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Affitto di azieda e trattamento dipendenti

DOMANDA

In caso di affitto d’azienda, per i dipendenti trasferiti devono essere mantenuti tutti
i diritti acquisiti? In particolar modo, i ratei ferie, la tredicesima e il TFR devono
essere trasferiti nella nuova società?

RISPOSTA

Sì, deve essere mantenuto ogni elemento della retribuzione. In caso di affitto
d’azienda si applicano le norme del trasferimento d’azienda. Il d.lgs. 18/2001, in
attuazione della direttiva comunitaria 98/50/CE del 29 giugno 1998, ha introdotto
rilevanti modifiche alla disciplina applicabile ai lavoratori in caso di trasferimento
dell’azienda, riscrivendo interamente l’art. 2112 c.c. e modificando l’art. 47 della l.
428/1990.
Ulteriori modifiche all’art. 2112 c.c. sono state apportate dall’art. 32 del d.lgs.
276/2003 e s.m.i., di attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mer-
cato del lavoro di cui alla l. 30/2003. L’ipotesi del trasferimento d’azienda ricorre
non solo nei casi di vendita, affitto o usufrutto, ma anche in tutte le altre ipotesi
in cui, ferma restando l’organizzazione del complesso di beni destinato all’eser-
cizio dell’impresa, si verifichi unicamente un mutamento nella titolarità soggettiva
dell’azienda, quale che sia lo strumento o mezzo giuridico attraverso il quale tale
sostituzione sia attuata e, in particolare, anche quando al nuovo soggetto passi
non tutta l’attività svolta da quello precedente, ma soltanto quella imputata a un’au-
tonoma unità organizzativa e produttiva (Cass., 9025/1996).
A norma dell’art. 2112, comma 1, c.c., in caso di trasferimento d’azienda il
contratto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti
che ne derivano. L’INPS, come conseguenza di tale principio, ha tra l’altro preci-
sato che, per il riconoscimento del diritto all’indennità di mobilità in caso di trasfe-
rimento d’azienda, la determinazione del requisito di anzianità deve essere fatta
con riferimento alla somma dei periodi lavorativi prestati dal lavoratore presso le
due aziende interessate (circolare INPS 142/2001).
Il cessionario ha altresì l’obbligo, ex art. 2112, comma 3, c.c. di applicare i
trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali
e aziendali, vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che
siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa del cessionario.
Tuttavia l’effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra i contratti collettivi
dello stesso livello.
Cedente e cessionario sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavora-
tore aveva al tempo del trasferimento (art. 2112, comma 2, c.c.). Tuttavia, il lavora-
tore può acconsentire alla liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal
rapporto di lavoro, a condizione che il consenso sia espresso con le procedure
di conciliazione a cui si fa riferimento agli artt. 410-411 c.p.c. Ferma restando la
facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa dei licenziamenti, il trasfe-
rimento d’azienda non costituisce da solo un giustificato motivo di licenziamento
(art. 2112, comma 4, c.c.).
Se nei tre mesi successivi al trasferimento dell’azienda le condizioni di lavoro
subiscono una sostanziale modifica, il lavoratore può dare le dimissioni con

gli effetti di cui all’art. 2119, comma 1, c.c. (giusta causa di recesso). Il trasferimento
d’azienda deve essere nettamente distinto dalla successione semplicemente cro-
nologica fra due imprese con lo stesso oggetto, alle cui dipendenze il lavoratore
presti la sua opera con continuità, essendo l’elemento discriminante costituito dal
fatto che il mutamento del titolare deve lasciare inalterata la struttura e l’unicità
organica del complesso aziendale, in modo tale che i beni trasferiti siano tali da
rendere possibile lo svolgimento di una specifica impresa (Cass., 7743/2000).
In pratica, il lavoratore subordinato, nel caso di affitto d’azienda, conserva
tutti i diritti inerenti al rapporto di lavoro già maturati presso il cedente al momento
della cessione dell’azienda. Di conseguenza, in concreto, il rapporto prosegue
immutato con il cessionario in tutti i suoi aspetti, venendo considerato unitaria-
mente e senza alcuna interruzione dovuta alla modificazione della parte datoriale.
I rapporti di lavoro preesistenti al trasferimento proseguono con il nuovo titolare
senza necessità del consenso da parte dei lavoratori, con la conseguenza che
ogni lavoratore può far valere nei confronti del nuovo titolare solo i diritti già matu-
rati in precedenza ed esercitabili nei confronti del cedente (Cass., 9031/2004).
La garanzia della conservazione, a favore dei dipendenti ceduti, di tutti i diritti
derivanti dal rapporto lavorativo con l’impresa cedente, si riferisce soltanto a quelle
posizioni dei lavoratori che abbiano già assunto natura di diritti soggettivi e non
anche alle semplici aspettative o situazioni in divenire che potranno trasformarsi
in diritti in tempi futuri. Per esempio, il lavoratore non può far valere la posizione di
stabilità di cui godeva presso il precedente datore di lavoro nei confronti del nuovo
datore di lavoro qualora quest’ultimo non sia assoggettabile alla tutela reale contro
il licenziamento illegittimo per difetto del requisito numerico (Cass., 12492/1999).
Secondo la Corte di giustizia europea, il dipendente può rifiutare la prose-
cuzione del rapporto con il cessionario e, conseguentemente, optare per il man-
tenimento del vincolo contrattuale con il cedente. In tal caso, alla luce del diritto
positivo italiano, il datore di lavoro cedente potrebbe recedere dal rapporto per
giustificato motivo oggettivo (o licenziamento collettivo, in base al numero dei
lavoratori dissenzienti) per cessazione d’attività o, nell’ipotesi di cessione di ramo
d’azienda, dimostrando di non potere utilizzare proficuamente il lavoratore nei resi-
dui rami non ceduti. Le garanzie di legge trovano applicazione in tutte le ipotesi in
cui il cedente sostituisca a sé il cessionario senza soluzione di continuità, anche
nel caso di restituzione all’originario cedente dell’azienda da parte del cessionario
per cessazione del rapporto d’affitto (Cass., 14710/2006).
Vi è contrasto in giurisprudenza sull’applicabilità della disciplina dell’art.
2112 c.c. nei casi in cui il trasferimento d’azienda non derivi da attività negoziale
dei privati, ma avvenga in forza di un provvedimento autoritativo dell’autorità pub-
blica. L’orientamento negativo si fonda sulla difficoltà di conciliare con gli interessi
di natura pubblicistica gli obblighi posti a carico del cessionario di continuazione
del rapporto e di mantenimento del trattamento economico e normativo dei lavo-
ratori (Cass., 5934/2004 e 2455/2006).
L’orientamento contrario, riprendendo l’interpretazione della giurispruden-
za comunitaria, afferma l’applicabilità della tutela ogniqualvolta si verifichi una
cessione di elementi materiali significativi tra le due imprese (Cass., 13949/2003
e 8054/2004). È in ogni caso esclusa la continuità del rapporto di lavoro qualora

l’impresa trasferita non mantenga la sua identità in capo al nuovo concessiona-
rio: in tal caso i rapporti di lavoro sono costituiti ex novo e i diritti che i lavoratori
avevano maturato nei pregressi rapporti sono irrilevanti nei confronti del nuovo
concessionario (Cass., 1302/2006).

 

 

Parere di carattere Fiscale

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