Servizio di informazione, ricerca di informazioni, consigli tecnici, risparmio energetico, impianti panelli solari, analisi di investimento, reperimento delle migliori offerte per auto, abitazioni, indagini, inchieste di mercato, sondaggi, servizio informazioni globale per famiglie, pareri legali, professionisti e aziende, ottimizzazione siti web, servizi di pubblicità su internet (creazione campagne adword's e facebook), redazione comunicati stampa mirati, realizzazione video ricordo, eventi in italia, consulenze

Il Blog di Jacopo Fo su ilFattoQuotidiano.it

Condividi contenuti Jacopo Fo – Il Fatto Quotidiano
News, inchieste e blog su politica, cronaca, giustizia, economia
Aggiornato: 48 min 55 sec fa

E per fortuna ch’er Colosseo nun po’ brucià ch’è de coccio!

Mar, 04/23/2019 - 15:40

Il mio amico Dante, quello della Garbatella, m’ha detto quel che segue, che io riporto senza prendermi responsabilità:

“Il Colosseo nun brucia manco se ce butti le bottiglie Molotov. Te voijo vedé a dar fuoco ai sassi. E pure er Pantheon nun brucia. Che li romani antichi ‘n se fidaveno der legno. Che mica arrivaveno a dominà er monno se erano tutti coijoni! Per San Pietro, invece io se fossi er Papa un pensierino ce lo farei. Che nun ce voijo pensà quanto soffrirebbe mi madre se bruciasse San Pietro… Che poi sarebbe na disdeta pure per sto Papa qua… ‘Na volta che c’avemo un Papa che pare ‘n cristiano e gli brucia tutto… Disedetta orenda!

Che poi certe cose der Papa nun le capisco… Ad esempio de inginocchiasse di fronte a du negri e na negra, a chiedeije scusa e baciaije li pedi! Ma che schifo! E poi chiedere scusa de ché? Ma quelli se non arrivevamo noi stevano ancora sull’arberi! Mo c’hanno pure il cellulare! Stanno nella giungla, nun c’hanno luce, acqua e strade e c’hanno er cellulare! Ma a chi cazzo te telefoni che nun c’hai la copertura e l’unico campo che vedi è quello de le patate!

E comunque noi italiani nonostante tutto semo fortunati: vivemo ne le case, mangiamo co le forchette, troppo… Ma stanno tutti a criticà tutto… Ma ce sarà qualcosa de bbono in sto Paese zozzone… E se no nun se capisce perché vivemo più de tutti l’artri. È statistica num me lo so’ inventato io. Noi e li giapponesi vivemo de più; che però a livello de divertimento non c’è paragone che loro so’ troppo inquadrati. Che ‘sti giapponesi li vedi per Roma e nun ce se crede! Co’ tutte queste bandierine intruppati, tutti a seguì la bandierina. Che poi quanno deveno attraversà sulle strisce zebrate je pija la nevrosi paranoica al rallentatore.

Ma ve volete spiccià!?! Ma se nun siete capaci manco de attraversà la strada statevene a casa vostra! Co sti occhi a mandorla che chissà che vedeno! Pareno ramarri, pereno. E tu me dici: “Mo vedi ch’er probblema d’er traffico so sti quattro giapponesi…”

Ma allora n’un m’hai capito. Qui il problema è generale! I giapponesi so’ la punta dell’aisberg! È che nun funziona un cazzo! Ce n’è troppi che se so’ bevuti er cervello, l’hanno dato in garanzia per mutuo dell’auto, c’hanno cagato sopra, se lo so fritto impanato con l’ovo e er pan grattato. A me m’avete rotto tutti!

Cioè io ero de sinistra… Me giro e me ritrovo co’ na banda de scioperati mentali, tutta gente che vo’ fa er frocio cor culo degli artri. Ma che t’ha preso? In Basilicata che t’è successo? No dico, c’hai er presidente de la regione che lo incriminano perché dicheno che se so rubbati pure le gambe de li tavoli, e lui non vuole rinuncià a candidarsi di nuovo, resiste finché non lo mettono quasi ar gabbio… Allora er Pd chi te candida p’er rinnovamento?

Un gran pezzo de farmacista che dichiara palese palese che lui nun ce l’ha un politico de riferimento che stima, l’unico che je piace è Almirante e che ogni tanto se li riascolta pure i su discorsi di Almirante fascistaccio!!!! MA CAZZO! Ma me so pijato le manganellate che c’avevo la testa che me pareva na zucca de alluin cor foco dentro, per impedì sti cazzi de comizzi de merda de Almirante e mo me candidi uno che se li va pure a risentì le fregnacce che diceva. Ma Pd?!? Ma checcazzo t’è successo? Che c’ho degli amici a Matera che manno detto che piuttosto che votà per sto’ nostargico se taijano i pendagli e li danno da mangià ar cane! E so tutti del Pd, piagnevano come regazzini!!! Pure Pasquale Barra detto martello che è uno che quanno nun sa che fa se tira le testate con un toro… Pure lui piagneva… Ma se po’? Che io spero che Montalbano mo’ lo rinnova sto cazzo de Pd… Ma deve entrare ne le sezioni regionnali co la spranga e nun fa prigionieri, sennnò che te rinnovi? Sto par de coijoni! Er vero è che so fuori come saracinesche, ma no qualsiasi… Saracinesche zozze arugginite, che non vanno neanche più su è giù che che nun je funziona er sollevamento perché sono affetti da delle turbe sessuali da panico, sti’ fetenti!

E tu me dici: ‘Stai carmo, sei troppo nervoso, sei cattivista, dovresti indagare i tuoi vuoti emotivi, hai mai provato con una psicoterapeuta? Ti potrebbe essere utile’ Cattivista? Io? Ma io nun so cattivista, io so imbufalito, so na belva umana, c’ho la bava alla bocca! C’ho le zoccole n’ la panza che me rodono i budelli a sangue! Io esco di casa la mattina e so già nella guerra mondiale e me li vorrei mangiare tutti a mozzichi e cazzotti”.

Dopodiché ha sputato per terra. Ha detto: “Annamo va che se fa tardi!” e se ne è andato senza darmi modo di ribattere. E io ho avuto la sensazione che oggi, in Italia, qualche problema ci sia… A livello sociale, voglio dire…

L'articolo E per fortuna ch’er Colosseo nun po’ brucià ch’è de coccio! proviene da Il Fatto Quotidiano.

John Lennon e Yōko Ono, 50 anni fa, a letto insieme contro guerra e ottusità

Lun, 03/25/2019 - 13:15

Nel 1969, il matrimonio tra il Beatles e l’artista giapponese era una grande notizia per i media internazionali. I due amanti decisero di sfruttare l’occasione per inscenare una grande protesta mediatica contro la guerra del Vietnam: per 14 giorni restarono a letto, dando libero accesso nella loro camera d’albergo ai giornalisti durante il giorno. Diedero inizio alla performance rispondendo alle domande dei giornalisti con un mazzo di fiori in mano. Mezzo mondo intanto si chiedeva: “Faranno sesso di fronte alle telecamere?”. Non fecero sesso in pubblico. Invece invitarono molti artisti a partecipare all’incisione del brano Give Peace a Chance. Protesta a letto e arte a letto. Geniale!

Il bed-in iniziò nell’Amsterdam Hilton Hotel, in Olanda e qui durò 6 giorni.

Dopodiché si spostarono alle Bahamas nello Sheraton Oceanus Hotel, ma il giorno dopo, secondo alcuni a causa dal caldo (non funzionava l’aria condizionata?) decisero di spostarsi in Canada, al Queen Elizabeth Hotel di Montréal e lì ripresero a protestare a letto il 26 maggio, continuando a mostrarsi in pigiama, sotto le lenzuola, per altri 6 giorni.

Nel dicembre dello stesso anno i due sposini diffusero un messaggio di auguri per Natale: “War is over! If you want it! Happy Christmas from John and Yōko” (la guerra è finita! Se lo vuoi. Buon Natale).

Questa protesta fu importante per la diffusione dell’idea della non violenza, gentile, sensuale e ironica come strumento per cambiare il mondo. Il primo bed-in della storia affermava che era possibile tentare di far crescere la coscienza umana attraverso lo stupore, fiori, musica, sorrisi.

Sicuramente fu l’azione pacifista che ebbe la maggior diffusione sui media. E colpì l’immaginario collettivo. Un enorme successo.

Amore contro ottusità e violenza. Una pratica rivoluzionaria di cui avremmo bisogno anche oggi per contrastare l’ondata cattivista.

L’idea è che usando il gioco sia più facile far venire dei dubbi ai reazionari.

In quel momento in molte parti del mondo la maggioranza dei progressisti era convinta che solo rispondendo alla violenza del potere con la violenza del popolo, fosse possibile lottare contro le ingiustizie.

In Europa il pacifismo alla Martin Luther King era compreso da pochi, e anche in Usa erano molti i progressisti che militavano nell’ala violenta del movimento.

Yōko Ono era nata in Giappone da una famiglia benestante, il padre banchiere, la madre musicista. Durante la guerra la loro condizione sociale era precipitata e avevano conosciuto la fame. Erano poi emigrati negli Usa e Ono era diventata un’artista concettuale. Aveva raggiunto una certa notorietà con performance provocatorie come Cut Piece, dove lei stava seduta di fronte al pubblico che aveva la possibilità di tagliare con le forbici pezzi dei suoi vestiti fino a spogliarla completamente.

La storia con John Lennon iniziò quando lui visitò l’anteprima della mostra di Ono all’Indica Gallery di Londra, il 9 novembre 1966. Ono esponeva opere provocatorie come una mela, apparentemente vera, messa in vendita a 200 sterline. C’era anche una parete di legno dove i visitatori potevano piantare un chiodo. Lennon chiese a Ono di poter piantare un chiodo per primo ma il programma prevedeva che il primo chiodo venisse piantato solo il giorno seguente, durante l’inaugurazione. Lennon insistette e Ono era dell’idea di lasciarlo fare ma nacque una discussione con il proprietario della galleria. Alla fine lei propose a Lennon di piantare questo benedetto chiodo ma gli chiese anche di pagare 5 scellini. Al che lui rispose: “Ti darò 5 scellini immaginari se tu mi lasci inserire un chiodo immaginario”. Dopo questo primo incontro passarono però due anni prima che iniziasse la loro storia d’amore.

L'articolo John Lennon e Yōko Ono, 50 anni fa, a letto insieme contro guerra e ottusità proviene da Il Fatto Quotidiano.

Greta Thunberg: una ragazzina, da sola, può scatenare una rivoluzione!

Ven, 03/15/2019 - 10:09

Oggi ci sarà lo sciopero mondiale degli studenti. Un fatto mai accaduto. E tutto è partito da una ragazzina che ha appena compiuto i 16 anni e ha il viso di una bambolina molto più giovane, con le treccine. Una tipetta strana che un venerdì decide di non andare a scuola e va di fronte al Parlamento svedese, si siede per terra con il suo zaino e i libri di testo, e una stuoia da ginnastica sotto il sedere. Ha anche un cartello: “Sciopero scolastico per il clima” senza punto esclamativo.

È agosto e in Svezia si avvicina la data delle elezioni di settembre.

E lei inizia a scioperare tutti i venerdì piantonando il Parlamento, e spiegando a chi ha voglia di ascoltarla perché non si può più rimandare un’azione drastica per evitare che l’umanità venga cancellata da questo pianeta meraviglioso. Lei parla così:

Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, invece rubate il loro futuro proprio davanti ai loro occhi […] Sono le sofferenze dei molti che pagano per i lussi dei pochi. Nel 2078 celebrerò il mio 75esimo compleanno. Se avrò figli, forse passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse chiederanno perché non avete fatto niente quando c’era ancora il tempo per agire”.

La ragazzina parla un linguaggio semplice ma riesce ad essere chiara ed estremamente incisiva.

Che possibilità aveva di concludere qualche cosa? NESSUNA! Assolutamente nessuna. Qualunque politico, qualunque sociologo non avrebbe potuto prevedere quello che è successo. Come non lo avevano capito i suoi compagni di classe che lei, all’inizio, aveva cercato di coinvolgere nella protesta e che le avevano risposto: “Non concluderai nulla!”.

Invece è successo un fatto molto strano, una ragazzina belga ha saputo dalla rete di questa protesta solitaria e ha deciso di fare la stessa cosa, qualche sua amica ha aderito. Una manciata di ragazzine di fronte al parlamento del Belgio. Un altro fatto insignificante. Ma poi qualcun altro ha fatto lo stesso in Olanda, Francia, Germania. Sempre pochissimi.

Poi la protesta è esplosa. Incontrollabile, in decine di nazioni.

Ma attenzione, ha seguito vie diverse da quelle ormai consuete dei social network. Oggi, dopo essere diventata una delle ragazze più famose del mondo, dopo aver parlato a Davos, dopo che è stata proposta per il Nobel per la Pace, Greta Thunberg ha meno di 400mila seguaci su FB e meno di ventimila su Twitter.

“Our house is on fire.”
A part of my speech at the World Economic Forum today. Thank you for inviting me! #wef pic.twitter.com/LvTWiwEiOu

— Greta Thunberg (@GretaThunberg) January 25, 2019

Questa storia non sarebbe certamente potuta succedere senza Internet ma ha viaggiato per canali diversi da quelli usati da Trump e dagli influencer… Chissà come. Forse su WhatsApp o quei social giovanili dove i post evaporano automaticamente entro un’ora… Un altro mondo. Comunque l’aspetto interessante è che inizialmente la protesta ha coinvolto pochi studenti, si è diffusa tra una schiera limitata che ha iniziato a darsi da fare. Piccoli scioperi, ripetuti una volta alla settimana. Poi c’è stata una seconda fase di esplosione e i protestatari sono diventati migliaia e i media hanno scoperto che stava succedendo qualche cosa. Poi si è arrivati alla terza fase: lo sciopero mondiale. Ma ancora oggi i giovani che nel mondo stanno aderendo allo sciopero settimanale sono poco più di 20mila, (si stima) niente rispetto ai milioni che probabilmente scenderanno in piazza. Trovo affascinante questa dinamica, questi si che sono influencer!

E trovo grandioso che mentre troppi si stavano piangendo addosso per il trionfo del cattivismo e del disimpegno sociale ci sia dato di essere ancora una volta stupiti dalla storia e dall’inesauribile voglia di ribellione che continua a rigenerarsi e reinventarsi.

L’altro aspetto meraviglioso è che molti dei contestatori sono bambini, alcuni dei quali si dedicano a scrivere una propria, individuale, lettera al potente di turno, e poi la pubblicano sul Web.

Stupisce la lucidità, l’ovvietà delle loro parole, che proprio perché sono elementari arrivano nella mia mente con forza, mi emozionano.

Sì, perché la battaglia per l’ambiente è facile da capire. Abbiamo 80mila morti premature all’anno in Italia per l’inquinamento. 9 milioni nel mondo. Abbiamo nuove tecnologie ormai efficienti per poter tagliare i consumi e sostituire con le fonti rinnovabili carbone e petrolio. Il costo dell’elettricità da vento e sole, in molte aste internazionali, è oggi al di sotto di quello del carbone. Oggi non inquinare CONVIENE, anche economicamente. Di contro l’aumento di episodi climatici estremi sta facendo danni economici e sociali immensi.

Inoltre trasportare le merci via fiume o mare, e utilizzare i nuovi vagoni ferroviari che permettono di caricare e scaricare container quasi ovunque, taglierebbero enormemente i costi dei sistemi distributivi, facendo diminuire i prezzi dei prodotti oltre a ridurre l’inquinamento e l’effetto serra.

Insomma, i signori del mondo dovranno ben rendersene conto che per 40 anni sono stati sordi o inconcludenti e si sono nascosti dietro alle promesse… Ma ormai i bambini hanno mangiato la foglia e prima o poi anche gli adulti lo capiranno.

L'articolo Greta Thunberg: una ragazzina, da sola, può scatenare una rivoluzione! proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cari 5 Stelle, servirebbe una sterzata! Ascoltare gli italiani e coinvolgerli

Sab, 03/09/2019 - 11:20

Siamo quasi tutti d’accordo che le cose non funzionano a dovere. Il Movimento avrebbe bisogno di un cambiamento. Ma quale? Secondo me la malattia è una specie di sindrome da accerchiamento, paura di non farcela e contemporaneamente quella forma di autismo che colpisce a volte gli scrittori quando hanno venduto troppi libri, stile “sono il più ganzo del mondo!”. Vedo solo due medicine efficaci per questo malanno.

1. La prima è vecchia: coinvolgere la gente. Il blog di Beppe Grillo raccoglieva, per ogni articolo pubblicato, migliaia di commenti e condivisioni. Su blogdellestelle.it ci sono decine di commenti e condivisioni. La differenza? Beppe chiedeva consiglio ai suoi sostenitori. Non si limitava a chiedere di votare sì o no. Beppe è sempre stato un colossale connettore, raccoglitore di idee, che poi rovescia nei suoi spettacoli e sul blog. E sapevi che se scrivevi a Beppe la tua proposta c’era qualcuno che la leggeva e magari ne faceva tesoro.

Oggi solo gli aderenti al Movimento possono partecipare a discussioni propositive sulla piattaforma Rousseau. Quando si stilò il programma del M5S partecipammo in decine di migliaia senza che venisse chiesta un’iscrizione: il dibattito era aperto a tutti, si ascoltavano tutti. Poi, alla fine, gli iscritti votavano le proposte migliori, ma si chiedeva a tutti gli italiani un contributo di idee.

La prima cosa da fare è ripristinare un canale di comunicazione tra gli italiani e il Movimento. Un blog dedicato alle proposte. Ed è tanto più necessario perché oggi il M5S è al governo. Quando mia madre era in Senato organizzammo un gruppo di esperti che valutava le proposte di legge che arrivavano da chiunque. Un gran lavoro fatto insieme alla splendida Roberta Lombardi. E ci concentrammo poi su quelle leggi che avevano più probabilità di passare, perché erano già state presentate in Parlamento con la firma di onorevoli di sinistra e di destra. Da allora seguiamo la “filosofia Shanghai”: inizia dalle azioni più facili!

Questo gruppo di lavoro ha continuato negli anni a raccogliere idee e elaborarle: siamo una piccola rete di professionisti senza bandiere, che si incontrano per studiare soluzioni innovative. Ma con questo governo, come con quelli precedenti, non c’è un luogo dove puoi realmente contribuire a una progettazione. Negli ultimi nove mesi tutte le volte che siamo arrivati a incontri con parlamentari e ministri del Movimento non ne è uscito niente. Tutti sono d’accordo, ma poi tutto si ferma. Siamo riusciti poi in effetti a far passare alcune idee:

a. il divieto della pubblicità in televisione del gioco d’azzardo è legge;
b. l’adozione per il processo civile delle procedure del processo del lavoro, idea elaborata da Marco Marchetti più di dieci anni fa, è scritta nella proposta di riforma della giustizia;
c. la distribuzione delle medicine sfuse, come succede negli Usa e in Germania, è nel programma della ministra Giulia Grillo.

Ma il meccanismo grazie al quale abbiamo contribuito a far passare queste idee non parte da ambiti di progettualità aperta, ma dalla nostra capacità di comunicazione in tv e sul web. E questo non va bene, perché c’è gente che ha proposte geniali ma non ha accesso alla grande comunicazione.

2. La seconda svolta da fare riguarda il fatto che il Movimento non sta usando in modo efficace il potere che ha per coinvolgere gli italiani nel grande cambiamento. Qui agisce la sindrome del “Chi fa da sé fa per tre”, proprio il contrario di quel che ci serve oggi: un grande impeto di cooperazione, una grande fiducia nelle potenzialità inespresse del nostro popolo.

Abbiamo grandi problemi di salute legati alla disinformazione sanitaria: ad esempio siamo leader nelle malattie dovute ad uso scorretto di antibiotici e di disinfettanti domestici. Le esperienze in tutto il mondo ci dicono che ogni euro speso nell’informazione sanitaria frutta almeno due euro di risparmi. Ma non ci sono soldi…

Allora noi abbiamo proposto di coinvolgere gli studenti, all’interno dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiedendo loro di diventare protagonisti di un balzo positivo nella qualità della salute. A partire dal 2017 abbiamo collaborato con alcune scuole coinvolgendo gli studenti e siamo riusciti a far nascere 430 blog individuali sulle passioni di ogni studente. Gli studenti hanno imparato elementi utili per il loro futuro lavorativo e hanno sviluppato le loro passioni. A Lovere, paesino sul lago d’Iseo, sono addirittura arrivati a costruire un’isola di bottiglie di plastica con un sistema di pompe, pannelli solari e 4mila chili di filtri di sabbia, piante e batteri. I nostri ragazzi quando scoprono la possibilità di agire concretamente sulla realtà tirano fuori una forza bestiale! La nostra esperienza ci dice che questo tipo di attività è tra l’altro grandiosa, perché risveglia la passione e così molti degli ultimi della classe si danno una svegliata.

Abbiamo proposto a parlamentari M5S di moltiplicare questa esperienza su scala nazionale. Quanta informazione possono mettere in campo 10mila blog che raccontino le passioni degli studenti ma si occupino anche di salute? Chi meglio degli studenti può raggiungere le famiglie e gli adulti di domani? Per capire cosa possono scatenare i nostri figli basta vedere quel che sta succedendo con lo sciopero mondiale degli studenti per l’ecologia.

Con Fabio Roggiolani e Michele Dotti abbiamo poi pensato di utilizzare l’Alternanza Scuola Lavoro per coinvolgere gli studenti nella diagnosi dello spreco energetico delle scuole, in collaborazione con università e aziende. Si è valutato che il check up energetico degli edifici scolastici: avrebbe un costo di 100 milioni di euro. Perché non farlo fare agli studenti degli istituti tecnici e scientifici?

In questi anni abbiamo anche collaborato a progetti rivolti a disoccupati depressi. Paolo Baiocchi ha costruito un sistema di auto-aiuto collegiale, simile a quello degli alcolisti anonimi, con l’aggiunta di un facilitatore professionale. Un test che ha coinvolto con grande successo 600 disoccupati per tre anni. Un’iniziativa che si basa sulla fiducia nelle capacità delle persone, anche quelle che sono in difficoltà e sono psicologicamente abbattute. Due su tre hanno trovato lavoro e quasi tutti comunque hanno migliorato la loro situazione psicologica perché hanno ripreso a sognare.

Sul piano comunicativo e della generazione di idee si esce dalla palude solo se si riescono a coinvolgere nuovamente la base e i cittadini. Anche i grandi comunicatori se restano da soli sono muti.

L'articolo Cari 5 Stelle, servirebbe una sterzata! Ascoltare gli italiani e coinvolgerli proviene da Il Fatto Quotidiano.

Caro Salvini, chi ha testimoniato contro le mafie viene preso a calci dallo Stato

Lun, 03/04/2019 - 16:20

Rocco Greco si è suicidato. “Aveva denunciato il pizzo e aveva fatto condannare i suoi estorsori. I quali a sua volta lo avevano denunciato. Poi il Tribunale lo aveva assolto”. Nonostante quella sentenza il Ministero degli Interni ha deciso di considerare la sua azienda collusa con la mafia. Un provvedimento che gli ha fatto perdere tutti gli appalti. Da qui la decisione di uccidersi.

Spiega il figlio Francesco: Il giudice aveva ribadito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss”. Nonostante ciò nell’ottobre scorso il ministero dell’Interno ha negato alla ditta dell’imprenditore l’iscrizione nella whitelist necessaria per partecipare ai lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia.

Testimoniare contro i mafiosi vuol dire decidere accettare di rischiare la propria vita e quella dei propri famigliari e decidere di non avere più un’esistenza normale.

Testimoniare contro i mafiosi vuol dire compiere un atto di estremo coraggio, un gesto eroico.

Che dire di uno Stato che non sa riconoscere e premiare i cittadini onesti?

Che dire di uno Stato che manda in rovina chi ha avuto il coraggio di denunciare le mafie?

Rocco Greco non è un caso isolato, la lista degli imprenditori che sono finiti sul lastrico dopo aver denunciato i criminali è lunga, cito solo qualche nome: Ignazio Cutrò , Vincenzo De Marco e Irene Casuccio, Salvatore Castelluccio, Ciro Scarciello, Pina Aquilini, Tiberio Bentivoglio, Francesco Paolo. Sono tutte storie agghiaccianti!

Tutti sono finiti in rovina dopo aver servito lo Stato e la giustizia.

Se avrà la bontà di leggere come questi imprenditori hanno avuto la vita devastata e le loro imprese distrutte forse anche lei avrà un moto di disgusto e forse deciderà di cambiare la musica.

Forse non si è reso conto di questo problema e per questo non ha detto, a quel che risulta dal web, una sola parola di rammarico per il suicidio di Rocco Greco, per la morte del quale alcuni suoi sottoposti ottusi hanno probabilmente grande responsabilità. E forse bisognerebbe rimuovere qualche funzionario. Oppure, se hanno agito seguendo i dettami della legge, cambiare la legge.

Le storie dei testimoni di giustizia sono troppo spesso terribili: cittadini coraggiosi, che hanno sfidato le mafie e che lo stato ha ripagato a pesci in faccia. Persone rovinate. E non meno agghiacciante è l’inefficienza con la quale troppo sovente vengono messe in pratica le misure di protezione dei testimoni di giustizia costretti a nascondersi. A volte sono storie marchiane, come quella di Valeria Grasso che si trova a dover pagare conti esorbitanti al servizio di protezione

Allora, caro ministro, secondo lei questi cittadini non dovrebbero avere dallo Stato un trattamento migliore?

Se vogliamo estirpare le mafie dobbiamo forse smettere di rendere la vita impossibile a chi si schiera dalla parte dello Stato testimoniando contro i mafiosi?

Se lo Stato mostrasse gratitudine verso chi testimonia contro il crimine organizzato forse ci sarebbero più cittadini disposti a farlo. È un punto centrale della lotta contro le mafie.

E già che ci sono vorrei citare una piccola storia di quotidiana follia, quella di Andrea Turolla, agente carcerario che dopo una vita di dedizione al suo ruolo è andato in pensione con una nota di demerito perché ha riconsegnato la sua pistola di ordinanza senza le quattro rondelle delle viti del calcio dell’arma, rondelle che è facile perdere e che comunque hanno il costo di 1 centesimo di euro ciascuna. Un agente con un passato di grande impegno macchiato per una colpa ridicola. Un altro servitore dello Stato mal ripagato. E c’è il sospetto che questa interpretazione punitiva del regolamento sia stata determinata dal fatto che Turolla avrebbe preso troppo a cuore il suo dovere arrivando a scontrarsi con i suoi superiori avendo portato avanti con successo una battaglia sulla disabilità in carcere…

Anche in questo caso o ci sono funzionari da rimuovere o c’è una legge idiota che va cambiata.

Cominciamo da qui: prima i cittadini che servono lo Stato.

Per approfondire

L'articolo Caro Salvini, chi ha testimoniato contro le mafie viene preso a calci dallo Stato proviene da Il Fatto Quotidiano.

Un fiore per Salvini: lanciamo la Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici

Gio, 02/14/2019 - 11:00

Il problema più grave che abbiamo di fronte è la deriva cattivista di gran parte degli italiani. Salvini non è la causa ma il prodotto di questa ondata di paura. Salvini è soltanto un abile interprete delle pulsioni animalesche di difesa territoriale. La causa ultima è la crisi economica che ci ha colpito buttandoci nell’incertezza sul futuro; e i troppi cambiamenti, troppo veloci, portati nella vita quotidiana dalle nuove tecnologie. Molti studi confermano che il cambiamento porta insicurezza e desiderio di ritorno a un passato idealizzato. La paura genera a sua volta l’aggressività. Un fenomeno trasversale.

Mi stupisce sempre il fatto che un mio articolo venga attaccato ferocemente, contemporaneamente, da simpatizzanti del Pd, Pdl, FdI, Leu e 5 stelle. Un fenomeno che mostra l’esistenza di un’orda di litigiosi a prescindere, un partito della rissa presente in tutti gli schieramenti quanto fuori da qualsiasi schieramento. I Napalm51 di Crozza, i Terrapiattisti morali, i detentori di poteri paranormali giustizialisti…

Credo che questi fenomeni da Circo Barnum della mancanza di cultura e amore per il ragionamento siano oggi pericolosi perché finalmente il cittadino comune ha conquistato una potenza di comunicazione enorme. E quando anche gli stupidì hanno un grande potere possono fare danni epocali.

Che ne dici di lanciare una Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici? La situazione è difficile, il rischio grande, abbiamo bisogno di pacificare. Vorrei che molti, in questa giornata gentile, girassero per i social e rivolgessero a un appartenente a Pd, Leu, M5s, Lega, FI o FdI, una parola d’amore. Salvini ha un bel sorriso, Renzi canta molto bene, Di Maio ha una bella voce, la Santanchè è intelligente, Berlusconi è spiritoso… Solo se iniziamo a rompere il cerchio del cattiviamo possiamo sperare di far uscire l’Italia dalla crisi morale che sta alla radice della crisi economica e culturale.

La mia idea è quella di unire le persone di buona volontà presenti in tutti gli schieramenti e impegnare a realizzare gesti di gentilezza fuori e dentro la rete. Creando eventi e flashmob dedicati alla gentilezza, alla bellezza, alla mansuetudine, alla convivenza civile, possiamo immaginare di sviluppare gli anticorpi culturali al dilagare trasversale del partito dei maleducati mentali. Si tratta, mi rendo conto, di una battaglia ardua. Ma Gandhi ci insegna che un piccolo gruppo di persone che rifiutino le chiusure mentali e emotive possono arginare la violenza. È una strategia lenta, che richiede pazienza ma che alla lunga paga.

Possiamo riuscirci se un piccolo gruppo di persone decide di promuovere questa iniziativa. Se vuoi far parte della Banda di Interposizione Pacifica collegati alla mia pagina Facebook venerdì 15 febbraio alle ore 21,30 oppure invia una mail a elena chiocciola alcatraz punto it. Vediamo se ci sono abbastanza persone disposte a impegnarsi e a costituire un comitato promotore gentilissimo. Io sarò in diretta video e si potrà intervenire sia nello spazio dei commenti sia via Skype, telefono, piccioni viaggiatori e simili. Se pensi che sia un’iniziativa stupida ti capisco e ti rispetto. E spero che nello spazio dei commenti a questo articolo eviterai di scrivere che sono un figlio di papà di merda, che non ho mai lavorato, che mio papà era un fascista, che sono un cretino, tossicomane, frocio, polacco, leccanegri, escremento di maiale putrido, adoratore della Dea Kalì. E comunque ce l’ho più lungo io.

L'articolo Un fiore per Salvini: lanciamo la Giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici proviene da Il Fatto Quotidiano.

Share this