risultati concreti è stata quella di rivolgerci alla ministra della Salute Giulia Grillo.

Ma intanto abbiamo messo all’opera il nostro gruppo di avvocati per iniziare un’azione legale sulla base della legge del 1994, aggiornata dal Decreto 9 aprile 2009 n. 82, che all’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”. Chiaramente un conto è fare una denuncia giornalistica, un conto è rivolgersi ai giudici.

Alcuni ospedali prescrivono latte artificiale di una specifica marca direttamente sul libretto sanitario del bimbo che viene consegnato al momento delle dimissioni ospedaliere dopo la nascita. Altri, più prudenti, effettuano la prescrizione su un foglio (che non sempre riporta l’intestazione della struttura ospedaliera) che viene poi inserito in mezzo al libretto sanitario: l’Italia è piena di manine.

Vogliamo che venga aperta un’inchiesta, vogliamo che si identifichino le manine, vogliamo che si scopra se sono stati i primari che hanno dato ordini in proposito oppure si tratta di iniziative compiute a loro insaputa. In Italia ti può capitare che ti regalino una casa a tua insaputa, può certamente succedere che qualcuno guadagni sulla pubblicità al latte artificiale a insaputa di tutti. Per chiarire la questione Miriam Cesta, autrice dell’inchiesta, ha intervistato Martina Carabetta, consulente professionale in allattamento materno (Ibclc, International board certified lactation consultant), che ha dichiarato che la promozione di una specifica marca di latte artificiale “non solo è vietata dalla legge italiana, ma è anche eticamente scorretta dato che arriva dagli operatori della salute, che hanno ovviamente autorevolezza agli occhi delle neomamme e dei neopapà. L’indicazione di uno specifico latte artificiale alla dimissione dall’ospedale dopo il parto induce infatti i genitori a credere che quella marca sia migliore rispetto ad altre, o che il bambino sia obbligato per qualche motivo ad assumere quello specifico latte”.

Questa inchiesta è stata realizzata con la collaborazione di donne impegnate nella diffusione dell’allattamento al seno, pratica fondamentale per il benessere delle mamme e dei piccoli. Grazie a questa collaborazione è stata raccolta una documentazione inoppugnabile. Ma ovviamente più elementi di prova abbiamo, meglio è. Chiediamo quindi a chi avesse ricevuto informative illegali di questo tipo di segnalarcele, inviandoci la foto dei fogli promozionali delle marche di latte artificiale per neonati a redazione@peopleforplanet.it.

Se ci aiutate possiamo riuscire a stroncare questo malcostume. E chiediamo a chi fosse a conoscenza di altre violazioni della legge o dell’etica professionale di segnalarcele. Questa azione è solo un inizio. Ci sono tante altre illegalità contro le quali è giusto e possibile agire. Le leggi vengono rispettate se i cittadini si danno da fare.

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Carolina Picchio, non spiegare perché i cinque bulli sono liberi è disinformazione

Lun, 12/24/2018 - 17:10

È giusto che i cinque bulli che hanno indotto al suicidio Carolina Picchio non vadano in galera? A prima vista mi è sembrato il solito perdonismo cattocomunista che lascia libere persone profondamente fuori di testa che torneranno a compiere crimini. Ho letto vari articoli dai quali si evince che il tribunale ha dichiarato l’estinzione del reato dopo un percorso di messa in prova. Quattro chiacchiere con un assistente sociale e via? A leggere molta stampa pare proprio di sì.

Per saperne di più ho telefonato all’avvocato della famiglia di Carolina, la dottoressa Anna Livia Pennetta, chiedendole un parere e aspettandomi da lei una reazione quantomeno delusa dalla sentenza. La signora Pennetta è stata molto cortese con me e mi ha raccontato come sono andate realmente le cose.

In effetti per questi bulli non è stata una passeggiata. L’istituto della messa in prova per i minorenni in questo caso gravissimo è stato applicato in modo molto esteso. I ragazzi innanzitutto hanno dovuto raggiungere risultati scolastici eccellenti. Poi hanno dovuto partecipare a incontri costanti con psicologi. Inoltre hanno dovuto partecipare ad attività solidali, lavorando con disabili e anziani. Periodicamente hanno avuto incontri con i giudici che hanno valutato se la messa in prova veniva seguita con costanza e se vi erano risultati. Un percorso lungo, che per uno degli imputati è durato 27 mesi, il tempo massimo previsto dalla legge.

L’avvocato Pennetta ha assistito agli interrogatori di questi ragazzi durante processo, prima della messa in prova e poi all’interrogatorio finale durante il quale i giudici sono arrivati alla decisione di dichiarare estinto il reato. Mi ha detto che è restata molto stupita dal cambiamento, le sembrava di avere di fronte degli altri ragazzi. È cambiato il loro modo di muoversi e di parlare, non soltanto le parole che hanno detto. Ad esempio, uno dei ragazzi le è sembrato realmente emozionato quando ha raccontato della sua esperienza di lavoro socialmente utile con un ragazzo disabile che lo ha ringraziato dopo che insieme erano riusciti a ottenere un progresso nella gestione della disabilità. La dottoressa Pennetta ha visto nel modo nel quale il ragazzo ha parlato una reale empatia. Un senso di scoperta del valore dell’impegnarsi insieme per dare qualche cosa di positivo. Insomma mi ha convinto che una volta tanto non si è trattato di perdonismo ma della realizzazione di un vero percorso di crescita umana.

Ancora una volta la qualità dell’intervento dello Stato dipende dalla qualità delle persone che lo realizzano. Non bastano leggi buone, servono donne e uomini capaci di trarne il meglio. Un peccato che questa storia sia stata censurata dai media. E a proposito di delitti e pene, sarebbe utile che gli italiani sapessero che i carcerati che seguono percorsi di crescita culturale, formazione professionale o artistica tornano a compiere reati in meno del 10% dei casi. I detenuti che non seguono nessun programma di reinserimento tornano a delinquere quasi nel 90% dei casi.

E in questo clima natalizio e buonista vorrei ricordare che in Italia sono all’opera i Pink Bloc, come i Black Bloc ma più gentili. La prima azione che abbiamo realizzato è stata un assalto alla sede centrale delle Ferrovie per indurre a più miti sentimenti verso i viaggiatori. Un gruppo di ballerini, maschi e barbuti, in tutù rosa, hanno danzato un’aria d’amore di Chopin. Ma è solo l’inizio!

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Sanità, Giulia Grillo risparmia due miliardi migliorando il servizio

Mer, 12/19/2018 - 19:49

Prima delle ultime elezioni con www.peopleforplanet.it lanciammo una raccolta di firme per ottenere che anche in Italia le farmacie vendano le medicine nel numero esatto previsto dalla ricetta medica. Da decenni fanno così in Usa e in Germania. Francia, Spagna e Svizzera stanno adottando lo stesso metodo. Un risparmio enorme per i cittadini e lo Stato, meno pericoli dovuti ai cassetti pieni di medicinali scaduti o assunti senza una prescrizione medica. Quando è diventata ministro Giulia Grillo sono aumentate le nostre speranze che questa piccola riforma andasse in porto perché lei nella passata legislatura era la prima firmataria di una proposta di legge in tal senso. E una volta tanto un ministro ci ha stupiti andando ben oltre le nostre speranze. Giulia Grillo infatti sta mettendo mano all’insieme del sistema dei medicinali, un ginepraio nel quale spariscono cifre da capogiro.

La prima questione che ha affrontato con uno staff di specialisti è quella della validità dei farmaci. La semplice verifica della reale efficacia dei farmaci, secondo criteri scientifici, porterà a un notevole risparmio ed eviterà ai pazienti di assumere medicamenti inutili e quindi potenzialmente dannosi. C’è poi la questione assurda dei farmaci che sono doppioni di altri. Si tratta del 70% dei farmaci, un migliaio di prodotti. Ad esempio sono in commercio 21 antidepressivi con prezzi ben diversi uno dall’altro. Discorso parallelo sui farmaci che hanno una formula chimica diversa ma effetti equivalenti. Su questo punto il ministero conta di ottenere risparmi ingenti per lo Stato ma anche per i cittadini, attraverso una campagna di informazione; infatti gli italiani spendono di tasca loro un miliardo all’anno per comprare medicinali di marca che sono fotocopie di medicinali più economici e che di più hanno solo il prezzo.

Chiara Daina, sul Fatto Quotidiano, spiega bene come una simile riforma sia complessa perché prevede di attivare le Regioni che sono gli enti che pagano direttamente le medicine e che dovrebbero modificare le modalità di acquisto. Alcune Regioni hanno spese per i farmaci molto alte, altre hanno iniziato a razionalizzare: “Un altro successo lo ha portato a casa il Piemonte, che quest’anno grazie al meccanismo delle gare ha risparmiato oltre 41 milioni di euro solo sui maggiori farmaci utilizzati, con una riduzione media di prezzo del 67%. In alcuni casi la spesa si è ridotta fino al 99%: per il bosentan (un antipertensivo) e l’imatinib (un antitumorale), i cui costi unitari sono scesi rispettivamente da 2.210 a 27 euro e da 1.907 a 24 euro. Il trastuzumab (un altro antitumorale) invece è passato da 565 a 163 euro (-71%); l’adalimumab (un antinfiammatorio), da 866 a 293 euro (-66%)”.

È veramente incredibile che la Regione Piemonte sia riuscita ad abbassare così tanto il prezzo di alcuni farmaci. C’è da chiedersi cosa abbiano combinato gli amministratori precedenti e che combinino quelli che tutt’ora continuano a pagare farmaci a peso d’oro. E in questo campo si otterranno ulteriori risparmi riuscendo a organizzare gare con la partecipazione di tutte le Regioni: maggiori acquisti vogliono dire prezzi più bassi!

Sono anni che si tenta la riforma del prontuario dei farmaci ma ogni tentativo è stato invalidato dalla resistenza delle case farmaceutiche. Non sarà facile ma finalmente vediamo all’opera la logica artigianale delle piccole riforme, che vanno a cambiare meccanismi che non infiammano le piazze e non esaltano i media ma sono sostanziali. È comunque un peccato che questa iniziativa, datata 10 dicembre, abbia trovato così poco spazio sui media. E già che ci siamo segnalo l’inizio di una campagna che segue questa filosofia Shangai di incominciare a cambiare le cose partendo dalle più facili. Abbiamo fondato il movimento dei Pink Bloc, come i Black Bloc ma più gentili. Il nostro primo bersaglio sono state le cattiverie verso i pendolari e i viaggiatori in genere, delle Ferrovie dello Stato. Un commando dei Pink Bloc ha danzato in tutù rosa di fronte alla sede romana delle Ffss, sulle note delle sonate romantiche di Chopin, cercando così di muovere a un sentimento di dolcezza gli uomini e le donne che dirigono questa azienda. Un passo di danza vi convertirà all’amore!

Qui il link al video

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Caro Di Maio, te li do io gli 11 miliardi che ti mancano!

Gio, 11/29/2018 - 09:43

Così l’Europa si dà una calmata.

Riassumendo in due parole, la manovra del governo scatena le ire europee perché prevede un indebitamento dello 0,6% del Pil in più del previsto. Il Pil Italiano nel 2017 è stato di 1.716 miliardi di euro. Il Pil nel 2018 è aumentato (un po’ più dell’1%) quindi diciamo che la questione gira intorno a 11 miliardi di euro di aumento del debito.

Caro Di Maio, servirebbe quindi che, mentre si preparano le grandi riforme, si riesca a mettere in campo un miglioramento, appunto, da 11 miliardi. Basterebbe aumentare un po’ il Pil e tutto andrebbe a posto. Oppure potremmo ridurre un po’ le spese. Il bello della situazione è che possiamo farlo alla svelta se riusciamo ad aumentare di un capello l’efficienza del sistema. Il ragionamento è semplice: intanto che si progettano le grandi riforme possiamo riuscire a far funzionare un po’ meglio quel che c’è?

Ad esempio, il grande giurista Cassese ha dichiarato in tv che abbiamo 150 miliardi di euro stanziati dallo Stato e dell’Ue che non riusciamo a spendere. Se riuscissimo a spenderne il 20% in più del previsto sarebbero già 30 miliardi di aumento del Pil. Lo Stato potrebbe incassare più soldi dalle tasse se finalmente si finisse di attuare la digitalizzazione dei dati e fossero incrociate le informazioni del catasto, bancarie, automobilistiche, societarie con le dichiarazioni dei redditi. È quasi tutto pronto ma ancora nessuno è riuscito a schiacciare il pulsantino che fa partire il sistema. Li incassiamo altri 5 miliardi? E se si riuscisse ad abbassare del 5% il peso della burocrazia sulle piccole e medie imprese quanti investimenti si muoverebbero? La burocrazia è una tassa nascosta del 10%. Qualche miliardo di Pil lo guadagneremmo?

I centri di assistenza per i disoccupati non funzionano. Non esiste neanche un censimento nazionale dei posti di lavoro disponibili. Se prima della grande riforma del sistema dell’assistenza ai disoccupati colleghiamo tutti i centri italiani, riusciamo a ottenere un aumento dell’efficienza dell’1%? Quanto fa in Pil? E se facciamo come in Germania, Usa e Francia e in farmacia ti danno le medicine nel numero esatto prescritto dal medico è vero che risparmiamo almeno 2 miliardi di euro all’anno? (È una campagna che da mesi ha lanciato www.peopleforplanet.it).

E se si lanciasse una campagna di informazione che spiega che antibiotici e radiografie è meglio consumarli il meno possibile, quanti malati in meno per eccesso di antibiotici e raggi X avremmo? Quanto si risparmierebbe? E se organizziamo un sistema di sostegno alle nuove imprese con tutoraggio e formazione è vero che potremmo aumentare almeno dell’1% il numero delle imprese che sopravvivono? E quanto risparmierebbe lo Stato se fosse finalmente reso operativo per tutte le spese della pubblica amministrazione un prezziario unico nazionale? E possiamo aumentare un po’ l’efficienza energetica di scuole e ospedali?

Fai le somme, caro Di Maio, e vedi che la rissa con l’Ue dipende solo dal fatto che non si è messo mano ai piccoli miglioramenti ma solo al Grande Cambiamento. Ma non si è mai visto nella storia del mondo che un grande cambiamento avvenisse senza la realizzazione di tanti piccoli cambiamenti. È il successo delle azioni piccole e veloci che dà l’energia per realizzare le grandi imprese. È la filosofia Shanghai, quella del gioco dei bastoncini cinesi. Inizi spostando le bacchette più facili da muovere.

Ti trovi davanti uno come Salvini che è cattivista ma molto bravo a suonare il trombone e la grancassa e mira alla parte irosa e disinformata degli italiani. C’è un solo modo di batterlo: dimostrare, agli italiani che apprezzano i fatti concreti, una capacità artigianale di mettere assieme tanti piccoli miglioramenti che si possono realizzare rapidamente, ottimizzando e puntando sulle molte esperienze positive messe in campo da tanti dipartimenti dello Stato che funzionano.

Dai, su, facci sognare!

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