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Pignoramento della licenza d’esercizio di un’attività artigianale e commerciale


È pignorabile la licenza d’esercizio di un’attività di autofficina e rivendita autovetture? Occorrono altre procedure (comunicazione al Comune, alla Camera di commercio ecc.), oltre al normale procedimento?

Si pone il quesito circa la pignorabilità e le modalità di pignoramento della
licenza d’esercizio di un’attività commerciale e artigianale. Il problema si pone in relazione al fatto che la licenza non è espressamente di chiarata pignorabile da alcuna norma. Si domanda se questo silenzio legislativo indichi la non pignorabilità assoluta della licenza, o piuttosto se questa possa essere comunque sottoposta al procedimento di esecuzione forzata.
Sulla base dei principi generali, la risposta non può che essere negativa.
Infatti, la licenza d’esercizio non è un bene ai sensi dell’art. 810 c.c., essendo piuttosto un atto amministrativo. La Pubblica Amministrazione, infatti, rilascia l’autorizzazione in considerazione dei requisiti personali e professionali del titolare.
Pertanto, non pare ammissibile un pignoramento della stessa, in quanto il pignoramento e la successiva espropriazione, concretando un trasferimento, sebbene coattivo, comporterebbero un illecito cambio della titolarità, che non può avvenire senza il consenso discrezionale della Pubblica Amministrazione, che dovrebbe valutare l’esistenza dei requisiti in capo al nuovo intestatario.
Si domanda, tuttavia, se la stessa possa essere pignorata non come bene
autonomo, ma come elemento dell’azienda. Vi sono due teorie sulla natura giuridica dell’azienda: quella universalistica e quella atomistica. La prima delle due postula che l’azienda è una vera e propria universalità di diritto, come l’eredità, e che perciò tutti i beni e i rapporti giuridici, compresa la licenza, sono parte dell’azienda. In base a questa teoria, così come è possibile pignorare l’azienda,
allo stesso modo è possibile pignorare ciascuno dei suoi singoli elementi, tra i
quali la licenza d’esercizio. È prevalente, però, in dottrina la seconda teoria, secondo cui l’azienda è una semplice universalità di diritto (Campobasso, Galgano, Gazzoni). Essa sarebbe composta, pertanto, soltanto dai beni che la compongono e non dai rapporti giuridici, tra i quali i contratti e la licenza. Sulla base di questa impostazione, è possibile
pignorare non l’azienda in sé e per sé, ma soltanto i beni che la compongono, esclusi i rapporti giuridici e la licenza d’esercizio.
La giurisprudenza, nonostante non affronti mai direttamente questo problema, dopo iniziali oscillazioni, ha optato per questo secondo orientamento. In particolare, si è disposto che “il regime amministrativo della licenza di pubblico esercizio, assolvendo a una funzione di controllo di determinate attività economiche per fini di sicurezza pubblica e di prevenzione, è nettamente separato dalla regolamentazione dei rapporti privati connessi all’attività imprenditoriale; pertanto è legittima la licenza per l’esercizio di un albergo-bar qualora sia stata accertata la sussistenza dei requisiti soggettivi previsti dalla legge e verificata la materiale possibilità
del richiedente di esplicare l’attività economica oggetto dell’autorizzazione, a nulla rilevando la pretesa invalidità od inefficacia del negozio di cessione dell’azienda” (TAR Lazio Roma, 7683/2007, in Foro amm. TAR, 2007, 7-8, 2462). Questo recente orientamento ha radici più antiche. Si è stabilito, infatti, che “l’art. 81, lettera h, del TUIR ha precisato, con norma non innovativa, che l’affitto dell’unica azienda da parte dell’imprenditore non si considera fatto nell’esercizio dell’impresa. Conseguentemente il canone relativo all’affitto di un automezzo – locato da un imprenditore titolare di azienda di trasporto in conto terzi – costituendo un affitto di vera e propria azienda (qual è l’automezzo destinato all’attività imprenditoriale, integrante, con la relativa licenza, l’iscrizione alla Camera di commercio e l’iscrizione all’Albo dei trasportatori, un complesso di beni organizzato per l’esercizio dell’impresa) deve considerarsi reddito ‘diverso’, e da esso non può detrarsi alcun componente negativo a titolo di ammortamento” (Comm. trib. centr., Sez. XXII, 3126/1989, in Giur. imp., 1989, 382 e in Boll. trib., 1990, 784). Si è anche disposto che “il contratto di affitto di azienda avente per oggetto la gestione di un esercizio commerciale non comporta l’automatico trasferimento della licenza commerciale” (Cass., 24184/2004, in D&G, dir. e giust., 2005). È possibile soltanto una gestione temporanea senza cambio di intestazione della licenza. Infatti, “in tema di contratto di cessione d’azienda commerciale avente a oggetto l’alienazione di azienda per l’esercizio dell’attività di taxi, unitamente alla licenza, al mezzo e a tutti gli altri elementi che concorrono a formare il patrimonio aziendale, integra la violazione del divieto di concorrenza contrattualmente sancito nonché legalmente previsto dall’art. 2557 c.c., la condotta del cedente il quale, omettendo di volturare le utenze telefoniche (fissa e mobile) connesse all’esercizio di tale attività, continui a esercitare la medesima attraverso l’uso di veicoli altrui e mediante diverse forme pubblicitarie. In un tale contesto, infatti, sussistono tutti i presupposti per la violazione del suddetto divieto, ossia l’obbligo per il cedente di attenersi alla prescrizione contrattuale, il materiale svolgimento di un’attività d’impresa ‘affine’ a quella ceduta, nonché l’idoneità della stessa a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Pertanto, in presenza di tali elementi, va senz’altro accolta la domanda cautelare avanzata in via d’urgenza del cessionario volta a ottenere tutela inibitoria mediante ordine di cessazione di qualsivoglia attività connessa all’oggetto del contratto da parte del cedente” (Trib. Tempio Pausania, 1061/2006, in Il merito, 2007, 7-8, 40). L’impossibilità di trasferimento della licenza comporta anche la sua impignorabilità. In conclusione, la licenza d’esercizio non è un bene pignorabile, in quanto si tratta di un atto amministrativo e non di un bene in senso giuridico. Nonostante possa farsi rientrare nel concetto di azienda, essa non può comunque essere pignorata in modo autonomo, in quanto l’azienda è costituita esclusivamente da beni e non da rapporti giuridici o provvedimenti amministrativi.

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